Visita alla mostra “Magnifici ritorni – Tesori Aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia

Nel Museo Archeologico di Aquileia, da qualche mese c’è un nuovo allestimento, al quale si è aggiunta questa mostra preziosa, perché restituisce -sebbene per il periodo dell’esposizione- importanti reperti archeologici rinvenuti sul territorio.

In queste foto, ho catturato gli oggetti e le statue che più hanno attirato la mia attenzione. Voi avete ancora a disposizione cinque giorni per ammirare la mostra.

Non esitate!

Telamone

I secolo a.C.

Terracotta

da località Panigai e Monastero

Statua di divinità femminile (c.d. Afrodite)

I secolo d.C.

Marmo

La statua fu rinvenuta nel febbraio 1824 negli scavi del parroco Antonio Supanzig e venduta per il tramite di Girolamo de’ Moschettini alle collezioni imperiali a Vienna nel 1828.

L’opera rappresenta una figura femminile nuda, con il solo mantello che avvolge il corpo ai fianchi. La posa della figura rimanda all’iconografia di una Venere Marina (o Ninfa), in genere raffigurata con una roccia posta dietro alla gamba destra, qui solo in parte conservata. A seconda della collocazione cui era destinata, la raffigurazione era completata da delfini, pilastrini, lunghi panneggi e recipienti per l’acqua. Si tratta di un’elaborazione di II sec. a.C. della famosissima Afrodite Cnidia di Prassitele, opera di IV sec. a.C., che per la prima volta rappresentava la dea completamente nuda. La scultura aquileiese doveva essere originariamente collocata in un luogo pubblico di grande visibilità, forse il teatro o le terme della città.

Applique con Testa di Vento

Fine del I secolo a.C. – inizio del I secolo d.C.

Bronzo

Dal Foro, pozzo orientale

Rilievo con Bucrani

Metà I secolo d.C.

Marmo

Da località ignota

Rilievo con scena di aratura

II secolo d.C.

Marmo

Si ignora il rinvenimento di questo rilievo. Fu venduto alle collezioni imperiali nel 1874 da Johan Lusnik, insegnante ad Aquileia, e poi esposto nel Palazzo del Belvedere inferiore di Vienna.

La scena raffigura un uomo che conduce l’aratro, trainato da due buoi aggiogati. Al margine destro della lastra un elemento vegetale, forse un ramo di pino, con appeso uno strumento musicale (krotalon), completa la rappresentazione. Questo dettaglio, insieme all’abito orientale del personaggio, il berretto frigio e il bastone da pastore (pedum), hanno suggerito di riconoscervi Attis, divinità di origine orientale, le cui vicende mitiche si legano indissolubilmente a quelle della dea Cibele. L’identificazione resta però dubbia a causa dell’assenza di confronti per la scena d aratura nella documentazione del culto di Attis.

Capitello Corinzio con maschera teatrale

Fine del II secolo d.C. – inizio del III secolo d.C.

Marmo

Da località ignota

Stele funeraria di Bassilla

Prima metà del III secolo d.C.

Calcare

Da un’area funeraria a sud della città

…a lei che spesso sul palcoscenico morì, ma non in questo modo, alla mima Bassilla, decima musa, Eraclide, attore valente nella declamazione, pose questa stele. Anche da mota essa ottenne un onore uguale a quello che godeva da viva, poiché il suo corpo riposa in un suolo sacro alle muse. I tuoi colleghi ti dicono: “Sta di buon animo, Bassilla, nessuno è immortale”.

Inscriptiones Aquileiae

Statua di Artemide Efesia

I secolo d.C.

Marmo

Da località ignota

Tra le divinità orientali presenti ad Aquileia spicca l’Artemide di Efeso, dea lunare della natura e della caccia, dalla caratteristica veste aderente, adorna di offerte e simboli di fecondità. La divinità è ricordata anche in un’iscrizione bilingue, posta da Tiberio Claudio Magno, originario di Efeso e patrono ad Aquileia, del collegio dei cacciatori di Nemesi, altra divinità legata alla caccia e in particolare alle venationes che si svolgevano nell’anfiteatro.

Corredo funerario di Sacerdotessa

I-II secolo d.C.

Oro, Argento

Dalla necropoli di Beligna

Entro un’urna ancora sigillata nel 1885, si rinvenne un preziosissimo corredo, forse appartenuto, per la singolarità degli oggetto deposti, a una sacerdotessa di origine orientale.

Purtroppo, solo alcuni di essi entrarono a far parte della collezione storica: uno specchietto in argento con incise le tre Grazie, appliques in oro raffiguranti mosche ad ali chiuse, destinate a essere cucite sulla veste della donna, due foglie di edera in oro, che dovevano decorarne i sandali e un ciondolo cilindrico, anch’esso in oro, con funzione di amuleto.

Gemme con formule magiche

II-III secolo d.C.

Pietra Dura

Mano Magica di Sabazio

Bronzo

II secolo d.C.

Testa di Demetra (Iside)

I secolo d.C.

Marmo

La testa rappresenta una divinità femminile con capo velato recante sulla sommità un piccolo canestro (kalathos) decorato con un crescente lunare. Due corna, appena visibili, in corrispondenza dell’attaccatura della chioma, completano l’iconografia della divinità, interpretata da alcuni con un’immagine di Demetra-Iside.

Nella propaganda politica dell’Egitto di età tolemaica, a partire dal regno di Arsinoe II (275-268 a.C.), numerose furono le sovrane che scelsero di farsi ritrarre con le fattezze della divinità, espressione di regalità e di abbondanza. Quest’uso fu recuperato in età romana e molte furono le dame della corte imperiale che adottarono il modello per i propri ritratti. Per tali ragioni vi è chi ha riconosciuto nella scultura aquileiese un ritratto di Cleopatra Selene, figli di Cleopatra e di Marco Antonio.

L’opera, appartenuta a Georg von Millosicz, ammiraglio della marina austriaca e collezionista di monete e oggetti antichi, fu acquistata a Vienna dal Gabinetto di Antichità nel 1890, dopo la sua morte.

Qui ci sono io, appoggiata a un Cedro del Librano (o Himalayano ?) di circa 150 anni, il cui diametro è di 6 metri e l’altezza di 21. E’ immenso, possente, e i suoi rami toccano fino a terra.

Quando andate in un museo, dotato di giardino, osservate tutto, non soltanto i reperti archeologici e le opere artistiche. Scoprirete tesori come questo, di una bellezza tale da mozzare il fiato.

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