Visita alla mostra “Nel mare dell’intimità – L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico” – Parte 1/2

Presso l’ex-Pescheria – Salone degli Incanti di Trieste

Il titolo della mostra proviene da una citazione dello scrittore croato Predrag Matvejevic’ e ben descrive il Mare Adriatico, circoscritto, colmo di reperti archeologici e così caro alle sue genti antiche e contemporanee.

L’esposizione copre 10 000 anni di storia marittima ed è ricca, a cominciare dall’allestimento, realizzato in concerto con l’architetto Giovanni Panizon:

Ci sono riproduzioni di caracche, pascòne, golette, piroscafi, corazzate e imbarcazioni di ogni genere, e inoltre mappe, sestanti, bussole e carichi diversi tra loro per provenienza e utilizzo.

La visita è un incanto per chiunque, per chi ama il mare in particolare. A trentotto anni, ho scoperto reperti archeologici rinvenuti nella mia natia Grado, che non avevo mai visto prima e mi sono interfacciata con storie che non conoscevo e altre, come quelle dei pirati Uscocchi, che avevo solo ascoltato di sfuggita.

Naturalmente io sono rimasta colpita dalle statue, dalle polene e da imbarcazioni particolari che nemmeno conoscevo, perciò la scelta fotografica che vi espongo è frutto del mio gusto. I reperti esposti sono molti, molti di più.

Testa in bronzo della Dea Artemide da Vis/Lissa, epoca ellenistica, III sec. a.C., dotata di un’acconciatura caratterizzata da un diadema e uno chignon sulla nuca, legato da un nastro. Artemide era una delle dee principali di Issa (odierna Vis), colonia fondata da Siracusa attorno alla metà del IV sec. a.C. sull’isola omonima. Lo stesso profilo della statua compare sulle monete di bronzo locali.

Statua di Diadumeno, marmo, Prima metà del I sec. d.C.

Scultura di marmo greco rinvenuta durante gli scavi di una villa marittima eseguiti alla fine dell’Ottocento a Barcola (Trieste). Recuperata in vari frammenti, decorava un ambiente affacciato sul peristilio. E’ la copia romana di una delle sculture più famose di Policleto, un atleta che si mette la benda da vincitore, creata attorno al 430 a.C.

Contrappeso a forma di busto di Minerva e asta graduale riferibile a due diverse bilance a mano.

Lo zoppolo di Aurisina, Trieste

Lo zoccolo è un’imbarcazione monossile, quindi ottenuta da un unico tronco scavato, in uso presso le località costiere del circondario di Trieste, così come in alcune zone del Quarnero, fino alla metà del secolo scorso.

Si trattava di un tronco, generalmente di pino o larice, della lunghezza di 6-7 m per circa 80 cm di diametro, quasi certamente proveniente dai boschi della Carniola (oggi Repubblica di Slovenia) non esistendo sul Carso -allora come oggi- alberi di tali dimensioni.

Scavato e talvolta dotato di assi laterali che ne aumentavano l’altezza delle fiancate, doveva essere mosso unicamente a remi non essendo possibile, data la sua scarsa stabilità, dotarlo di una vela.

Di questo singolare tipo di imbarcazione sono giunti a noi solo due esemplari: lo zoppolo “Lisa” ora qui esposto, e un analogo modello conservato presso il Museo Etnografico di Lubiana.

La marotta

La marotta viene realizzata in legno con le stesse modalità costruttive di una piccola barca, ma è interamente pontata con un piccolo boccaporto normalmente chiuso con una serratura. La sua non è una funzione navigativa, bensì di galleggiamento a mezz’acqua nei canali, conservando al suo interno pesce vivo, come cefali, anguille o crostacei. La marotta può raggiungere la lunghezza di alcuni metri ed è l’ultima evoluzione di forme di allevamento praticate fin dall’antichità. Questa esposta, risale agli anni ’60 del XX secolo ed era utilizzata nel Porto Canale di Cesenatico e nei canali interni.

L’Amazzone di Parenzo, frammento di statua in marmo, acque di Parenzo, II-III sec. d.C.

Il frammento di rilievo, recuperato da alcuni pescatori dai fondali marini presso Poreč/Parenzo, raffigura un’Amazzone in movimento.

La figura, conservata dal collo fino alle ginocchia, è vestita con una tunica corta e aderente che lascia la parte destra del petto scoperta. Ha il corpo in torsione; doveva tenere un braccio leggermente alzato e l’altro disteso. Le attraversa il petto la cinghia della faretra per le frecce.

Il rilievo sembra realizzato nel marmo bianchissimo proveniente dalla famosa cava del Monte Pentelico in Grecia, non lontano da Atene. Molto probabilmente apparteneva alla decorazione di un sarcofago: scene di Amazzoni in battaglia contro i Greci decoravano spesso i sarcofagi delle officine attiche, che ebbero grande diffusione presso la costa adriatica, specialmente a Salona e ad Aquileia, tra la fine del I e il III secolo d.C..

Pare che il rilievo fosse già rotto quando fu gettato in mare.

Statua di un atleta (Apoxyomenos), II-I sec. a.C., Copia moderna, bronzo, rame

La statua è un raro esemplare di originale greco in bronzo giunto fino a noi. Rappresenta un giovane atleta e riprende un modello scultoreo ben noto e popolare nell’antichità, che fu spesso riprodotto e di cui si sono conservate almeno 13 versioni, tre delle quali in bronzo e le altre in marmo e pietra dura. L’atto di raschiare via la polvere dal corpo con una spatola, lo strilige, divenne un modo consueto di raffigurare gli atleti nell’arte greca. Questa statua, di Lussino, raffigura l’atleta nel momento in cui pulisce lo strigile con il pollice della mano sinistra.

I piccoli dei dalle acque di Grado

I due bronzetti, conservati nelle collezioni del museo triestino, provengono dalle acque di Grado. La presenza dei due bronzetti bene si addice tanto al piccolo altare consueto sulle navi mercantili romane, quanto al culto privato delle abitazioni, dove erano posto in angoli dedicati (larari) a protezione della casa.

La figura femminile seduta viene variamente interpretata come Salus/Igea o Bona Dea; ha nella mano destra una patera per nutrire tre serpenti che le scendono lungo il corpo, animali caratteristici delle divinità salutari e della medicina, così come la cornucopia, simbolo di fortuna e abbondanza.

 

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *