RECENSIONE ARTISTICA: “FUORI ROTTA” COLLETTIVA DI ARTISTI PRESSO PROLOGO DI GORIZIA

Mi emoziona sempre molto entrare in una galleria d’arte e osservare una mostra. Sono abituata a partecipare a diversi generi di esposizione ma poco, lo ammetto, a quelli di opere d’arte contemporanea. Ho difficoltà ad apprezzarle, a capirle, addirittura a provare emozioni dinanzi a esse.

Per questo cerco una guida, una figura che mi affianchi durante la visita di queste opere. Rende l’esperienza più stimolante, oltre che compresiva, perché certe creazioni sono linguaggi stranieri e un interprete è essenziale.

“Fuori rotta” è un’idea nata una sera, durante chiacchiere e scambi di opinione proprio qui, nella galleria d’arte di Via Ascoli 8/1. Ne è scaturita la volontà di creare qualcosa di inusuale, mai provato prima.

Paolo Figar è artista figurativo, principalmente scultore. Ha esposto un cane policromatico, con pennellate blu cobalto e colori accesi, e un’altra tela, un’architettura astratta, forme nere con ramage verticali di diverso colore, erba alla base e parti lucide e opache.

Stefano Ornella è un ritrattista realista. Ha iniziato a dare pennellate di un intenso colore magenta ad alcune tele. Non è un colore cui era abituato, ma ha deciso di risolvere la novità tratteggiando un ritratto di Jimi Hendrix psichedelico, con colori molto vivaci e con alcuni tratti picassiani. È quasi uno studio del colore:

Marina Legovini: ha realizzato diversi studi sul corpo. Nel dipinto che presenta, troviamo un soggetto non finito. Doveva essere un equilibrista impegnato in un percorso molto fluido, ma l’artista lo sta ancora studiando. Ci sono colori freddi predominanti e intensi, con un’ampia pennellata di rosso al centro del corpo. A me è sembrata una fiamma, se non uno scatto d’ira.

Lia del Buono: astrattista e incisore di riprese dal vero. Qui presenta l’unico ritratto che abbia mai realizzato.

Francesco Imbimbo, disegnatore e pittore con influenze surrealiste e simboliste, presenta un disegno molto complesso, realizzato su carta con matita, gomma e sfumino: un Giano bifronte con un fiore in bocca:

Lara Steffe: scultrice. Ha portato una delle opere che ho più apprezzato: il volto stilizzato di una donna circondato da rami, garbugli e/o pensieri, scolpito su legno di cirmolo. Ho voluto riprendere anche l’ombra dell’opera, perché la trovo particolarmente suggestiva:

 

Stefano Comelli: scultore, aveva realizzato una performance in una vecchia caserma mezza diroccata. All’ingresso aveva posto un’installazione: un pezzo di vetro con l’incisione della scritta Presenze. Ora l’ha incorniciato e portato qui.

Damjan Komel era in cura per una malattia. Ha scolpito un soggetto inerte, un oggetto medico, una farfalla sulla quale si mette la siringa con la sostanza che contiene la cura che gli ha salvato la vita. Una scultura che rappresenta la sua salvezza, proprio la farfalla con la siringa, posta su una scrivania col cassetto aperto che contiene tante altre farfalle di plastica, di piccole dimensioni, una siringa e un’immagine sacra:

Silvia Klainscek: questo è un suo impianto classico, con figure geometriche, dove la decorazione diventa pittura. Il “fuori rotta”, in questa opera, è che si tratta di un grande disegno realizzato con matita, sfumino, l’uso di squadre e inserti di metallo:

Ivan Crico ha portato una delle sue tavolozze di colore che, con l’aggiunta di un albero e un uomo è diventata paesaggio, un dipinto. Crico è un vero poeta a servizio della pittura:

Alessandra Ghiraldelli ha esposto un’opera composta da diversi quadrati di vetro con foto e grafica.

Franco Spanò: da anni fotografa composizioni di immagini con due o quattro scatti sovrapposti per creare nuove realtà. Qui espone tre fotografie di scale a spirale che provengono da un viaggio e sono frutto di una sua domanda: “Siamo fuori rotta tutta la vita con rari momenti nitidi, o no?”

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