RECENSIONE: “IL PROFESSORE E IL PAZZO” DI SIMON WINCHESTER

Adelphi, 2018

Questo straordinario libro, con la copertina color carta da zucchero e la fotografia del prof. James Murray in una spiaggia del Galles del Nord, ci riporta anche visivamente all’epoca vittoriana dell’Inghilterra dickensiana, un periodo storico e culturale fecondo, forse uno dei più ricchi di luce e ombra della Grande Bretagna.

Spinta -per l’ennesima volta- dalla recensione del giornalista e scrittore Corrado Augias, ho comprato il libro appena uscito, ma solo in questi giorni sono riuscita a leggerlo e, subito dopo, a guardare il film omonimo.

La storia narra la vicenda vera del lessicografo scozzese James Murray, che diede l’avvio alla creazione del monumentale dizionario inglese chiamato Oxford English Dictionary (OED) e del suo più fido collaboratore, il medico chirurgo militare in congedo William Chester Minor. Le due “api operose”, come solevano definirsi, si incontrarono a distanza di anni, dalla prima lettera di Minor indirizzata a Murray e solo in quel momento il lessicografo comprese con chi aveva a che fare: il medico viveva in un manicomio criminale a soli sessanta chilometri da Oxford. Murray non era un accademico qualunque, anzi, ottenne una Laurea Honoris Causa per le sue straordinarie capacità, ma proveniva da una famiglia povera, il padre era un venditore di tessuti e, forse anche grazie alla sua umiltà, certamente attraverso la sua sincera fede, non indietreggiò di fronte a quella scoperta scioccante, ma continuò a essere un fedele amico di Minor fino alla fine dei suoi giorni.

Sono da sempre d’accordo con chi asserisce che la realtà superi la fantasia. Questo è uno di quei casi ed è anche un gioco di specchi, dal momento che i due protagonisti si guardano come se si trovassero davanti a uno specchio, uno opposto all’altro. Esteticamente erano molto somiglianti, con lunghe barbe ingrigite e pochi capelli sulla sommità del capo, che nascondevano maliziosamente con diversi tipi di cappelli. Erano anche due menti geniali e acutissime. Eppure Murray poteva contare sulla propria lucidità, mentre Minor era afflitto da quella che, alla sua epoca, era definita paranoia, mentre oggigiorno si chiama schizofrenia e che gli provocava stati allucinatori e tormenti continui, soprattutto dopo il calare della sera.

Se credete che vi abbia raccontato troppo o che vi abbia spoilerato il film, vi sbagliate di grosso. C’è molto, moltissimo da scoprire dentro il libro di Winchester, ma anche nel generoso film, interpretato da due monumenti umani come Mel Gibson (il professore) e Sean Penn (il pazzo). Ve lo posso assicurare: non ve li dimenticherete.

Però vi prego: leggete prima il libro e dopo il film, altrimenti vi perderete degli elementi importanti, essenziali e, soprattutto, riuscirete anche a comprendere come gli sceneggiatori, talvolta forzino e manipolino le pellicole. In questo caso non c’è stato uno stravolgimento delle storie di Minor e Murray, ma qualche forzatura ben congegnata sì.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *