RECENSIONE: LA CENA DEL CUORE – TREDICI PAROLE PER EMILY DICKINSON

Curato da Beatrice Masini e Pia Valentinis, rueBallu, 2015

La poetessa americana Emily Dickinson è come il buon vino: va degustata con estrema lentezza, preferibilmente nel corso di cene preparate con estrema cura, quasi fossero dei rituali. Sono certa che a lei piacerebbe questa riflessione, nonché il titolo del libro, che proviene dalle sue innumerevoli lettere e poesie. Io, che mi stupisco sempre meno degli eventi di questa vita, confesso di essere stata catturata da questo libro come una falena che va incontro a una fonte di luce, perché Dickinson, la sua penna, la sua mente, il suo cuore e l’atmosfera che è capace di evocare ha qualcosa di magico e di eterno, che si può anche descrivere, ma perché farlo? Va vissuto!

In questo libro finemente curato dalla scrittura di Beatrice Masini, illustrato da Pia Valentinis ed edito da una casa editrice siciliana, rueBallu, maniacale fin nei più minuti dettagli -pensiamo anche solo alla carta scelta: Materica, una carta naturale realizzata con fibre di cotone riciclate e di pura cellulosa provenienti dalla gestione responsabile delle foreste, quindi con una certificazione internazionale FSC, che tanto piacerebbe alla parca e rigorosa poetessa- le voci scelte per tratteggiare l’anima di Emily sono: Casa, Ritratto, Pietre, Cani, gatti e il resto, Fiori, Scrivere, leggere, scrivere, Famiglia, Amore, Successo, Bianco, Morte, A cena con Emily.

Ogni pagina è corredata da illustrazioni, da una parte scritta e dalle poesie di Emily. Ogni paragrafo colpisce e fa sprofondare nella quotidianità della poetessa, perché bisogna ricordarlo: per ragioni di salute, e probabilmente nervose, la poetessa più famosa del mondo, trascorse la maggior parte della sua vita reclusa volontariamente in casa. E, ciò nonostante, il suo mondo interiore è di una vastità che ci fa comprendere quanto la solitudine sia foriera di ricchezza, scoperte e potenziale talento. Credete che tutte le giornate siano uguali, se trascorse fra le stesse quattro mura? Provate a leggere queste pagine e vi ricrederete.

Non c’è nave come un libro

Che ci porti in terre lontane

Né destrieri come una pagina

Di scalpitante poesia

Un viaggio che il più povero può fare

Non temendo il pedaggio

Quanto è modesto il carro

Che porta l’anima dell’uomo.

Mi sono commossa al pensiero del piccolo tavolino di ciliegio, davvero minuscolo, sul quale Emily scrisse la maggior parte delle sue poesie. Non le serviva un supporto più grande, perché la poesia necessita solo di un foglio, una penna e un’anima. È per lo stesso principio che lei afferma di poter traslocare tenendo tutta la sua vita in una cappelliera.

In tempi durante i quali non c’erano smartphone, televisori e altri metodi di intrattenimento in casa, immaginate la potenziale lunghezza di una giornata. Ebbene, Emily, pur graziata dai mestieri di casa, proprio a causa della sua malattia -se ne occupava la sorella Vivienne, che rimase sempre a suo fianco- riempiva ogni istante con la scrittura di poesie e missive, con le quali si occupava anche di lenire le sofferenze altrui, causate da lutti, o dalla guerra. Leggeva tanto, esplorava il suo giardino, contemplava le innumerevoli specie di fiori, piante e insetti, costruiva i suoi erbari e, anche attraverso queste attività formava la sua tavolozza di parole, anche ricercate, attraverso le quali riusciva poi a condensare intere galassie in due versi.

Per fare un prato ci vuole un trifoglio

E un’ape sola,

Un trifoglio solo, e un’ape,

E sogno.

Basterà solo il sogno

Se le api sono poche.

Colpisce tanto la vita di Emily, non soltanto per la sua particolarità, ma perché sembra talmente diversa dal nostro mondo frenetico, quasi schizofrenico. La quotidianità di Emily è lenta, distesa e così ricca e pulsante di vita.

Questo è un libro da gustare lentamente, leggere, rileggere e regalare.

“Una lettera fa sembrare importanti le cose ordinarie”, Marilynne Robinson.

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