RECENSIONE: “MERLETTI E RICAMI DI WAGNA – GLI SCHEMI RITROVATI DI EMMA E PIA, MAESTRE IN GUERRA”

Nuova S1, 2018

Ogni volta che esce un nuovo libro che riscopre le vicende di donne valorose che rischiavano di perdersi tra le fitte trame del tempo, io mi commuovo. E chi mi conosce, sa quanto sia difficile sorprendermi.

Nel caso di questo saggio, lo stupore e la felicità si moltiplicano perché l’autrice non soltanto ha ritrovato documenti e fotografie rare, ma l’argomento principale di queste pagine è il merletto a fuselli, tecnica artigianale e artistica di rara bellezza che io stessa pratico da più di sei anni.

Non è un caso che sia stata proprio Rosita d’Ercoli a comporre questo saggio: è una maestra merlettaia e una straordinaria divulgatrice della storia del merletto. Per decenni insegnante della Scuola di Merletto di Gorizia, oggi presta la sua preziosa conoscenza all’interno dell’Associazione “Fuselliamo” di Gradisca d’Isonzo, che stampa l’omonima ricercata rivista semestrale, ambitissima tra le merlettaie di tutta Europa (e di una buona fetta di mondo).

Il saggio narra la vicenda di due vite che si intrecciano, quelle di Emma Kočevar e Pia Degressi, due maestre merlettaie originarie di Idria (Slovenia) e Isola (Istria), all’epoca della loro giovinezza. I destini delle donne, due autentiche pioniere dell’emancipazione femminile, in quanto insegnanti e, nel caso di Emma Kočevar, itineranti, che si trovano nel campo profughi di Wagna, in Austria, centro di raccolta degli sfollati del litorale austriaco durante la Prima Guerra mondiale.

A Wagna, le due insegnanti formano per anni centinaia di merlettaie e ricamatrici. Emma Kočevar come maestra e Pia Degressi come assistente, dettaglio che non le aggrada, essendo figlia di una maestra merlettaia dirigente della Scuola di Merletto di Isola, e sua naturale erede. Tuttavia, il legame tra le due donne prende il volo anche grazie alle straordinarie qualità di Emma, conoscitrice di diversi idiomi, grande divulgatrice e organizzatrice, indipendente e inclusiva allo stesso tempo.

Rosita d’Ercoli ha compiuto ricerche decennali sull’argomento e sulla biografia delle due maestre e il destino l’ha guidata passo passo fino al ritrovamento dei parenti delle due donne, i quali hanno conservato preziosi cimeli novecenteschi: disegni per il ricamo delle borsette con perline e merletto, fuselli, tomboli, cestini, campioni e alcune borsette originali, come questa:

Borsetta con perline della famiglia di Simona Matarazzo

Immaginate la felicità di una maestra merlettaia e di una conoscitrice così appassionata come d’Ercoli, alla vista di questi tesori? Se non ci riuscite, oppure se volete vederli fotografati, non esitate a leggere questo saggio avvincente, che vi trasporterà nei primi anni del Novecento, in un periodo bellicoso e difficile per la sopravvivenza quotidiana, ma che nel caso del campo profughi di Wagna è stato illuminato da due donne forti e indipendenti, capaci di sostenere economicamente e psicologicamente centinaia di fanciulle e donne, preoccupate per le sorti dei loro uomini e delle case abbandonate, della dura quotidianità e del proprio futuro, attraverso l’apprendimento di tecniche artigianali uniche e preziose, che sarebbero state loro d’aiuto sia durante quei difficili anni di guerra, sia successivamente, per la ricostruzione di una nuova vita con la famiglia riunita.

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Progetto #1: Maglia/Uncinetto

Iniziamo l’anno in bellezza:

Questa foto rappresenta molte cose: la mia passione per i lavori artigianali con i filati, una lunga tradizione familiare femminile, l’etica ecologica e il senso della bellezza per i prodotti di qualità, lunga durata e soprattutto realizzati sul proprio corpo.

Il filato che ho scelto per questo progetto è cotone colore verde acqua, ma non si tratta di gomitoli nuovi, acquistati in un negozio, bensì di un vecchio maglione di mia suocera. Lei non lo usava più, perciò, anziché essere gettato, ho pensato di prenderlo, disfarlo, ottenere dei gomitoli e ripartire da zero per la creazione di qualcosa di completamente diverso.

Ho realizzato entrambi i progetti seguendo l’ispirazione, niente schemi preconfezionati. E infatti… ho dovuto lavorare e disfare svariate volte, a cominciare dalla canotta, che, avviata sui ferri circolari non in maniera lineare, si è attorcigliata su se stessa (sic!). Perciò, una volta giunta agli scalfi (zona ascellare) ho dovuto disfarla completamente e ricominciare daccapo.

Ho realizzato la sciarpina a uncinetto con punto ventaglio e ho aggiunto otto perline su ciascuna delle “conchiglie” sui bordi.

Questo è artigianato.

Questo è il frutto dell’ispirazione.

Questo è l’amore per la natura e la voglia di limitare gli sprechi.

Questa è una tradizione familiare.

Questo è un modo per imparare la pazienza e la perseveranza.

Questo è il mio “e” di www.arteculturae.it

Buon Anno a tutti!!!

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