RECENSIONE: “AGANE – FATE D’ACQUA” DI BARBARA BACCHETTI, TATIANA DEREANI ED ELIDO TURCO

Anguana Edizioni, 2016

Conosco le leggende e le storie delle Agane grazie agli scritti di Andreina Nicoloso Ciceri e, soprattutto, all’approfondito lavoro di ricerca di Silvana Sibille-Sizia, che con il suo “Liber de Aganis” (Circolo Culturale del Menocchio, 2010) si è spinta ben oltre la regione del Friuli Venezia-Giulia, per cercare le origini di queste creature misteriose.

Nel libro di Barbara Bacchetti si trova l’essenza delle Agane. Vengono illustrati infatti sia il sostrato arcaico delle fate d’acqua, attraverso la genealogia della Grande Madre, sia i residui recenti di queste figure mitiche (o umane, secondo alcuni), che si possono trovare, forse ancora oggi, in diversi paesi: da Cercivento a Resia, da Chiusaforte a Ragogna, da Cividale a Frisanco e così via. Gli studiosi hanno indagato la loro presenza anche al di fuori della regione perché la loro attività, talvolta con un’alterazione del nome (Anguane, Aquane) viene registrata anche in Veneto e Trentino, come in alcune reminiscenze letterarie francesi.

Quando si tratta l’argomento delle fate vengono in mente eteree figure danzerine dotate di ali, o anche Campanellino, la gelosa fata compagna di Peter Pan. Le Agane sono ben diverse dall’immaginario collettivo, perché anche quando vengono descritte come fate d’acqua, le troviamo impegnate a lavare enormi lenzuola di un bianco accecante, oppure intente a lavorare al telaio in prossimità di una caverna. Dal punto di vista estetico, possono apparire come donne bellissime, alte, fini, con una carnagione chiara e lunghissimi capelli che vanno dal colore biondo alle sfumature delle acque che le ospitano. Dotate di una voce suadente ai limiti dell’incantesimo, la peculiarità che le può rendere spaventose è la conformazione del piede, caprino o palmato. In questa modalità, sanno sedurre gli uomini di passaggio e talvolta farli sparire per anni, o addirittura secoli. Al contempo, esiste anche una versione oscura delle Agane, donne sgraziate con chiome arruffate e lunghi seni pendenti che lanciano dietro la schiena per allattare bambini che portano in ceste di vimini. Conoscono le erbe, sanno curare gli uomini e gli animali, ma sono anche capaci di lanciare maledizioni, diventando molto pericolose.

Sono creature che vivono in gruppi, soprattutto di tre e procreano per partenogenesi, di norma figlie femmine cui trasmettono tutta la loro conoscenza e magia.

Le loro peculiarità sono tante e tutte avvincenti. Nel libro viene spiegato il significato della loro zoppia, che in alcuni casi è presente, così come la similitudine con le Sirene, le Torke, la Perchta e le Krivapete. Inoltre si trova una nutrita descrizione di leggende e del territorio friulano in cui le Agane si possono incontrare.

Insomma, troverete informazioni estremamente interessanti e approfondimenti doverosi, e già questo significa che è un libro di valore. Eppure gli autori sono andati oltre: Tatiana Dereani ha illustrato il suo progetto di Turismo Esperienziale, un turismo sostenibile e verde che è concentrato sulle emozioni. Il fruitore dei percorsi turistici e delle visite a paesi, valli e musei, curato dal progetto “Aganis Spiritual Experience” ha lo scopo specifico di coordinare operatori turistici, istituzioni e attività culturali/ricreative atte a valorizzare le leggende e il mito delle Agane. Decisamente un’innovazione per la regione Friuli Venezia-Giulia e una grande possibilità per il turista consapevole, quello che, scegliendo di visitare un luogo, desidera viverlo intensamente. Le Agane rappresentano perfettamente il genius loci, in quanto potenti archetipi femminili e spirituali.

Per concludere, il fotografo Elido Turco ha illustrato il saggio con un numero poderoso di fotografie che, grazie alla presenza di modelle autoctone -e della stessa autrice Barbara Bacchetti- hanno impersonato le Agane in diversi momenti della loro quotidianità, ritualizzata e non. Le fotografie sono di altissima qualità e il livello artistico è notevole, a cominciare dall’immagine scelta per la copertina.

LINK:

www.anguanaedizioni.it

http://tdtatianadereani.wix.com/aganispiritual

www.aganispiritualexperience.it

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PERCHE’ INSERIRE LA CATEGORIA “NATURA” IN UN BLOG CULTURALE?

Forse questa è una domanda che vi sarete posti quando siete approdati su queste pagine della blogosfera, o forse no. Per fugare ogni dubbio, voglio spiegarvelo, perché credo che scrivere di arte, artigianato, letteratura et similia diventi meccanico, senza un pizzico di umanità e personalizzazione.

A tre anni, seduta sul davanzale della finestra della cucina dove trascorrevo ore a disegnare

Il motivo per cui ho voluto inserire anche la categoria “Natura” nel mio nuovo blog è perché ho avuto il privilegio di crescere tra campagna e mare. Molti di voi potranno capirmi al volo, tanti altri, invece, no. Ho conosciuto persone con il mio stesso background che sembravano aver scavalcato tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza con un lungo salto per arrivare all’università e trasferirsi in una casa dello studente urbana. Persone che detestavano i campi, i vigneti, l’assenza di discoteche o locali trend. Naturalmente non le giudico, però mi sono spesso chiesta che senso avesse trascorrere vent’anni racchiusi dentro una bolla, quasi ibernati, in attesa di essere scongelati in una stanza di quattro pareti come una camera da letto studentesca per poi uscire sull’asfalto. Due decadi trascorse in attesa di altro, spostando ostinatamente lo sguardo altrove, piuttosto che lasciarlo scivolare sui fili d’erba e di grano, tra un vasto cielo sgombro da grattacieli e pali della luce, fabbriche e antenne telefoniche.

Il gelso centenario -e accanto il fico- del casolare di Terzo d’Aquileia dove sono cresciuta e dove ho imparato a camminare, sorridere, vivere

 

Potrebbe dipendere dal carattere. Sì, io credo che tutti nasciamo con una sorta di matrice, la cui provenienza mi è sconosciuta. Lo percepisco anche in mio figlio: già a un anno e mezzo presentava atteggiamenti a me sconosciuti e certamente svincolati da qualsiasi condizionamento. Potrebbe trattarsi delle eredità parentali? Sì.

Tornando a me, posso assicurarvi che mi sono trovata a mio agio nel casolare di famiglia in mezzo ai campi. Con mia nonna facevo lunghe passeggiate in mezzo a sentieri battuti da contadini e, fino a pochi decenni prima, da cavalli e muli. Con mio fratello costruivo sofà sopra il gelso secolare davanti casa e trascorrevo ore a giocare con i cani e i gatti di casa. Nelle fredde sere invernali mi arrampicavo sui mobili della cucina, con i piedini penzoloni davanti allo spargher, appoggiavo tutto il materiale da disegno sul davanzale della finestra e spaventavo gli ospiti di casa, perché quando entravano in quella stanza mi trovavano lì, in silenzio, intenta a disegnare con grande concentrazione. E non ero una bambina timida: mi trovavo a mio agio sia in solitudine che in compagnia, dettaglio che non è mai cambiato nella mia vita.

Nel 2004 con Mescal, durate un’indimenticabile cavalcata tra terra e fiume

Crescendo ho viaggiato e visto una porzione di mondo, la mia nuova famiglia mi ha portata lontano dalla terra, in città, proprio su quell’asfalto dal quale volevo tenermi bene a distanza. Mai dire mai… eppure continuo a ricercare la Natura ovunque. Dal terrazzo di casa, dove coltivo piante aromatiche e fiori di campo, ai parchi cittadini dove mi rifugio con mio figlio, dai fine settimana al mare ai viaggi in luoghi dove la natura la fa da padrone, insieme ai campi archeologici, ai musei e alle mostre di cui mi nutro.

I libri, va da sé, sono i miei compagni silenziosi e perpetui. Non serve nemmeno nominarli, tutti sanno che, dove c’è Nat, ci sono anche un libro, un quaderno e varie penne.

Però questo è il punto centrale: in città non posso proprio fare a meno dei libri e delle attività culturali, mentre quando mi trovo immersa nell’abbraccio di Madre Natura, spesso lascio perdere tutto il resto. Il silenzio, la tranquillità e gli insegnamenti che trovo in un bosco, immersa nell’acqua del mare, oppure davanti a un fiume sono tutto ciò che mi serve. Qualcun altro al posto mio potrebbe annoiarsi. Io smetto semplicemente di essere…Io. Mi lascio andare, la mente si espande e si disperde, divento parte dell’ambiente stesso e, credetemi, quando ne riemergo, la sensazione è impareggiabile. Non ci sono Spa, massaggi, ore in vasca da bagno che possano provocare lo stesso effetto di pace e di ripristino delle energie.

1998. Seduta sulle sponde del fiume Bosna, nella terra dei miei antenati

Ecco perché ho voluto inserire la Natura nel mio blog. Lei è l’altra faccia della medaglia della mia essenza, come lo è quella di molti di voi e non può rimanere una banalità, un elemento scontato. Troppo spesso le persone si perdono nella rete di internet, dimentiche del mondo reale. Voglio impedire che questo avvenga. Grazie al mio piccolo contributo, voglio portare il Bello e il Buono che la Terra ha da offrire a tutti noi, anche a coloro che prediligono l’asfalto.

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