RECENSIONE: MORGANA – L’UOMO RICCO SONO IO

di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2021

Non vedevo l’ora di recensire questo libro, nonostante la vergogna. Sì, perché in casa ho la prima “Morgana”, ma non l’ho ancora letta! Cosa mi ha indotta a cominciare dalla seconda? Naturalmente il messaggio sotteso: l’abbattimento di uno degli ultimi tabù legati a “ciò che le donne possono fare”, ovvero: guadagnarsi il proprio denaro e andarne fiere.

Da che mondo è mondo, infatti, la donna viene vista come colei che studia, entra nel mondo del lavoro, si sposa (o va a convivere), mette al mondo dei figli (preferibilmente uno solo, visti i tempi grami) e… fine della storia. Si riduce a vivere per le creature, abbandonando il proprio mestiere, la carriera o qualsiasi altra velleità artistica e creativa.

Triste storia, non credete? Perché avere figli non significa che bisogna dedicarsi a loro definitivamente. Qualcuno pretenderebbe mai una cosa simile da un uomo? Niente affatto. È un’ipotesi, se ci pensate bene, improponibile. Invece, come si è visto anche durante la pandemia, è stato il 90% delle donne a perdere il proprio posto di lavoro, e solo il 10% degli uomini. Perché? Perché ancora oggi (nel XXI secolo!) ci si aspetta che siano proprio le madri a occuparsi dei figli, sotto ogni aspetto.

Ma è davvero accettabile?

No, affatto. Non lo è per la mia generazione (1979) e men che meno per quella delle mie quattro nipoti che, mi auguro, continuino la battaglia che stiamo conducendo noi oggi. Una battaglia assurda, se ci pensate bene, perché stiamo parlando di uno stile di vita equo, che dovrebbe essere naturale e ovvio. Vi faccio uno schema per capire meglio e per comodità mi riferirò alla cosiddetta coppia tradizionale, composta da una donna e da un uomo con figlio/a, ben consapevole della presenza di coppie arcobaleno e senza figli (per scelta o meno):

  • Lei e lui lavorano;
  • Lei e lui pagano l’affitto, le tasse e le spese dell’appartamento/casa in cui vivono;
  • Lei resta incinta continuando, nella maggior parte dei casi, a lavorare fino al giorno prima del parto, mentre lui lavora prima, durante e dopo, anche perché in Italia non abbiamo il congedo parentale previsto in molti Paesi virtuosi, come quelli Scandinavi;
  • Lei resta a casa per qualche mese, in modo da potersi occupare del bambino/a, mentre lui continua a lavorare, ma appena torna a casa, aiuta la sua compagna, visto e considerato che, nella maggioranza dei casi, le reti familiari si sono talmente sfilacciate che le puerpere hanno ben pochi aiuti (o zero) durante i primi mesi con il proprio/a bebè;
  • Quando il bambino/a inizia a frequentare l’asilo, lei torna a lavorare, mentre lui non ha mai smesso;
  • Spesso lei torna al lavoro con il part-time, ma appena terminato, deve correre a riprendere il figlio/a all’asilo e occuparsene, mentre lui torna alla solita ora a casa;
  • Se il bambino/a si ammala, i genitori decidono di occuparsene in modo egualitario: una volta sarà lui a restare a casa con il bambino, la volta seguente lo farà lei;
  • Se lei e lui hanno altre passioni e progetti extra-lavorativi, si accordano per occuparsene in modo equo;
  • In casa tutti e due si occupano delle faccende domestiche in modo paritario;
  • Entrambi continuano a pagare le tasse e la spesa congiuntamente.

Al netto del problema relativo all’assenza di un congedo parentale da parte del padre, cosa rileviamo? Che se lo schema venisse applicato in ogni famiglia, bene o male avremmo un equilibrio delle parti.

Qualche uomo, mi ha fatto spesso notare che, però, è l’uomo a portare a casa l’introito economico maggiore, perché di norma è lui ad avere un lavoro più remunerativo, ad essere pagato di più (in quanto uomo) e quindi c’è una disparità netta nei riguardi della compagna che, dopo la nascita del figlio, inizia a lavorare di meno e quindi a portare meno soldi a casa.

Attenzione: se la compagna avesse la stessa opportunità dell’uomo, di fare carriera, siamo proprio sicuri che continuerebbe a guadagnare di meno, rispetto all’uomo? La risposta è no. Inoltre, se è lei ad andare a prendere il figlio all’asilo dopo aver terminato di lavorare, e a occuparsene per altre quattro, o sei ore, prima del ritorno del compagno a casa, possiamo davvero affermare che lei lavori part-time? Ma poi, voi li avete visti i padri che trascorrono i primi mesi a casa col bebè h24? Io no. E quelli che dicono alla compagna: no guarda, il part-time lo richiedo io, tu ritorna al lavoro full-time: “Sarò io ad andare a prendere il bambino/a all’asilo e a occuparmene”? No, nemmeno quelli…

Insomma, bando alle ipocrisie e alle congetture. Se noi donne ci battiamo per avere pari diritti e opportunità, è perché sappiamo chi siamo, quanto valiamo e siamo perfettamente consapevoli del fatto che questa culturale maschilista e patriarcale è giunta al capolinea. Senza nulla togliere al valore dell’uomo -che ha la stessa importanza di quello della donna- c’è bisogno proprio di uno schema come quello che vi ho presentato, con tutti i miglioramenti del caso già delineati, e perché no? Molti altri ancora. Se esiste una giustizia universale, ve lo dico chiaramente: noi donne dovremmo venire portate sul palmo di una mano, perché per millenni siamo rimaste sotto, sotto a tutto e a tutti. Schiacciate dalla morale religiosa, dalle leggi, costrette a fungere da incubatrici senza diritti sui nostri figli/e, a camminare a capo chino, a usare mille sotterfugi per avere una boccata di aria fresca, di libertà, ma sempre con una percezione di un terrore di sottofondo, perché guai a essere scoperte. Siamo state degli oggetti che passavano dalla mano del padre a quella del marito, per finire poi in quella dei figli maschi. Siamo state (e siamo) oggetto di persecuzioni e violenze, stalking e critiche feroci che, guarda caso, ai maschi non verrebbero mai rivolte.

Insomma: basta! Basta! Basta!

Adesso vogliamo i nostri diritti, senza se e senza ma, anche perché non si tratta di richieste straordinarie, ma ordinarie e imbarazzanti per la loro semplicità che, tuttavia, ancora non viene messa in atto!

E allora ben vengano libri come questo, dove si presentano delle vere e proprie icone di empowerment femminile, donne che sono riuscite a spuntare tutti (o la maggior parte) i loro sogni e che rappresentano uno stimolo continuo per tutte noi. Chi sono?

  • Oprah Winfrey
  • Nadia Comǎneci
  • Francesca Sanna Sulis
  • J.K. Rowling
  • Helena Rubinstein
  • Angela Merkel
  • Veuve Clicquot
  • Beyoncé
  • Chiara Lubich
  • Asia Argento

La maggior parte di loro ha sofferto pene indicibili e/o è nata in epoche talmente ostili all’indipendenza economica femminile che possiamo affermarlo con certezza: sono state capaci di compiere un miracolo, qualcosa di oggettivamente impossibile. Invece ci sono riuscite, e lo hanno fatto partendo, talvolta, da condizioni così difficili, da famiglie e società talmente crudeli e violente, che oggi riteniamo impensabile, sovrumano, un simile successo.

Invece si può arrivare dove si vuole.

Questo è il messaggio che deve restare impresso nelle nostre menti e, a maggior ragione, in quelle delle nuove generazioni.

Noi arriviamo dove vogliamo. Magari ci vorranno anni. Magari troveremo lungo il percorso gli orchi, i mostri, i nostri carcerieri, ma se abbiamo l’intenzione, se la nutriamo quotidianamente, usciremo dalle gabbie che ci hanno costruito intorno. Lo faremo perché è un nostro diritto e perché l’ora è arrivata da un bel pezzo.

Quindi, mi auguro che in tante di voi leggano questo libro, e che lo facciano anche i maschi. Io l’ho letto a voce alta con mio figlio -certo saltando le parti intrise di maggior violenza, perché bisogna sempre tenere a mente come veicolare i messaggi, ai bambini a seconda della loro età- proprio perché è essenziale che anche i maschi della generazione che ha appena aperto gli occhi sul mondo, conosca il valore delle donne e i loro diritti, oltre che quelli degli uomini.

N:B Questo è il primo libro in cui ho trovato l’uso dello schwa: Ə, un fonema di inclusione adottato per parlare a femmine, maschi e agli altri, ovvero a tutti coloro che non si ritrovano nel genere binario. Uso questo fonema nelle mie comunicazioni social quando voglio invitare le persone a un evento o incontro letterario e culturale, e lo trovo molto pratico. Non mi ha dato alcun fastidio, nel corso della lettura e, mentre rileggevo questo post, avrei voluto adottarlo per comodità (anziché scrivere figli/e, per esempio), ma per il momento lo uso moderatamente.

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RECENSIONE: LA MATEMATICA E’ POLITICA DI CHIARA VALERIO

Einaudi, 2021

pamphlet ‹pãflè› s. m., fr. [dall’ingl. pamphlet ‹pä′mflit› «opuscolo», a sua volta dall’ant. fr. Pamphilet, titolo pop. della commedia lat. in versi Pamphilus seu de amore, del sec. 12°; nel sec. 18° acquistò, in Francia, il sign. odierno]. – Libello, breve scritto di carattere polemico o satirico.

Fonte: Treccani

Chiara Valerio è una scrittrice ed è la responsabile della narrativa italiana della casa editrice Marsilio. Lavora su Rai Radio3 e collabora con diverse riviste. Ha studiato e insegnato matematica per molti anni e ha un dottorato di ricerca in calcolo delle probabilità. Per quanto mi riguarda, è soprattutto un’influencer culturale che, sul suo profilo Instagram (slaterpins), oltre a mostrare una peculiare passione per i gatti e le suore, propone immagini, frasi, citazioni e stories che fanno riflettere. E tutti noi abbiamo bisogno di riflettere. Meglio ancora, scendere dalla ruota del criceto che corre ininterrottamente, dalla mattina alla sera, sederci e riflettere. Su cosa? Per esempio sulla matematica. E se ve lo dice una di quelle che, a scuola e all’università, si è sempre gettata con ardore nelle materie umanistiche, scansando quelle Stem come la peste, un motivo c’è. Anzi, a dire il vero i motivi sono tanti.

Anzitutto, Valerio ci dimostra che non è vero, come credevo io stessa, che esistano persone incapaci di capire la matematica. Per affrontarla serve semplicemente tanto studio, tanta dedizione, come per qualsiasi altra materia. In secondo luogo, la matematica insegna non soltanto a ragionare e a trovare soluzioni pratiche al supermercato o al momento di riempire una valigia, ma ci trasmette anche un’altra informazione utile: “La verità (la soluzione di una equazione) dipende dal contesto. E aggiungo che le verità umane somigliano alle verità matematiche. Sono tutte assolute, e tutte transeunti, dipendono dall’insieme in cui vengono enunciate, dal contesto”.

Soprattutto, la matematica è uno strumento per ampliare il ragionamento, e pertanto ci spalanca le porte del confronto con la politica, con la democrazia. E qui, Valerio ci guida, novella Virgilio, alla scoperta delle chiavi che aprono porte inedite, nell’analisi della politica.

E se proprio non volete andare così oltre, toccare vette intellettuali così alte (che poi non è proprio così, perché ognuno di noi vive immerso nella politica, volente o nolente), sappiate che la matematica ci offre anche una chiave di lettura interessante sul rapporto con i nostri bambini, o con quelli degli altri (mi riferisco ai maestri, ai professori, alle baby-sitter, ai nonni, ecc): “Io non credo all’intrattenimento dei bambini. E nemmeno alla letteratura d’intrattenimento. Io penso che l’unica difesa dalla dittatura dell’intrattenimento sia la lettura […]. Il lettore, come chi studia matematica e in generale chi studia, è capace di stare da solo. Chi sta da solo è politicamente complesso perché non deve essere intrattenuto. Chi sta da solo si intrattiene a solo, con i propri modi e i propri tempi, sfugge alla dittatura. La dittatura dell’intrattenimento è un’altra forma di negazione del tempo”.

Insomma, ce n’è per tutti, e la parte dedicata al rapporto dell’autrice con i suoi docenti, non ve la accenno nemmeno, dovete scoprirla e goderne da soli.

Questo libro è un pamphlet, è piccolo, ha solo 105 pagine, ma è capace di aprire la mente. Leggetelo e regalatelo, vi ringrazierete e sarete ringraziati.

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RECENSIONE: “NEGLI ABISSI LUMINOSI- Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica” di Angelo Tonelli

Feltrinelli, 2021

A scuola, o nei saggi, ci è stato insegnato che gli antichi greci dividevano il mondo tra ciò che è apollineo e ciò che è dionisiaco, laddove, nel primo caso, si trovavano tutti i fenomeni legati all’ordine, alla bellezza e alla forma, mentre nel secondo, l’irrazionale, l’ebbrezza, l’estatico. Il grecista Angelo Tonelli, con questo poderoso saggio di recentissima uscita, spariglia le carte e, fonti alla mano, ci dimostra che i nostri nobili antenati non erano così polarizzati come si crede, anzi: il dio Apollo era anche profetico, e Dioniso contemplativo.

Con buona pace di certi accademici arroccati nelle loro torri di avorio, ho fatto questo viaggio nell’antica Grecia e ne sono uscita con la consapevolezza di quanto ci sia ancora da scavare in questa realtà (e in quelle vicine, come la mia, Slava). Dunque si tratta di un libro molto prezioso, e di facile comprensione anche per coloro che non sono avvezzi a termini come noûs e holos.

Cosa ci indicano queste nuove prese di coscienza, iniziate già con gli studi del grande Colli, professore di Tonelli dai tempi della Normale di Pisa? Che ci può essere una ricomposizione dell’unità interiore e collettiva, che nel corso dei secoli è stata frammentata da una visione meccanicistica della realtà, che ci ha portati a perdere la connessione armoniosa con il cosmo. E come è accaduto? Attraverso la conclusione delle esperienze iniziatiche e sapienziali presenti sul territorio greco e magnogreco, le cui origini si trovano nelle civiltà eurasiatiche.

A dimostrazione di un antico contatto tra il mondo greco e quello delle popolazioni orientali. Con diverse sorprese: il mondo estatico e sciamanico non era ad appannaggio esclusivamente maschile, ma anche femminile, se non originariamente femminile. A oggi conosciamo i nomi di iniziate e sagge antiche come Diotima, maestra di Socrate, Saffo, poetessa orfica e guida spirituale di un tiaso dedicato alla dea Afrodite. Vi erano poi le cerchie iniziatiche femminili: le Baccanti, sciamane di Dioniso e le Pizie, sciamane profetiche delfiche. Per non parlare delle festività condotte principalmente dalle donne: Afrodisie, Agrionie, Alee, Anteforie, Artemisie, Brauronie, e così via. Tutti rimandi a un tempo arcaico, molto più antico di quello greco e al patriarcato, dunque al matriarcato studiato da Bachofen, Gimbutas, Goettner-Abendroth e Straube.

E allora in cosa consistono gli “oscuri” nomi greci citati sopra? Sono termini che fanno parte del nostro quotidiano, ma non li sappiamo riconoscere: il noûs è il Sé junghiano, e noi lo leggiamo spesso tradotto come ‘intelletto’, ma per i sapienti greci -come Parmenide, Platone e i Neoplatonici- è la facoltà centrale. Tonelli lo traduce come ‘intuizione’, si tratta dunque di una dimensione della nostra interiorità che è sia razionale, sia istintuale. Plutarco lo definiva il galleggiante, quella parte di noi che, quando ci sentiamo agitati dalle tempeste emozionali o mentali, rappresenta una sorta di boa, situata negli abissi luminosi della nostra interiorità. Una parte essenziale della nostra capacità di restare a galla in ogni circostanza, o meglio, lo è per l’iniziato, non per il profano, incapace di connettersi a esso. Si comprende quanto sia importante la ripresa di una connessione con questo Sé?

Holos, forse è un termine di più semplice comprensione: rimanda infatti a una parola usata, quasi abusata nei nostri tempi, ovvero olistico. Il termine nasce nel “Carmide”, dove Platone contrappone la guarigione che si occupa dell’holos, dell’intero al metodo più razionalistico della medicina greca. L’olistico cura perché prende in questione l’individuo nella sua interezza. Il metodo di cura è vario: c’è l’uso della parola, della trance indotta dalla musica (Coribantismo) e così via.

Colpisce la cura delle ricerche del Prof. Tonelli, in quanto anche per la scelta degli strumenti sciamanici, capaci di indurre la trance, vi sono delle differenze notevoli: nelle “Baccanti” di Euripide si parla del tamburo e del flauto. Il tamburo è il classico strumento della trance sciamanica, quasi in ogni parte del mondo, e agisce più nella dimensione viscerale, terrigna del nostro sistema corporeo, mentre il flauto ci prende a un livello più alto. Volendo parlare in termini di chakra, il tamburo lavora più nella dimensione del Muladara, mentre il flauto sui chakra più alti. Curiosamente troviamo la combinazione delle due sonorità nella Taranta e nei suoi riti di guarigione. Insomma, la danza e la musica facilitano la trance ed essa facilita la guarigione, perché ci rimette in contatto con la natura e il noûs.

Leggere questo saggio farà riemergere in noi davvero molte intuizioni e la presa di coscienza sarà facilitata anche dall’incontro e dalla conoscenza di grandi sciamani e sapienti del passato come Pitagora, Epimenide, Abaris, Ermotimo, Aristea e Zalmoxis.

Non c’è altro da dire se non: buon viaggio negli “abissi luminosi”.

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RECENSIONE: “IL RITORNO DELLA GRANDE MADRE” DI GABRIELE LA PORTA

Il Saggiatore, 1997

Gabriele La Porta è stato direttore di Raidue e responsabile del palinsesto notturno delle tre reti televisive Rai, occupandosi principalmente di cultura ed esoterismo. Laureato in filosofia, ha scritto una biografia di Giordano Bruno e ha tradotto le sue opere latine “De umbris idearum” e “Cantus circaeus”. Numerosi i libri scritti successivamente e, a un lettore di passaggio, potrebbe sembrare strano che un signore con queste credenziali si sia occupato della dea primigenia, la Grande Madre, invece essa fu il perno attorno al quale si svolse tutta la sua vita, perché la Dea non è solo un’essenza spirituale, ma anche archetipo e carne, è sorella, madre, nonna. Ed è proprio dal nucleo familiare di La Porta, squisitamente matriarcale, che dobbiamo partire per comprendere la parabola della sua vita.

L’autore nasce a Roma nel 1945 e, per ragioni davvero particolari, ad allattarlo non è sua madre, ma la nonna Carla, con la quale trascorrerà gran parte dell’infanzia, alle pendici del Vesuvio, protetto dalle sue rassicuranti braccia e da quelle della zia, che vive con loro. Fin da bambino, Gabriele è curioso, cerca, indaga, e scopre ben presto di possedere una qualità rara, nella sua epoca, così come in quella di Giordano Bruno e nella nostra. Lui la chiama “brillantanza”. Vede, cioè, al di là quanto gli altri riescono a percepire. E le sue esperienze si fanno, di anno in anno, sempre più peculiari e legate strettamente al mondo femminile e a quello del femminino sacro, che sono in fondo la stessa cosa.

In questo suo saggio, La Porta ci accompagna attraverso una serie di incontri fortuiti, coincidenze (che non sono coincidenze) e illuminazioni, ci fa conoscere grandi ricercatori del passato come Giorgio Colli ed Elemire Zolla, ma soprattutto ci mette davanti a ri-scoperte di figure femminili antiche e contemporanee, che tessono, sia per lui che per noi lettori, un arazzo antico, i cui fili ci riconducono ad antiche reminiscenze, ci scuotono e ci fanno annuire interiormente.

Come la vicenda della guaritrice campana Cornelina, che per salvare un neonato attaccato da un roditore, effettua un rituale talmente delicato, da sembrare anacronistico e fuori luogo, per una donna povera come lei: “Cornelia aveva mostrato a Ninnillo (il fratello maggiore dell’infante) una scatola blu e gli aveva confidato che dentro c’era dipinto il cielo stellato e che le sue facoltà, di cui non si dava spiegazione razionale, derivavano in parte dal cielo blu e in parte dalla sua immaginazione. Lei ‘vedeva’ la parte del corpo, di chi ricorreva alle sue arti, già ‘risanata’. Insomma, si immaginava la guarigione e spesso questa avveniva davvero. Ma senza il cielo blu e il colore blu, lei non poteva nulla”.

Dal mondo contadino della Campania, il libro passa a quello ‘alto’ di ricercatrici e scrittrici come Frances A. Yates, Daniela Palladini e Barbara Alberti, la cui grandezza è evidente a tanti accademici ed altrettanti spettatori della televisione, ma fatica ancora a essere completamente accolta. Perché delle donne, dai tempi delle antiche baccanti, gli uomini hanno ancora tanta paura. Non tutti però. Non Gabriele La Porta, né Giorgio Galli, che da sapiente filosofo e storico contemporaneo ha saputo raccontarne la storia, spesso occultata ai più. Secondo le sue ricerche, tra il 1000 e l’800 a.C., le baccanti fecero parte di un movimento di rivolta femminile -poi passato alla storia con il nome di Amazzoni- che lottò per mantenere l’antico culto della Dea, una società matriarcale egualitaria, e venne stroncato dagli ‘eroi’ dell’antica Grecia, da Ercole fino a Giasone.

Ciclicamente i movimenti femminili ritornano. Fu il caso delle antiche sapienti, delle guaritrici, delle streghe, delle sufraggette, delle femministe. Ogni donna, ancora oggi, in fondo lotta per un ritorno alle origini: il riconoscimento della propria essenza e quindi quello del proprio potere. Perché una donna non è solo Madre, non è solo grembo. Una donna può essere tutto ciò che desidera e, per ottenerlo, e per vivere, compie azioni, scelte e assume comportamenti che spesso terrorizzano gli uomini, così legati al concetto di categorizzazione e ordine.

Di tutto questo Gabriele La Porta è stato consapevole. Lo aveva interiorizzato fin dal latte di Carla e, anziché esserne impaurito, è diventato un Uomo Consapevole, uno di quelli che noi donne del XXI secolo cerchiamo disperatamente. Altrimenti facciamo a meno di qualunque uomo, perché siamo tutte stanche degli uomini-etichetta, della pandemia, della reclusione forzata, della mancanza di lavoro e prospettive, di avere il peso del mondo (e dei bambini) esclusivamente sulle nostre spalle. E allora, una lettura come questa non può che spronarci a raddrizzare la schiena -ancora e ancora- e a lottare per ottenere quello che ci spetta, per vivere apertamente la nostra multiforme essenza femminile e riabbracciare il mondo della Grande Madre. Lo dobbiamo a noi, e alle nostre antenate, fino alle baccanti e alle amazzoni.

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RECENSIONE: “LA RINASCITA DI VENERE” DI GINETTE PARIS

Moretti & Vitali, 2006

Qualche giorno fa ho ascoltato con viva attenzione una conferenza del Tempio della Grande Dea di Roma sul tema: “Nudità sessualità pornografia”. La potete vedere integralmente al seguente link:

𝑰 𝑴𝒊𝒍𝒍𝒆 𝑪𝒐𝒍𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆

🌈 𝑰 𝑴𝒊𝒍𝒍𝒆 𝑪𝒐𝒍𝒐𝒓𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆🌈 Un Poker di Donne Maya Vassallo, Laura Ghianda, Luisa Camatta, Giulia Goggi, Irene Zanier, fedeli ricercatrici del Sacro, riunite per parlare di una nuova prospettiva possibile, una prospettiva rivoluzionaria ed antica, individuale e collettivainsieme.Un tuffo in un Femminile integro, completo. Parleremo di Sessualità di ieri e di oggi, energia sessuale e repressione ad opera del patriarcato e delle grandi religioni monoteiste.#direttafacebook #imillecoloridelfemminile #pokerdidonne #ricercatricidelsacro #prospettivarivoluzionaria #femminileintegro #infinitesfumature

Pubblicato da Tempio della Grande Dea – Roma su Lunedì 10 agosto 2020

Ebbene, fra i tanti libri proposti dalle relatrici, uno ha catturato particolarmente la mia attenzione, perché ricordavo -e non ricordavo- di averlo in casa da diversi anni. Alla fine dell’ascolto, in effetti, sono andata a cercarlo e l’ho trovato, con mia grande gioia. Intuivo, infatti, che al suo interno potessero trovarsi delle risposte ai conflitti nei quali mi sono arenata da qualche anno. Ed è andata proprio così: non soltanto ho sciolto un grosso nodo, un dubbio importante, ma ho aggiunto nozioni preziose per il mio percorso di conoscenza, che non rappresenta la Verità assoluta (non sono così mitomane da prenderlo in considerazione). Ritengo che ognuno di noi abbia il suo percorso, e il mio passa attraverso le tappe del mito e dei suoi archetipi.

Il saggio che ho potuto studiare è scritto dalla professoressa di psicologia e mitologia Ginette Paris, canadese di origine francese. Il suo scopo è quello di sviscerare le varie sfaccettature della sessualità, che non è soltanto uno dei maggiori piaceri della vita, ma un’esperienza che può portare a scoprire molti lati di se stessi, del proprio partner. Può condurre a un’unione profonda con l’altro, ma anche a una vera e propria illuminazione.

E’ la dea Afrodite che ci conduce attraverso questa sconosciuta iniziazione a nuovi stati di coscienza, ma solo nel caso in cui ci proponiamo di liberarci dalle sovrastrutture e dai condizionamenti religiosi e sociali, spirituali e famigliari. Bisogna entrare nello spazio sacro afroditico per compiere un simile percorso di trasformazione.

Ciò che mi ha tanto colpita del saggio, è la ricerca approfondita delle diverse espressioni della dea, lungo il suo percorso mitico e lo svelamento dell’ipocrisia e della volontà di migliaia di ecclesiastici, studiosi e politici che hanno tentato, con ogni mezzo a loro disposizione, di velare e addirittura occultare, la multiforme natura della dea, tentando di privare, in questo modo, i suoi accoliti dalla verità che essa cela, una verità sfaccettata, capace di farci vivere intensamente e profondamente l’unione con l’altro.

Eppure il libro non si riduce a tutto questo, va oltre. Per esempio, mettendo in coppia Afrodite con Apollo e Artemide con Dioniso, la professoressa ci svela dei dettagli delle vite degli dei -e di riflesso delle nostre- sui quali meditiamo poco: Afrodite rappresenta la Bellezza effimera, temporanea, o delicatissima di un ricamo, dell’arredamento di una dimora, del trucco e della scelta di una composizione floreale. Lei ama in una maniera raffinata, cura il proprio corpo e i suoi modi per offrirsi agli amanti in modo indimenticabile. Apollo rappresenta la Bellezza scolpita nella pietra, quella che tende all’eternità, poiché permanente. La si trova nelle statue, nei templi, nei monumenti. La sua bellezza, come il suo amore sono detti apollinei, poiché distaccati, non partecipanti dell’ardore. Al contrario, abbiamo Artemide, la dea vergine (non in quanto ignorante rispetto al sesso, ma in quanto “bastante a se stessa”!), colei che si riflette nella Bellezza selvaggia del bosco, delle fiere, dell’erba che cresce disordinata. Infine vi è Dioniso, il dio dell’ebbrezza, del sesso selvaggio, colui che erompe nei laghi per stupire le ninfe e farle sue.

Ma ecco il conflitto che mi ha accompagnata per tanti anni: negli studi dell’Ermetismo e dello Stoicismo, come in altri campi filosofico-esoterici, ho trovato concordia sul fatto che il corpo debba essere “lasciato indietro” al fine di concedere allo spirito di liberarsi dalle passioni, dai tormenti che i rapporti fisici possono comportare, nonché da quelli causati dalle malattie e da altri disagi. Eppure, mi chiedevo, come molti altri, perché il nostro involucro esterno dovesse essere considerato ricettacolo di ogni perturbamento? Una donna come me, in particolare, sa fare buon uso del proprio corpo e amarlo, in quanto è la culla della maternità (per chi la sceglie, beninteso, non è un dovere), ma anche il luogo dove si svolgono riti di passaggio fondamentali, dalle mestruazioni alla menopausa, dai massaggi studiati per il ben-essere ai rapporti sessuali. Perché, dunque, il corpo deve essere “lasciato indietro”? Non che questi filosofi consigliassero di non occuparsene affatto: mentre si è in vita, infatti, il corpo è essenziale per consentirci una condotta esemplare e progredire nei nostri studi. Se esso è in sofferenza, infatti, non è semplice continuare la cerca. E tuttavia il sesso è realmente messo da parte. C’è dunque una similitudine importante con i precetti delle religioni monoteiste e io mi sono sempre trovata immersa nel dubbio.

Ecco cosa ne pensa la professoressa Paris:

“La filosofia platonica segna l’eclissi di Afrodite, perché privilegia Eros e separa l’amore dalla sua matrice corporea, elevandolo a forma che trascende il rapporto uomo-donna. La scissione tra anima e corpo ha inizio nel momento in cui i filosofi classici suggeriscono che per raggiungere l’estasi della conoscenza suprema bisogna andare “oltre” il corpo. Apollo ottiene il controllo su Dioniso, l’Eros dei filosofi assume la forma dell’amore superiore, rispetto all’amore afroditico, destinato ai comuni. Platone ritiene infatti l’amore omosessuale tra uomini più elevato rispetto all’amore eterosessuale, perché è sotto la protezione di Eros.

Dal momento in cui il mito di Eros ha soppiantato quello di Afrodite, la relazione tra l’uomo e la donna si è gerarchizzata, come accade ancora oggi. Il corpo e la donna non sono più vie d’accesso all’esperienza del sacro, ma un ostacolo. Platone ha aperto la porta al machismo e al masochismo cristiani”.

Dunque anche il corpo e le sue percezioni sono validissime per una ricerca spirituale, filosofica ed esoterica. Purché si segua una determinata purezza di intenzioni:

“La perla è uno degli attributi della dea Afrodite. Essa evoca qualcosa di esclusivo, di segreto, di difficile reperimento, qualcosa di estremamente prezioso. Come il diamante, la perla è spesso il simbolo della spiritualizzazione della materia, una immagine che ben si adatta alla rappresentazione della mistica di Afrodite e il suo legame con la realtà corporea. Per chi sa trovare le perle, la loro purezza e il loro splendore non sono offuscati dalla rozza conchiglia che le racchiude, dalla melma che simbolizza la pesantezza della vita corporea. La perla si nasconde alla vista e per trovarla, come accade per ogni conquista spirituale, occorre una profonda immersione nell’interiorità, occorrono cura e disciplina.

L’apostolo Matteo ha detto: “Non dare le perle ai porci”. Lo stesso ammonimento vale per la mistica di Afrodite: l’orgia e la promiscuità sessuale non hanno nulla a che fare con i misteri afroditici, perché manca la spiritualizzazione della materia”.

Come dice la mia amica astrologa Irene Zanier: “La strada della donna è stata smembrata”. Io credo che dobbiamo ricostruirla noi tutte, come delle piccole Isidi, dobbiamo operare assiduamente per ricomporre il nostro corpo, conoscerlo e ricercare la spiritualizzazione della materia. Individualmente e tutte insieme.

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DOPPIA RECENSIONE: “IL CIBO DELLA SAGGEZZA” DI F. BERRINO E M. MONTAGNANI – “LA FELICITA’ FA I SOLDI” DI D. F. SADA E E. GARZOTTO

Vi starete chiedendo perché ho deciso di recensire due libri insieme e perché proprio questi, che sembrano anni luce lontani fra loro per argomento e ambiente. Ebbene, da un lato sono costretta a fare economia di tempo e risorse, perché attualmente lavoro parecchio, ma vi stupirà scoprire quanto, in realtà, i due saggi che ho appena terminato di leggere “si parlino” tra loro.

Il primo, “Il cibo della saggezza” non ha neppure bisogno di un’introduzione per quanto riguarda il Dottor Franco Berrino, uno dei suoi autori. Medico ed epidemiologo in pensione, scrive da anni saggi divulgativi per indurre le persone a nutrirsi consapevolmente per non ammalarsi. Ha creato, assieme ad altri collaboratori, il sito internet www.lagrandevia.it dove elargisce preziose informazioni e collabora mensilmente con la rivista mensile Yoga Journal. Marco Montagnani, invece, è un Maestro Taoista, docente di Medicina tradizionale cinese e Filosofia taoista presso la Scuola di agopuntura di Firenze, nonché tecnico di Qigong terapeutico ed MTC. Perchè hanno scritto questo libro a quattro mani? Per unire le conoscenze mediche occidentali a quelle orientali, un po’ come fa lo Yoga, che unisce corpo, mente e anima per trovare un equilibrio fra tutte le parti che ci compongono.

Il libro è una miniera di informazioni scientifiche, di errori medici, spesso di visione della medicina e della cura del paziente. Anche chi non è taoista come me, può trarre, proprio come succede con il buddhismo, preziosi consigli da una filosofia che aiuta l’uomo a vivere meglio nel suo presente, nonostante le avversità, umane e fisiche, psicologiche e ambientali.

Sono anni, ormai, che compro i libri di Berrino a occhi chiusi: escono in libreria ed entrano direttamente nella mia biblioteca personale, dove vengono collocati in una posizione prioritaria, dal momento che l’autore ci stimola profondamente a volerci bene e a onorare questo tempio del nostro spirito, il corpo.

E per il male di vivere?

Marco Montagnani ricorda: “Un giorno di sole, in Cina, in un monastero taoista mi trovavo in compagnia di alcuni monaci e di qualche bambino. Chiesi loro il motivo di quella che mi sembrava una gioia contagiosa e mi risposero: ‘Come si può essere tristi quando il sole ci riscalda il corpo e ci illumina l’esistenza?’

Verso le tre del pomeriggio il tempo cambiò. Malgrado il forte temporale e la pioggia violenta, nessuno sembrava aver notato il brusco peggioramento. Rimasi un po’ perplesso dal modo in cui tutti erano rimasti indifferenti all’accaduto e così chiesi: ‘Sta piovendo molto forte e il sole se né andato, quale motivo avete adesso per essere così gioiosi della giornata?’

La loro risposta fu questa: ‘Dopo che il sole ci ha riscaldato il corpo e illuminato l’esistenza, oggi il Tai onora la vita dando da bere a tutte le creature della natura e il cielo lascia cadere sulle nostre teste le sue meravigliose perle di gioia per festeggiare l’accaduto. Come si può essere tristi in un giorno di festa?’

Penserete che sono tante belle parole, ottime per chi vive nella semplicità, in un monastero ai confini con la civiltà umana, ma che nel caos delle nostre vite quotidiane, non è fattibile. Al contrario, io ritengo che sia una giusta via da scegliere: non sono solo i monaci taoisti e i bambini residenti nei loro spazi a pensarla-viverla così, ma anche i bambini, e ora ne ho la prova quotidiana. Ancora, ribatterete che i bambini sono bambini e gli adulti sono adulti. I primi hanno il sacrosanto diritto di vivere in un mondo ovattato e semplice, mentre gli adulti hanno doveri e responsabilità, devono portare il cibo a casa, quindi lavorare duramente, sacrificarsi, altro che contemplazione.

Ed ecco che ci viene incontro magicamente il secondo libro nella fotografia: “La felicità fa i soldi”, titolo ironico, per stessa ammissione degli autori, due traders, esperti di economia e finanza che ci danno consigli seri e competenti su come diventare dei “ricchi consapevoli”. Avete ragione, sia il libro che questa sequenza di parole, ricorda troppo da vicino un’americanata, quei libri automotivazionali e di business che scrivono fior di scrittori yankee con il sorriso a sessanta denti, naturalmente tutti finti, ma segno dell’altissimo status da loro raggiunto. Ecco perché non bisogna avere pregiudizi: Sada e Garzotto hanno fatto esperienza anche con quei “fantastici” personaggi, hanno provato a lavorare in Borsa, sono stati traders d’assalto, hanno guadagnato milioni di euro salvo poi comprendere che erano stressati, infelici e sull’orlo di una crisi di nervi. Erano ricchi, ma infelici. Era questo il fine dell’arricchimento? Tutt’altro.

Attraverso il loro libro, i due giovani traders mettono a disposizione dei lettori aneddoti, riflessioni, link e podcast utili per comprendere che si può arrivare a uno stato di agiatezza senza per forza fare gli strilloni, gli splendidi, andare alle feste giuste, dannarsi per raggiungere un numero di followers vertiginoso su Instagram, ecc. Si fa impegnandosi su uno scopo e attivando tutta la propria capacità intellettuale, diminuendo -anziché aumentando- le ore di lavoro perché è statisticamente confermato che, allungando i tempi trascorsi davanti al computer o in studio, l’efficacia diminuisce.

Gli autori insegnano vari modi e metodi per trovare la propria vocazione del mondo e lavorare su quella, raggiungendo la capacità di attuare un vero e proprio Yoga Finanziario, simpatico termine da loro usato in quanto autentici yogin, uomini che hanno fatto della meditazione il centro delle loro vite, perché sanno che solo togliendo, anziché aumentando (risorse, tempo, acquisti, strumenti) si può raggiungere un benessere consapevole e attraverso esso un benessere totale. Ecco perché Yoga Finanziario: raggiungere una sicurezza economica non deve per forza significare rischiare di impazzire a causa del denaro, spendere e spandere a piene mani -benché ti consiglino di farlo, per un periodo, al fine di comprendere quanto sia sciocco e insensato- no! Raggiungere una sicurezza economica tale che metta insieme il tuo benessere economico, quello interiore, quello familiare, alimentare, fisico.

Unione.

Non divisione: unione.

Sono libri che fanno riflettere e credo che, anche se ci soffermiamo su pochi punti, ne trarremo grande giovamento.

Buone letture.

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RECENSIONE: “LA GRANDE VIA” DI FRANCO BERRINO E LUIGI FONTANA

Il sottotitolo di questo saggio dice tutto: “Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa”.

Potrei non aggiungere altro.

Davvero, raramente consiglio con tanto ardore un libro, ma questo non è un semplice saggio: è la Bibbia della Salute e del corretto Stile di Vita, in modo oggettivo e insindacabile. Se volete farvi un regalo, o farlo a chi amate, mettete questo libro in cima alla lista.

Non a caso, i suoi autori sono Franco Berrino, un medico ed epidemiologo che io ho conosciuto grazie alla rivista mensile Yoga Journal, e che è stato direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. La sua conoscenza in materia di salute e di prevenzione da malattie gravissime, quali i tumori, è sterminata e i suoi consigli preziosissimi.

Luigi Fontana, il co-autore, è un medico e scienziato riconosciuto a livello mondiale, considerato come uno dei massimi esperti mondiali nel campo della nutrizione e degli stili di vita per promuovere la longevità in salute.

Va da sé che in questo libro troverete molti dati scientifici, ma fidatevi, è scritto in modo divulgativo e, quello che mi interessa principalmente, è anche un manuale, che vi consente di iniziare a seguire le migliori strategie per la vostra vita da subito.

Personalmente, sono stata davvero felice di scoprire una lista di ingredienti da introdurre nella mia dispensa, salutari e ricchi di nutrienti, addirittura farine e cereali “dimenticati”, che appartengono cioè al passato della tradizione italiana, ma che contadini avveduti e bio continuano a far crescere. Inoltre ho trovato conferma che la disciplina dello Hatha Yoga, che pratico da anni, è quanto di meglio ci sia per la triade mente-corpo-spirito.

Nota sorprendente (o no!), c’è una parte dedicata alla spiritualità, che non è semplice fede, ma trova eco nella voce di filosofi e scienziati di tutti i tempi:

“Secondo il maestro e filosofo taoista Chuang-Tzu, ogni essere vivente è veramente felice solo quando riesce a vivere in accordo con la propria natura.

A questo proposito, Albert Einstein diceva: ‘Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità ad arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido’.

L’invito a guardare dentro di sé, presente nella Grecia arcaica, si trova anche negli antichi sistemi filosofici orientali. Nel Tao Te Ching, scritta dal saggio Lao Tzu, probabilmente tra il IV e III sec.a.C., si dice: ‘Comprendere gli altri è saggezza, ma conoscere se stessi è illuminazione. Gli altri si possono dominare con la forza, ma per regnare su se stessi è necessario conoscere il principio universale, il Tao. Chi possiede molte cose materiali è considerato un benestante, ma solo colui che conosce se stesso, ed è tutt’uno con l’universo, è veramente ricco e autosufficiente. Forza di volontà nell’applicarsi allo scopo significa carattere, ma solo la serenità della mente, la tranquillità dello spirito, ci permetteranno di vivere una vita lunga e felice. Unicamente colui le cui idee non cessano d’essere dopo la morte è veramente immortale’.

Pure nel Yoga Sutra di Pantanjali, uno dei più imporanti testi filosofici dell’induismo, è scritto: ‘Il saggio non scruta il cielo per trovare Dio, sa che Egli è in lui, conoscendolo come Antaratma, l’Io profondo’.

Anche gli altri pensatori come Spinoza e Krishnamurti hanno intuito l’importanza di una conoscenza diretta e viva delle leggi che regolano l’universo, che non è possibile senza una profonda consapevolezza del funzionamento della nostra mente, dei meccanismi attraverso cui essa comprende e riconosce le cose. Capire come funziona la mente ci permette di liberarci dalle illusioni, dai tabù, dai condizionamenti culturali che distorcono la visione della realtà. Una visione falsata della realtà e di se stessi è una delle maggiori cause di sofferenza, d’inquietudine e di malessere che condiziona pesantemente la vita quotidiana delle persone. Ma allora come possiamo elevare la nostra consapevolezza ed esplorare la vera natura e potenzialità della nostra mente fino ad arrivare a trascenderla?”

Leggete il libro per scoprirlo!

E per tutti gli aggiornamenti, restate connessi a: www.lagrandevia.it

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RECENSIONE: “HATHA YOGA” DI YOGI RAMACHARAKA

Venexia, 2012

Prima di iniziare questa recensione, vorrei fare un plauso alla casa editrice Venexia, perché è una di quelle aziende dell’editoria italiana capace di scegliere autori e argomenti poco noti, talvolta scomodi e, molto spesso, sconosciuti ai più. Inoltre, le sue copertine sono talvolta di una tale bellezza, che il piacere di tenere in mano il loro libro è doppiamente intenso.

In questo caso, la grafica è modesta, ma il contenuto vince su tutto.

Yogi Ramacharaka non è un misterioso yogin indiano, ma lo pseudonimo di un avvocato americano di Chicago, William Walker Atkinson, autore di numerosi testi sulle filosofie orientali e l’esoterismo in generale, alcuni dei quali fondamentali per la diffusione dello yoga in Occidente. Sono datati all’inizio del Novecento, ma non invecchiano, anzi, il loro fascino è dovuto anche allo stile della scrittura: elegantissimo, limpido e divulgativo. Questo saggio completa una trilogia “della salute”. Gli altri due titoli sono “La Scienza del Respiro (Venexia, 2000) e “La cura dell’acqua” (Venexia, 2000).

Sono una yogini da cinque anni: i calcoli mi riescono facili e sarà sempre così, dal momento che ho iniziato a praticare Hatha Yoga nel 2014, mentre ero incinta di mio figlio Damon. Mi ero imbattuta in questa disciplina molti anni prima, ma qualcosa non era andato per il verso giusto e mi addormentai durante la lezione. Volli riprovare perché, mentre ero al quinto mese di gestazione, in edicola trovai un numero del mensile Yoga Journal che recava un enorme titolo: “Yoga in gravidanza”. Non resistetti. Lo acquistai, lo sfogliai e scattò qualcosa. Allora contattai la mia amica poetessa e Maestra Yoga Cristiana Samaya, che ancora oggi insegna e realizza video on-line meravigliosi come questo:

Mi accordai per iniziare le lezioni di Yoga in Gravidanza con lei e fu vero amore. Da allora non ho mai spesso di praticare. L’ho fatto con lei per tre anni, ma in seguito, per ragioni lavorative e familiari, proseguii da sola, a casa e il benessere che mi procurò e continua a donarmi Hatha Yoga è tale che non posso definire me stessa una persona disciplinata. Mentirei. Pratico Yoga perché mi fa stare bene a un tale livello che non è spiegabile, se non si prova.

Ho così iniziato anche a studiare l’argomento e la sua cugina, l’Ayurveda, che mi ha insegnato come mangiare in modo tale da rendere la mia alimentazione una vera e propria prevenzione per le malattie. Era quindi naturale che arrivassi a questo libro di Yogi Ramacharaka.

Il saggio descrive la summa dello Yoga: energia pranica, respirazione, stile di vita, asana, alimentazione e una dettagliata spiegazione delle funzioni del nostro corpo, perché:

“Il corpo è un abito indossato da uno spirito”.

Nelle religioni monoteiste e anche in buona parte della filosofia Indù, in fondo, al corpo viene data un’importanza secondaria, rispetto al valore altissimo dello spirito, ma Yogi Ramacharaka non è di questo avviso -e neppure io- perché, anche se uno spirito fortificato può resistere al dolore, alla sofferenza o al semplice disagio fisico, promuoverli è insensato. Dedicare tempo alla cura del proprio corpo, rende ogni altra azione, pensiero e spiritualità semplici e fluidi.

Vi consiglio caldamente questo saggio, sia che voi siate delle yogini o degli yogin, sia che siate semplicemente interessati alla comprensione del funzionamento del vostro corpo e al modo migliore per nutrirlo e curarlo.

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RECENSIONE: “L’ALTRA META’ DI DIO” DI GINEVRA BOMPIANI

Feltrinelli, 2019

“E’ possibile che un altro mondo sia già stato,

che lo abbiamo dimenticato,

che abbiamo letto male le nostre storie,

che qualcuna di esse ce la possiamo raccontare di nuovo”.

Un retro di copertina che dice tutto.

Auspico che in molti leggano, studino e riflettano grazie a questo saggio straordinario di Bompiani, scrittrice, saggista, traduttrice e grande erudita, perché i contenuti sono dirompenti. A cominciare dalla Genesi, che ha diverse interpretazioni e una di esse può risultare sconvolgente a molti. Non soltanto: le conseguenze di una tale revisione comportano cambiamenti radicali nello spirito delle persone. Lo spirito, che in ebraico è femminile: Ruach. “Per questo viene considerato la parte femminile di Dio. E poiché la voce è parola femminile, è dunque la parte femminile di Dio a produrre il creato. Così come Giovanni avrebbe detto in un testo apocrifo: ‘Divenne la Madre di ogni cosa, poiché esisteva prima di tutti, il madre-padre’”.

Ciò ricorda la Divina Sophia, divulgata da Padre Bulgakov e dal Leonardo da Vinci russo, il grande scienziato e teologo Pavel Florenskij. Una Divina Sophia repressa in ogni modo dalla Chiesa Ortodossa Russa: la corrente mistica sofianica è ritenuto ancora oggi eretica.

Icona russa con la Divina Sophia seduta al centro.

Ma tornando alla Genesi, la versione che presenta qui Bompiani è questa:

“Un’essenza divina maschio e femmina (Elohim, non Dio) crea un essere maschio e femmina che le somiglia. Così la creazione procede senza strappi: ogni cosa proviene dall’altra, la luce dalla tenebra, i serpenti dalle acque, i germogli dalla terra, gli umani dagli dei. Ogni cosa nasce nel suo elemento, nell’humus in cui frutterà e si moltiplicherà. […] La figura finale porta impresso lo stampo di Elohim. Chiudendo il cerchio della creazione, la sua duplice natura si riflette nella loro, e può lasciarli liberi sulla terra ospitale.

Niente divieti, né colpe, né punizioni nella creazione di Elohim. Non vi è un amore geloso fra dio e la creatura. Una sola parola definisce la loro relazione: tzelem (immagine). È questa immagine che li farà riconoscere in futuro, e ricordare di se stessi e dell’Altro. Quando Agostino inciterà a guardare dentro di sé, a conoscere se stessi per conoscere Dio, parlerà di questa intima e libera relazione con Dio, che la prima creazione lascia intravedere.

La creatura somiglia al creatore: creata dal soffio e dalla voce, la sua storia comincia quando, fra le anime viventi, un maschio e una femmina simili a dio si diffondono insieme sulla terra, fra le erbe del campo e i frutti degli alberi, copulando, coltivando e proteggendosi a vicenda”.

[…]

“La storia della prima creazione non contiene il male, ma contiene il tempo ed è contenuta nel tempo: un giorno dopo l’altro, fino al giorno del riposo in cui contemplare l’opera compiuta. Non c’è il male in questa storia”.

Gli Elohim, creando l’uomo e la donna e a loro immagine e somiglianza, li lasciano liberi. La memoria collettiva, confondendo le due origini, ha dimenticato la sua libertà.

Quali sono le due culture che hanno formato il nostro immaginario? Quella greca e quella giudaica. Cosa racconta Esiodo? Che ci fu un’Età dell’Oro nella quale i figli maschi del dio Crono venivano inghiottiti per la paura che facessero come lui, ovvero lo spodestassero. L’astuzia di Gaia salva l’ultimo di loro, Zeus, allevandolo di nascosto a Creta, dopo aver fatto inghiottire una pietra al padre. Così si conclude l’Età dell’Oro e inizia quella dell’Argento, durante la quale la società si fondava sulle donne, o meglio, sulle madri. Gli uomini vivevano con loro, infantili e sciocchi, fino a cento anni. Quando finalmente lasciavano la casa materna, non sapevano fare altro che guerreggiare e uccidersi. Dal momento che non recavano offerte agli dei, essi si stancarono di loro e li cacciarono agli Inferi, dove diventarono divinità minori.

A questa era ne seguiranno altre, tra cui l’Età degli Eroi, in cui le stesse attività belliche verranno viste come buone e giuste.

Dunque, anche secondo Esiodo, ci fu un’età Matriarcale. L’archeologia lo ha confermato e questo ha aperto la possibilità che la nostra civiltà sia stata preceduta da molte altre, diverse tra loro, che ci insegnano -tra le altre cose- che l’idea del progresso e dello sfruttamento delle risorse non è un destino, e non è neppure naturale.

Nel saggio sono presenti diversi esempi di culture matriarcali e matrifocali, ma quello che mi colpisce di più, è la quantità di analisi e di dati concreti esposti dall’autrice per dimostrare quanto sia sbagliato restare invischiati nella manipolazione delle religioni monoteiste. Questo non significa che io sia nemica di un ebreo, di un cristiano, o di un musulmano. Ciascun essere umano è libero di scegliere la propria religione. Scegliere -e già qui potremmo aprire nuove pagine di discussione, dal momento che altri ci impongono una religione, attraverso il battesimo-. Quello che mi preme trasmettere è la necessità di studiare, ricercare e riflettere su quanto ci viene propinato, per farci una nostra idea, perché, come diceva il grande scienziato Stephen Hawking:

”Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza,

ma l’illusione della conoscenza”.

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RECENSIONE: “CON GRAZIA DI TOCCO E DI PAROLA – LA MEDICINA DELLE SANTE” DI ERIKA MADERNA

Aboca, 2019

Magari l’argomento non stava in cima alla lista delle mie preferenze ma, buon Dio, questa saggista riesce sempre a sorprendermi! I contenuti dei suoi libri sono ineccepibili, frutto di una ricerca seria e approfondita e, soprattutto, di una passione che esce dalla pagine in modo potente e ti travolge.

L’introduzione riporta la citazione di una delle mie scrittrici più amate: Isabel Allende.

“Le streghe, come le sante, sono stelle solitarie che brillano di luce propria, non dipendono da nulla e da nessuno, perciò non hanno paura e possono lanciarsi alla cieca nell’abisso con la certezza che, invece di schiantarsi, spiccheranno il volo”.

Troppo fantasioso? Letterario? Niente affatto, a giudicare dalle storie di sante vere, raccontate da Maderna. Infatti, uno dei molti punti in comune tra una strega e una santa è la disobbedienza: se le streghe sono donne libere, o che almeno tentano di ribellarsi a una religione patriarcale che le schiaccia, le sante non sono da meno. Possono assoggettarsi a determinati doveri, come quelli coniugali, ma nel profondo e nel quotidiano, agiscono mosse da una fede e da una volontà ferree.

La donne che entravano in convento, per esempio, anziché andare in spose, sfuggivano al controllo di un uomo e potevano approfondire studi erboristici, medici, teologici, addirittura astronomici. Il convento, dunque, non come prigione e privazione della libertà ma, per quegli spiriti dediti alla conoscenza e allo studio, ingresso principale verso la piena presa di coscienza dell’essere uomo e donna, del corpo e delle sue funzioni, della spiritualità più alta e della compassione autentica.

Cosa ci fa sentire spesso alieni rispetto alle suore e alle badesse? L’idea della loro vita dimessa, votata alla clausura, alla preghiera. Ebbene, grazie a questo saggio possiamo cambiare idea: i conventi diventano biblioteche ricchissime, tempi di conoscenza e ricoveri per persone bisognose, reietti, lebbrosi e malati di ogni genere. Le spose di Cristo sono le loro protettrici, infermiere e medichesse, curano i loro corpi, ma anche lo spirito. Le preghiere rimangono, ma c’è anche l’azione, il “fare la differenza” in modo concreto, fattore che mi ha stupita in modo positivo. L’uomo sovente distrugge e uccide. La donna dà la vita e cura. Le suore non hanno figli, ma pongono rimedio alla violenza sempiterna dell’uomo.

E’ un saggio da leggere con calma, prendendosi del tempo per riflettere su alcuni suoi passaggi e sulla vita di sante che conosciamo, come Agata e Lucia, la somma Ildegarda di Bingen e altre meno note, come Radegonda di Poitiers e la straordinaria Elisabetta d’Ungheria, la Carità personificata, morta giovanissima dopo una vita totalmente dedicata alla propria famiglia e ai bisognosi.

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