Doppia recensione di due saggi sulle donne filosofe

Torno sul mio blog dopo qualche mese dedicato all’università: come potete immaginare, se si desidera conseguire una laurea triennale entro i tempi giusti, bisogna dedicare moltissimo tempo allo studio. Certo il mio pensiero vola al mio blog culturale e voglio continuare a nutrirlo. Per questa ragione, ho stilato un piano editoriale -il primo della mia vita!- e voglio tentare di seguirlo scrupolosamente, in modo da far uscire un post almeno due volte al mese.

Spero che questa nuova idea vi piacerà.

Nel frattempo, studi universitari o no, continuo a leggere testi di mio gusto, in parallelo, perché non posso farne a meno. Sono così affamata di libri da essere perfettamente consapevole del fatto che non basterà una sola vita per soddisfare tutto questo appetito. E allora ho portato a termine due letture che, proprio le lezioni di Storia della Filosofia Antica del Prof. Salvatore Lavecchia, mi avevano stimolato. In effetti, mi sono chiesta: per quale ragione, nei testi bibliografici, si parla così poco delle donne filosofe dell’antichità, che pure ci sono state? Per la penuria di informazioni che le riguardano? Certo, ma è impossibile che nessuno se ne sia occupato. E infatti avevo ragione, e grazie a un’altra professoressa, Laura Casella, ho potuto approfondire l’argomento leggendo:

Filosofe maestre imperatrici – per un nuovo canone della storia della filosofia antica,

a cura di Maddalena Bonelli, Edizioni di Storia e Letteratura, 2020

Nel saggio c’è la conferma della presenza di molte donne filosofe in epoca antica e si trova anche la conferma della loro evanescenza. La ragione? “Le fonti che riportano i nomi, gli aneddoti e gli scritti delle filosofe, sono più o meno gravemente viziate da pregiudizi di genere svalorizzanti”.

Nonostante questo, le fonti ci sono, e ci presentano diversi dati interessantissimi e molti altri che andrebbero approfonditi. Considerate che già Platone, nella Repubblica, afferma che alcune donne sono candidabili al ruolo di guardiano della città e, come ben sapete, tale ruolo doveva essere ricoperto da un vero e proprio filosofo. Ne consegue che, secondo uno dei padri della filosofia antica, una donna, se ben istruita, poteva governare un’intera città. Un ragionamento che costò a Platone innumerevoli critiche.

Eppure la sua idea non era rivoluzionaria: ben 2500 anni fa, già Pitagora aveva aperto lo spazio filosofico alle donne. In particolare, la storia delle donne pitagoriche si divide in due fasi: le pitagoriche antiche dell’età arcaica e classica e le neo-pitagoriche di età ellenistica e imperiale. Tra le prime, troviamo discepole dirette di Pitagora e dei suoi seguaci, che vissero nella Magna Grecia. Tra di esse ci furono la madre del filosofo, Pitai, la sorella, la moglie Teano e le tre figlie: Myia, Damo e Arignote, nonché la nipote Bitale. Esse, insieme ad altre seguaci come Esara, Phyntis, Perictione, Melissa, Cleareta e molte altre produssero scritti come: Sulla devozione, Sulla moderazione delle donne, Sulla natura dell’uomo, Sull’armonia delle donne, Sulla sapienza e diverse lettere. Invece, delle neo-pitagoriche, il materiale è anche maggiore, sebbene ancora oggi si discuta sull’effettiva origine femminile di tali scritti. A prescindere dalla risposta, un punto resta fermo: le donne occupavano uno spazio rilevante, all’interno delle scuole pitagoriche, e se ne parlava diffusamente.

Ne consegue che “Pitagora fu il primo filosofo greco a considerare entrambi i sessi degni di un trattamento filosofico. Non rimane da chiedersi se le sue compagne e seguaci ebbero un ruolo nel dar forma e contenuto alle sue teorie riguardo al genere femminile, le donne e il loro potenziale filosofico”.

Certo la più nota tra le filosofe antiche fu Diotima di Mantinea, una profetessa di tale potere e fama da essere riuscita a posticipare di dieci anni la peste di Atene del 430 a.C.. E la sua conoscenza si diffuse in modo esponenziale quando Platone scrisse il Simposio, e affermò che fosse stata la maestra del sommo Socrate. E bisogna leggere questo dialogo, per comprendere la profondità del pensiero della filosofa, che condizionò così tanto Socrate, sebbene solo in seguito al primo dei maggiori condizionamenti da lui subiti da un influsso femminile: quello della madre Fenarete, che di mestiere era stata una levatrice, e il lavoro di “portare alla luce una nuova vita e un pensiero” fu proprio la maieutica, il leitmotiv della vita di Socrate.

Nonostante la grande valenza di Diotima, ancora oggi gli accademici si dicono discordi sulla sua reale esistenza. Le ricercatrici e le professoresse che se ne sono occupate, hanno portato diversi ragionamenti su questo punto, a cominciare dal fatto che tutti i personaggi dei dialoghi di Platone furono persone realmente vissute, dunque perché Diotima dovrebbe essere priva di una reale biografia? Il dibattito resta aperto.

Fra le altre donne filosofe troviamo anche un’imperatrice del X sec. d.C., Pompeia Plotina, di scuola epicurea e, naturalmente, Ipazia di Alessandria, trucidata da cristiani estremisti nel 415 d.C. -e a questo proposito, vi invito a leggere le sue biografie (1), anziché accontentarvi dell’omonimo film uscito qualche anno fa, fuorviante sotto molti punti di vista. Il maggior problema riguardante la vita e le opere della maestra d’Alessandria riguarda proprio le fonti: non abbiamo altro che documenti indiretti, ovvero scritti di allievi e discepoli. Con una sola eccezione: l’edizione al III libro del Sistema Matematico di Tolomeo, di cui scrisse il commento il padre Teone. L’opera di Ipazia è quindi tramandata nel complesso delle opere di Teone, il Commentario al Sistema Matematico. Tuttavia, dalle fonti in nostro possesso sappiamo che fu una mente talmente brillante da spaziare dalla conoscenza della filosofia pratica all’astronomia. Ipazia apportò un’innovazione alla storia del pensiero e si segnalò per fama e prestigio, nel corso della sua vita. Fu allieva del padre, il matematico e scolarca del Museo di Alessandria, Teone. Lo stesso destino di allieve del padre ebbero anche Atenaide/Eudocia, figlia del retore Leonzio, la quale divenne poetessa di fama e sposò l’imperatore Teodosio II nel 421, diventando Augusta del regno di Oriente e mecenate della cultura ellenica. Vi è poi Asclepigenia, la figlia di Plutarco, scolarca della scuola di Atene (430-1). E tuttavia Ipazia fu speciale, perché superò la conoscenza astronomica paterna: secondo Damascio, inoltre, a un certo punto della sua vita si curò principalmente alle scienze matematiche “ma, non senza altezza d’animo, si dedicò anche alle altre scienze filosofiche”.

  1. Ipazia di Alessandria, Gemma Beretta, Editori Riuniti, 2004 e Ipazia, Silvia Ronchey, Bur, 2011

Le regine della filosofia – Eredità di donne che hanno fatto la storia del pensiero,

AA.VV., a cura di Lisa Whiting e Rebecca Buxton, prefazione di Maura Gancitano, Edizioni Tlon, 2021

Al primo saggio, non potevo che accoppiare questo, per comprendere come e quante filosofe hanno ricoperto lo spazio accademico (e non solo) negli ultimi duecento anni. Ed ero sicura che avrei trovato un simile libro presso le Edizioni Tlon, perché seguo la filosofa Maura Gancitano e so con quanta cura e devozione approfondisce temi come questo.

Le regine della filosofia presenta -dopo qualche voce sulle prime filosofe- una selezione precisa di filosofe del mondo anglofono, pertanto non pensiate di trovarle tutte qui: il testo è solo una parte delle vostre ricerche, se vorrete continuare a farle “con me”.

Parlarvi di tutte le filosofe qui presenti, richiederebbe molte pagine, e io vi ho già lungamente intrattenuto. Vi cito i nomi, preziosisimi: Diotima, Ban Zhao, Ipazia, Lalla, Mary Astell, Mary Wollstonecraft, Harriet Taylor Mill, George Eliot, Edith Stein, Hannah Arendt, Simone de Beauvoir, Iris Murdoch, Mary Midgley, Elizabeth Anscombe, Mary Warnock, Sophie Bosede Oluwole, Angela Davis, Iris Marion Young, Anita L. Allen, Azizah Y. Al-Hibri.

E vi spiego perché questo libro va letto, nonché diffuso nelle scuole, come lettura consigliata sia alle studentesse che agli studenti: le donne sono sempre state filosofe, amanti della sapienza, proprio come gli uomini, solo che i secondi si sono presi, per millenni, tutto lo spazio e il tempo per riflettere, scrivere e condizionare le sorti del mondo, mentre le donne sono rimaste relegate a casa, a occuparsi dei mestieri di casa e dei campi, del bestiame e poi delle fabbriche. Non voglio includere un discorso femminista, ma voglio fare un ragionamento oggettivo: se, anche in questi giorni, viviamo l’attesa angosciosa dell’esito della guerra tra Ucraina e Russia, e rileviamo che, ancora una volta, è stata avviata da uomini, potete prendere in considerazione il fatto che, se le donne avessero avuto la possibilità di far fiorire il loro pensiero, nel corso degli ultimi duemila anni, se fosse stato lasciato loro il potere e lo spazio politico, economico e sociale, oggi, 28 febbraio 2022, la storia avrebbe avuto un corso diverso? Questo non vuol dire che le donne siamo migliori degli uomini, ma che l’evidenza dei fatti dimostra che gli uomini, ed esclusivamente loro, hanno avuto il potere di vita e morte su questa terra, dunque un pensiero altro, diverso o divergente avrebbe potuto fare la differenza.

E basta vedere cosa accadeva nelle università, più precisamente nelle facoltà di filosofia, fino a pochi decenni fa -e, in alcuni luoghi, ancora oggi: “Per questi ragazzi la filosofia era una competizione da vincere: volevano dimostrare la superiorità della loro dialettica e dar prova della propria intelligenza. Lo scopo non era capire, ma evitare di apparire deboli” (da un’osservazione della filosofa Mary Midgley, fine anni ’30, ai corsi di lettere classiche del Sommerville College di Oxford). E le università sono ancora oggi i luoghi in cui si forma il dibattito, dove si fanno le ricerche e nascono idee nuove che prenderanno poi forma nello spazio pubblico, in ogni settore.

Allora continuiamo ad aprirli alle donne questi settori, e anche gli altri, perché oggi, più che mai, abbiamo bisogno di rivedere il pensiero politico, economico e sociale. Oggi. Ora.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.