RECENSIONE: SPECCHIO DELLE MIE BRAME – LA PRIGIONE DELLA BELLEZZA

Einaudi, 2002

Dai, cominciamo bene questa giornata, con una bella recensione al vetriolo…

Perché al vetriolo? Perché ho l’accortezza di evitare di recensire libri che non mi piacciono -ritengo che sia una pratica di buona educazione quella di non infliggere dolore a una collega o a un collega scrittore, che hanno dedicato tempo, dedizione e cura per la loro opera- ma quando trovo testi divisivi, mi sento profondamente stimolata. “Specchio delle mie brame” è divisivo e adesso vi spiegherò perché.

Partiamo dal presupposto che adoro la filosofa Maura Gancitano: da quando la vidi, per la prima volta a Otto e Mezzo, il programma di Lilli Gruber su La7, mi innamorai di lei. Era lì, seduta davanti alla conduttrice, completamente vestita di nero, con i capelli lucidissimi tirati indietro, il viso dalla pelle di porcellana -e non a causa del botox, ma per dono di Madre Natura e la sua dedizione allo skin care- un rossetto appena accennato e questi occhi grandi grandi, che esplorano il mondo, che bramano conoscenza. Avrei scommesso che si trattasse di una figlia di Sophia prima ancora di sentire la sua presentazione!

Negli anni, ho continuato a seguirla, anche attraverso il suo progetto Tlon, condiviso col marito, e trovo spesso spunti molto interessanti, riflessioni che lascio sedimentare e sulle quali torno. Potevo, quindi, lasciar perdere questo libro gioiello, sia per contenuti che per la copertina della straordinaria illustratrice Elisa Seitzinger? Assolutamente no! Anzi, l’ho preordinata, anche per ricevere la cartolina che vedete nell’immagine, in modo da poter ascoltare i podcast della stessa Prof.ssa Gancitano.

E dunque, entriamo nel merito: la filosofa racconta una buona fetta della storia della bellezza, accompagnandola ad esempi di vita vissuta, sua personale, di sua figlia adolescente e di donne famose, come la modella Emily Ratajkowski e l’attrice Demi Moore. Coinvolge moltissimo la lettrice e il lettore, perché induce a riflettere sui mutamenti dello sguardo, sul modo che l’essere umano ha di giudicare la bellezza, mosso soprattutto dal condizionamento dei mass media e dei progetti imprenditoriali.

Ri-scopriamo così che siamo schiave e schiavi della bellezza, rileviamo le ragioni profonde dei nostri pre-giudizi sulla bellezza e ci accorgiamo che le conseguenze non ricadono solo sulle donne (in primis) brutte -i maschi se la passano sempre meglio, anche in questi casi- ma anche su quelle belle, che non vivono esattamente un’esistenza libera e autentica, almeno fino a quando non si liberano dal giogo che le tiene avvinte. Stiamo parlando di modelle che rappresentano donne oggetto e per questo sono costrette, anche per contratto, a restare a lungo magre e belle, a sottostare alle richiese di aziende di moda, di cosmetici e di profumi. Oppure pensiamo alle attrici, anche loro incastrate in ruoli spesso ripetitivi. Per la Moore, ad esempio, c’erano registi sconvolti nel trovare copioni in cui lei dovesse recitare senza mostrarsi nuda. Ma come? Associamo Demi alla nudità! (Ma anche no, aggiungo io).

Insomma, in questo libro avrete modo di indignarvi molto, ma ora arriviamo al punto divisivo: io non mi ci sono ritrovata dentro questo testo. Non c’è materiale per me, a parte la conoscenza nozionistica, perché io con la bellezza ho sempre avuto un bel rapporto e niente affatto complessato.

Io a 20 anni

Per spiegarvi le ragioni, non posso che partire da questa mia foto: avevo 20 anni e l’unica nota artificiale, acquistata in una profumeria, sono le lenti a contatto viola. Le avevo prese sia perché il mio colore preferito è questo, e lo si vede anche dall’ametista che porto al collo, sia perché non avevo mai usato delle lenti colorate ed ero molto curiosa. Per il resto, i capelli lunghissimi li tenevo perché li adoravo e mi ricordavano Queen Millennia, la protagonista di un vecchio cartone animato giapponese, Galaxy Express 999. Ho sempre adorato Millennia. Ma erano anche un omaggio alla bisnonna paterna: la mia nonna, Baba Jula, mi raccontava sempre che lei e sua sorella intrecciavano i capelli della mamma in due lunghissime trecce da Raperonzolo, che lei poi nascondeva sotto il fazzoletto. Quanto all’outfit, per anni sono stata un po’ gotica e un po’ metallara. Sì, sembra strano: capelli colore del grano, pelle chiara, sorridente, però mi piaceva lo stile opposto. Anche qui c’è una spiegazione razionale, ma non voglio scendere in particolari, perché finirei troppo al largo rispetto al tema in questione.

La bellezza.

Mi sono sempre piaciuta e crescendo, quando il mio corpo iniziava a trasformarsi, vuoi per gli ormoni, vuoi per la gravidanza, vuoi per la mia golosità, soprattutto in fatto di dolci, questa immagine di me che vedete mi è sempre rimasta impressa nella mente, come un monito: se Madre Natura ti ha dotata di queste fattezze e di questa forma a clessidra, perché dovresti sputarle addosso? E non l’ho fatto. Certo, ho avuto le mie cadute, anche di recente: con l’università la fame nervosa non si è fatta mancare, ma poi torno sempre al punto di partenza, che è il più forte di tutti. Essere fedele a me stessa!

Non si tratta di prendere l’immagine di una persona in particolare. Io non potrò mai, per esempio, assomigliare in tutto e per tutto a Queen Millennia, perché lei era longilinea, invece il mio corpo somiglia più a quello di una pin-up. Da lei ho preso solo la passione per i capelli lunghi, ma neppure quelli posso tenere, superati i 40, non me la sento. Tuttavia mi prendo cura del mio corpo, cerco di non affaticarlo con chili in più, col cibo spazzatura, non esagero con i miei adoratissimi dolci e faccio del mio meglio per stare in movimento, nonostante uno stile di vita che spinge a tenermi ancorata a una sedia, davanti ai libri. Pratico Yoga e meditazione da casa, in modo costante e curo pelle, trucco e parrucco!

Io oggi

Mi dovrei sentire schiava del sistema per questo: no! Non c’entra nulla quel che il mainstream vuole da me, in quanto donna. Qui c’entro solo io, che il concetto di bello lo amo da sempre. Voglio semplicemente onorare quel che mi è stato dato alla nascita e di questo non posso sentirmi in colpa.

In più, c’è la questione della salute. Non una questione di poco conto, vi pare? Nel libro, la filosofa suggerisce che ci siano molte dietiste che non sono d’accordo col fatto che magro = salute. Al contrario, io posso portare l’esempio di fior di dietiste e medici che dicono il contrario, ma non entriamo in questo vespaio, perché ci sono bastati due anni di pandemia, per capire quanto i medici ragionino in maniera divergente. Dirò solo che io alla salute tengo ancora più della bellezza, e quindi, soprattutto da quando ho messo al mondo mio figlio, ho deciso di lavorare assiduamente sulla prevenzione. Mi sono chiesta: come posso fare per mantenermi in salute e attiva, per il mio bene e quello del mio bambino, che voglio seguire al meglio? Tutte le risposte me le ha date il Dott. Franco Berrino. L’ho conosciuto attraverso la rivista Yoga Journal e da anni divoro i suoi libri e lo seguo on-line. La sua esperienza clinica è pressoché infinita -ci credo, si sta avvicinando ai 100 anni!- e si è occupato proprio di prevenzione dalle malattie degenerative e dai tumori, nonché ha curato le persone malate anche attraverso il cibo e lo stile di vita. E sapete cosa è successo, da quando ho ripreso a seguire il dottore con maggiore fedeltà? Che non mi sono mai sentita meglio. Sono sempre lucida, energica, la mia pelle splende, ho il ciclo regolare e puntuale come un orologio svizzero e un unico “effetto collaterale”: sto dimagrendo! Sì, se anche durante questo ultimo inverno la mia bilancia aveva cominciato a salire, grazie alla mi ansia da prestazione universitaria, che mi portava a mangiare spesso e male, finalmente sto tornando al mio peso forma.

La questione è semplice: più ti prendi cura della tua salute, più bella e a tuo agio ti senti.

Però questo non l’ho trovato scritto nel libro. Si parla molto di accettazione, di liberazione dal diktat del pensiero unico e sono tutte questioni con le quali concordo, ma se si agisse proprio sul tema della prevenzione, non sarebbe meglio? Voglio dire, si prenderebbero due piccioni con una fava, no?

Allora non posso concordare pienamente con questa citazione:

“Nutriamo moltissimi pregiudizi nei confronti delle donne bellissime. Ci illudiamo che, per il semplice fatto di incarnale un ideale, siano anche persone felici. Ed Diener e Martin Seligman, al contrario, hanno rilevato che esiste una corrispondenza minima tra bellezza e felicità: le persone molto felici sono altamente sociali e hanno relazioni romantiche e amicali più forti, ma non fanno più esercizio fisico delle altre, non sono più belle, non hanno una vita religiosa più intensa né accadono loro fatti significativi migliori. Quel che le persone felci hanno di diverso è, in realtà, un sistema di emozioni funzionante che può reagire in modo appropriato agli eventi della vita. Il nostro quoziente di bellezza, quindi, non ha davvero il potere di migliorare la nostra vita, e il mito della bellezza può provocare sofferenza e infelicità in chiunque, anche in chi pensiamo sia stato baciato dalla fortuna”.

Invece io ritengo che una persona bella, o che faccia del suo meglio per esserlo, può avere proprio tutto: emozioni funzionanti, amici, spiritualità feconda, ecc ecc. Perché, ahimè, continuo ad associare la bellezza alla salute, e non mi ritengo una pessima persona per questo motivo: ci sono fior di studi che confermano quanto ho descritto di me, in primis, ovvero che, se ti prendi cura della tua salute, a tutti gli effetti risplendi, stai bene, sei più lucida e di aiuto verso il tuo prossimo. Hai energie da vendere, insomma.

E ancora:

“Non può quindi essere un caso se la malattia della bellezza sia cresciuta con il crescere dei canali di comunicazione. Non è infatti una bellezza che stimola, quella a cui siamo abituati, ma che colpevolizza. Non ti spinge a formulare nuove domande, ma ti schiaccia sui soliti arrovellamenti del pensiero. Ti fa credere di non essere abbastanza, ti costringe a tenere lo sguardo fisso sui confini del tuo corpo”.

Ma anche no! Se tu levi, anche per un po’, lo sguardo dai social e lo interiorizzi, troverai mille tesori. E se torni all’esterno e ti guardi allo specchio, lasciando scorrere il pensiero liberamente, potrai interrogarti su cosa c’è di bello in te e come mantenerlo. Perché tutti abbiamo una parte bella, una meno bella e una decisamente brutta. Se impari a conoscerti e a far emergere il bello, poi, francamente, il tuo corpo te lo scordi pure: se stai bene dentro di esso, sei libera di spiccare il volo con maggiore facilità. Il volo del pensiero, della creatività, di tutto. E questo la filosofa può confermarlo, se lei stessa scrive di tutte le crisi avute durante conferenze e presentazioni di libri, al pensiero “ma sto bene? Questa giacchetta mi tira troppo in vita? ecc” Se smetti di avere questi pensieri perché, a monte, hai sciolto tutte le problematiche, poi al corpo non ci pensi davvero più.

E potrei continuare ancora, però mi fermo qui, è più che sufficiente.

Se mi è piaciuto il libro? Lo sto recensendo pubblicamente, quindi sì.

Lo trovo utile? Assolutamente sì, soprattutto per le adolescenti che si approcciano quotidianamente ai social e per le adulte che vivono spesso delle crisi.

E’ esaustivo? No, perché avrei inserito anche le voci di donne come me, che nel proprio corpo e con la propria estetica, si trovano benissimo. E tuttavia la filosofa lo scrive chiaramente, che il libro non può essere esaustivo, data la vastità dell’argomento.

Da parte mia, posso solo dire di rifletterci profondamente e di partire non tanto dalla bellezza, che è ovunque, tanto dentro quanto intorno a noi, ma dalla salute.

La salute, amiche e amici. Il resto seguirà naturalmente.

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