Appunti dai cicli di conferenze “E’ tempo di virtù”

Eccomi di ritorno, dopo un lungo periodo, fra le pagine del mio blog, con una serie di appunti presi nel corso di alcune conferenze davvero speciali, svoltesi a Gorizia grazie al progetto SconfinataMente.

Purtroppo, per ragioni di lavoro, non sono riuscita a partecipare a tutti gli incontri, ma tutto ciò che sono riuscita a raccogliere, ve lo riporto fedelmente.

Ariel Haddad, Rabbino Capo di Slovenia – “Le virtù dell’Ebraismo, cosa sono e cosa farne”:

  • Se tu guardi nello specchio, devi vederci te stesso, ma anche gli altri, poiché lo specchio è un vetro con una vernice argentata;
  • Non puoi vedere qualcuno, riconoscergli pregi e difetti e credere che non siano presenti anche in te: li hai tutti;
  • L’unica entità alla quale tu puoi rivolgere lo sguardo e rifletterti positivamente è il divino. Gli altri esseri umani e tu siete uguali e quindi, l’unico modo per coesistere è costringerti a non guardarli con giudizio e malevolenza. Piuttosto guarda al Divino e ricorda che l’uomo è riflesso del Divino. Questa è l’unica virtù (parola, peraltro, non presente nell’ebraico antico);
  • Midot significa Misura e sono 13 attributi divini grazie ai quali conosciamo la misura del comportamento. Vi si trovano: perdono, scusa, pietà, compassione, verità (Emet) come a volerci ricordare che la chiave per poter giungere a tutto questo risiede nella verità, quella che è presente nel Divino;
  • Ciò che di brutto vediamo negli altri è ciò che noi possediamo. Se non lo vediamo, significa che non lo possediamo.

Prof.ssa Carmela Crescenti, insegnante di scuola primaria e docente universitaria -“Solidarietà nel Corano e negli hadadith”:

  • Di solito l’Islam appare il contrario della virtù (guerra, violenza, odio), ma sono le caratteristiche più basse. Invece c’è anche un aspetto molto più interiore, spirituale e luminoso, ma difficile da far proprio;
  • il Jihad (combattimento) prevede il detto del Profeta: “C’è un piccolo jihad e c’è un grande jihad”. Ovvero c’è il combattimento guerriero e quello interiore, per avvicinarsi a Dio. Plasmare l’anima: combattere contro i difetti dell’egoismo, che ti impedisce di pensare agli altri, pensando alle cose importanti. L’esteriore è tutto il mondo che c’è intorno a noi. La Natura, che è sacra e divina. Il più alto gradino della virtù è lodare Dio, il più basso togliere un sasso da terra perché per te è un ingombro: il sasso è di tutti, quindi non devi toglierlo;
  • Dio è più vicino a noi della vena giugulare. Quindi la nostra è una ricerca di come stabilizzare la nostra entità divina e la strada è purificare l’anima. L’uomo è fatto di tre componenti: corpo, anima, mente. Si loda Dio essendo se stessi, conoscendosi, capendo qual è la verità sua e divina. Questa via della conoscenza è virtuosa. La ricerca è divina di per sé, poiché è interiore, è la grande jihad. Conoscere se stessi non si può insegnare, è un percorso individuale. Chi conosce se stesso, conosce il Signore. E che faccia ha il Signore?
  • Ascoltare serve moltissimo. Come anche vedere: la ricchezza del Creato. Se trovi il tuo modo per star bene con te stesso, allora vivi nell’armonia.
  • Perché si vive? Per lodare Dio, il Creato e conoscere se stessi;
  • Cos’è l’Amore? Il legame universale e non puoi farne a meno. Lo troverai sempre in te stesso.

Malvina Savio, monaca del centro Buddhista Tibetano Sakya, Trieste – “Le virtù nel Buddhismo”:

  • Buddha và dall’ateo al credete. Chi viene al nostro centro non viene chiesto di cambiare religione, anzi. Il Dalai Lama suggerisce che ognuno deve approfondire la propria religione.
  • Il Samsara è sempre turbolento. Bisogna trovare un equilibrio per vivere in modo armonioso in esso;
  • Per arrivare a essere un Bodhisattva, bisogna fare un percorso. Le virtù sono: generosità, etica, pazienza, perseveranza, meditazione e saggezza. La prima Paramita/Virtù è la generosità, il dare, quindi imparare a staccarsi piano piano dai beni materiali per poi imparare a donare anche il proprio corpo. Praticare il Dono è la più grande Virtù.

Alessia Rizzardi (Rumkini Devi) e Andrea Giuseppin (Shilanga Deva), rappresentanti dell’Unione Induista Italiana – “Le Virtù nell’Induismo”:

  • L’Induismo è una religione monoteista. Infatti, crede che Dio sia Uno, ma che abbia molti volti. Il numero è di 33 milioni di divinità, ma non sono che rappresentazioni dell’Uno.
  • Sanatana Dharma è il vero nome dell’Induismo, termine coniato dagli inglesi e divenuto internazionale;
  • Dharma: nutrire, sostenere. Si tratta di norme che regolano il rapporto tra divino e creato. Quando noi ci poniamo in armonia con il Dharma, siamo persone realizzate, in armonia con Dio. Il Dharma è eterno: non ha inizio, né fine. Diventa universale. Una virtà è l’Ahimsa/Non violenza. L’ecologia deriva da Ahimsa;
  • Il Dharma riguarda le persone in base al ruolo che l’uomo asusme nella società. Se sei un religioso, hai regole diverse da quelle di un guerriero. Se noi realizziamo il Suadharma, saremo soddisfatti a prescindere dal ruolo che abbiamo nella soceità;
  • Luogo- Tempo -Circostanza: le virtù assumoni sfumature diverse in base a questi elementi. La verità non è infatti rigida, ma deve adattarsi alla situazione;
  • Ci sono quattro scopi nell’Induismo: il Dharma è la stella polare di tutti gli scopi e deve regolare anche Artha/Sostentamento: ciò che ci serve per vivere in questa vita; Kama/Desiderio: se non siamo guidati dal Dharma, diventeremo schiavi del vizio; Moksha/Liberazione: è il fine dei praticanti, liberarsi dai vincoli e dai condizionamenti. Tutte le pratiche induiste servono a provare libertà dal possesso. In questo modo non saremo condizionati. Seva / Servizio disinteressato: “Chi fa il bene non sa di fare il bene”, infatti non bisogna attaccarsi al frutto del bene che stiamo facendo. Bisogna agire senza metterci dentro l’Ego.
  • “Tutto il mondo è una grande famiglia”, ecco perché dobbiamo essere tutti uniti.
  • Yoga, Ayurveda, Sankya, Vedanta ci aiutano nel nostro percorso.

Annamaria Zin, insegnante di Qi Gong – “Le Virtù del Taoismo”:

  • Il testo base è il Tao Te Ching. La virtù è qualcosa di benevolo, che viene dal cuore (Te) ed è qualcosa di salutare (ha poteri di guarigione), è magico, potente (può attivare le nostre potenzialità nascolste, che altrimenti potrebbero restare latenti) e lo hanno tutti, basta attivarlo, per esempio attraverso il Tao;
  • Il Tao mostra il mutamento e il fluire, nonché l’unione e l’influenza reciproca tra uomo-cielo-terra. Poiché partiamo tutti dall’Uno, poi 2 (Yin-Yang), 3, ecc;
  • Importante è percepire quwsta unione con tutto ciò che è dentro, fuori, sotto e sopra di noi, attraverso gli esercizi. Lao Tzu parla del Tao, ma c’è qualcosa di inconoscibile, che ci arriva attraverso l’intuizione.

Prof. Alberto Severi, filosofo simbolista -”I tre pilastri dello Yoga per raggiungere la felicità”:

  • Ci parla di Padre Anthony, che nel 2011 ha lasciato il suo corpo, ma in vita ha scritto molti libri, tra cui “Comprensione interreligiosa”;
  • Baghvadad Gita è un capitolo di uno dei più grandi poemi epici induisti, il Matabarata. Il VI capitolo è la storia di una battaglia, in realtà, una rappresentazione della battaglia interiore che noi compiamo nel corso della nostra vita;
  • Ci sono diversi modi per accedere alla spiritualità, tra cui amore devozionale (Bakti) o la conoscenza (Gnostica, attraverso lo studio e l’intuizione). Sono una dualità, ma c’è un terzo modo: Bhakti, Joga Jnana (Conoscenza) e Karma yoga (Azione). Allora, come ci si comporta? Jnana Yoga è la Gnosi, la conoscenza per arrivare al Divino. È necessario però anche il Bhakti Yoga, perché bisogna avere devizione: Dio è dentro di noi, è lì che dobbiamo cercarlo e il modo migliore per arrivarci è attraverso la meditazione. Il Sè è differente dall’Ego, il Sè è quella particella divina che ci porta a non vedere solo noi, ma tutti, il mondo intero, il nostro Sè è il mondo intero. Dunque le tre virtù yoga sono un treppiede essenziale, poiché se usiamo solo Jnana saremo sapienti ma freddi. Se usiamo solo Bhakti saremo solo dei baciabanchi, ovvero crederemo solo a qualcosa che è esterno a noi, quando in realtà è dentro di noi. Se, infine, lavorassimo solo su Karma Yoga, ci dimenticheremmo completamente perchè facciamo la ricerca;
  • Yoga sigifica unire. È qualcosa che ci spinge a diventare Uno col Divino. Quindi studiare per capire cosa stiamo facendo. Secondo: agire in modo disinteressato. Quindi lavorare per mantenerci, ma per il resto agire per il bene altrui. Terzo: la meditazione, per entrare nel nostro cuore. Tutte queste cose devono essere fatte per raggiungere il proprio Sè.

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