IL MERLETTO A TOMBOLO OGGI – INTERVISTA ALLA MAESTRA DIANA DUSSI

Con mia grande gioia, tornano le interviste e non potevo riprendere che da una delle mie più grandi passioni: il Merletto a Tombolo.

Per far conoscere anche a voi questa tecnica artigianale e artistica antica, ho coinvolto una Maestra eccezionale, Diana Dussi.

Buona Lettura!

Maestra Dussi, può raccontarci brevemente la storia del Merletto a Tombolo?

Il merletto a fuselli nasce in epoca rinascimentale come “conseguenza” del merletto ad ago di poco precedente. Il merletto a fuselli era di più rapida esecuzione rispetto al punto in aria o reticella e si proponeva quale alternativa in un momento storico, il XVI sec., il cui la domanda di merletti era in costante aumento. Il disegno dei primi merletti a tombolo si orienta e prende spunto proprio dal contemporaneo merletto ad ago. E’ molto probabile che il merletto a fuselli abbia visto la luce a Venezia, il modellario edito da Christoph Froschauers a Zurigo nel 1561 attesta che “Il merletto a fuselli fu portato per la prima volta nell’anno 1536 nella Germania meridionale da mercanti di Venezia e dell’Italia”. Sappiamo che Venezia, Genova e Milano vantavano una fiorente “industria del merletto”, è quindi verosimile che dall’Italia settentrionale l’arte si sia rapidamente diffusa Oltralpe e  altrettanto rapidamente abbia raggiunto il sud Italia per poi prendere la via del mare e raggiungere le isole greche da una parte, la Spagna e il Portogallo dall’altra. Vi consiglio un libro meraviglioso, “Klöppelspitzen. Eine Zeitreise” scritto da Erika Knoff, se vorrete approfondire l’argomento, il testo è dotato di un apparato iconografico stupendo.

Come ha conosciuto il Merletto?

Grazie alla mia mamma, che all’epoca frequentava un corso di merletto. Mi ha mostrato lei i movimenti di base e poi mi ha detto “Iscriviti al mio corso, ti piacerà!”

Ci sono dei punti specifici che predilige? E per quali ragioni?

Non ho un cosiddetto “merletto preferito”, apprezzo la raffinata eleganza del merletto francese, la razionalità del merletto di Cantù, la versatilità e completezza del merletto di Gorizia, l’effetto tridimensionale del merletto inglese. Ogni popolo ha affinato un proprio gusto, ha immerso nel merletto i suoi simboli, mi piace individuare le simbologie “nascoste” e godermi le singole particolarità.

Ancora oggi, se racconto in giro di lavorare al tombolo, vengo guardata in modo strano. Eppure il Merletto è da sempre presente nel mondo della moda, non soltanto nei lavori delle contadine e delle nonne. Secondo lei esiste un modo per divulgarlo tra le nuove generazioni, creando magari offerte di lavoro fresche e appetibili?

Esiste senz’altro il modo di divulgarlo, lo stiamo facendo da più parti, grazie all’interessamento di riviste specializzate, pubblicando libri, proponendo corsi anche per bambini; pensare che possa diventare una professione diffusa invece credo che rasenti l’utopia, questo lavoro richiede dei tempi “fisici” per essere compiuto, le mani sono sempre e solo due (!), il mondo va troppo in fretta e diventa difficile trovare chi sia disposto a pagare un merletto tutte le ore di lavoro che vale.

Lei viaggia molto per il suo mestiere. Dove ha insegnato, e con quali risultati?

Ho insegnato in Austria e in Germania, per le rispettive Associazioni Nazionali del Merletto, spesso in occasione di Congressi internazionali, dove ho avuto il piacere di confrontarmi con merlettaie esperte, incidentalmente mie allieve per l’occasione (!) provenienti da tutta Europa. E’ stato molto stimolante e istruttivo per me scambiare esperienze, tecniche, ma anche solo piccoli segreti del mestiere! Il risultato impagabile sono le Amicizie, quelle con la “A” maiuscola che iniziano con una collaborazione di tipo professionale, si basano sulla stima reciproca, poi si estendono al piano personale, si radicano e si rafforzano col passare del tempo.

Come viene presentato il Merletto a Tombolo negli altri Paesi? E’ più conosciuto e insegnato, rispetto all’Italia?

Le porto come esempio due realtà che conosco molto bene, sia l’Austria che la Germania si sono sforzate di appianare le divergenze “politiche” fra le varie Regioni e hanno creato un’Associazione Nazionale centrale, che si incarica di divulgare quest’arte, offrendo corsi, eventi, mostre in tutto il Paese. Ogni regione ospita a turno il Congresso annuale (Germania) o triennale (Austria). Avere un’amministrazione centrale che si prende cura di diffondere i corsi ovunque in modo sistematico fa tutta la differenza del mondo. Non voglio ricadere nel solito discorso “Gli altri fanno tutto meglio di noi”, non è certo il caso, non sostengo che il merletto all’estero sia insegnato in modo migliore, l’Italia ha fior di insegnanti, ma da noi non esiste nulla di paragonabile a livello di efficacia e capillarità, manca un elemento centrale che crei occasioni di incontro fra le varie Scuole, favorisca lo scambio costante di informazioni e tecniche; senza un confronto proficuo, ognuno rimane ancorato alla propria realtà, sempre e solo a quella, non si ha l’occasione di imparare. Non esiste un “centro” da noi che inviti insegnanti stranieri a parlare del loro mondo, le informazioni su ciò che avviene all’estero, delle innovazioni, dei cambiamenti nel campo design sono appannaggio dei pochi “addetti del mestiere”. Inoltre in alcuni Paesi il merletto è considerato un’attività da salvaguardare oltre che un’attività economica a tutti gli effetti, che come tale deve produrre utili, per cui viene sostenuta in qualche modo a livello nazionale.

Nei giornali culturali si discute molto sulla conservazione degli antichi mestieri. Attraverso la sua esperienza e i suoi viaggi si è fatta un’idea di come si possa continuare a trasmettere questa arte alle nuove generazioni, impedendone l’estinzione?

La Tradizione dona solide basi. Su queste basi bisogna costruire innovando di continuo, usando i colori, materiali all’avanguardia, pensando a come può essere impiegato il merletto oggi, Anno Domini 2019. Nessuna delle ragazze giovani cui insegno ha mai perso la testa di fronte a un centrino! Desiderano un paio di orecchini, un merletto per la tasca dei jeans o per la borsa preferita, vogliono decorare la custodia del tablet o dell’ultimo smartphone. Se parliamo il linguaggio dei giovani, verremo capiti. E’ più facile imparare, se ci si diverte e si “indossa” o si “usa” in qualche modo il proprio progetto! 

Quali sono i suoi prossimi progetti di insegnante?

Continuerò la mia esperienza d’Oltralpe, cui spero di affiancare un corso nella mia città natia, organizzato dall’Università Popolare di Trieste (link: https://www.unipoptrieste.it/corsi-4/antichizzazione-e-decorazione ) e continuerò a divulgare per mezzo della carta stampata (link del libro della Maestra: https://www.barbara-fay.de/index.php/en/component/virtuemart/kloeppeln/fiandra-a-tre-paia-detail?Itemid=0 ). Nei miei disegni inserisco ciò che per me è fondamentale, il mio rapporto con la Natura, il mio scopo è farla entrare nelle case delle persone, lavoro con questo obbiettivo in mente. E’ capitato che le mie farfalle diventassero mosaici, i miei fiori acquarelli, molti disegni sono stati ricamati e ne sono stata felicissima, come se fossero diventati merletti! Il tempo scorre, ma quest’Arte non perde nulla del suo fascino, la curiosità è grande per quanto riguarda la lavorazione in sè, per come si muovono le mani (!), inoltre, in un momento storico di profonda crisi, di cui tutti sentiamo la pesantezza, tornare alla Tradizione dona calma, sicurezza e benessere, ci si ritrova, ci si ente meno “persi”, il senso di aggregazione e di comunità che si crea durante i corsi donano un valore aggiunto. Si impara e al contempo ci si sente meno soli.

Il libro della Maestra Diana Dussi, disponibile in tre lingue (italiano, inglese e tedesco)

BIOGRAFIA

Dopo un corso di formazione della durata sei anni, ha ottenuto il Diploma di Maestro Merlettaio e la successiva Specializzazione presso la Scuola Corsi Merletti di Gorizia ora Fondazione.

Dal 2010 dirige il suo laboratorio artistico “Il Filo dei Pensieri” a Trieste.

Nel 2015 ha partecipato al Concorso indetto dalla Fondazione Musei Civici di Venezia con un’opera che è stata premiata e ora appartiene alla Collezione del Museo del Merletto di Burano.

Collabora attivamente con la rivista specializzata “Die Spitze”.

Tiene regolarmente corsi di merletto per l’Associazione “Verein und Textile Spitzenkust in Österreich” (Vienna) e l’Associazione “Deutscher Klöppelverband” (Germania).

Il suo sito internet è: http://www.ilfilodeipensieri.com/home.htm

Tutti i lavori pubblicati in questa intervista sono stati eseguiti dalla Maestra Diana Dussi.

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