Intervista alla scrittrice Sibilla Pinocchio

Riuscire a collocare questo post in una delle categorie del blog è stato assai complicato: letteratura? Si. Arte? Si. Artigianato? Si. Intervista? Ovvio. Alla fine ho optato per inserirlo in quest’ultima sede, anche perché è nuova e sono molto felice di inaugurarla con Sibilla Pinocchio, una scrittrice e artista poliedrica, perché non soltanto è una donna dalle mille capacità e virtù, ma una custode del sapere nascosto del Friuli Venezia Giulia, la cui ricerca ha fatto sì che i nostri sentieri si incrociassero in diverse occasioni.

La nostra foto insieme è molto giocosa ed è stata scattata da me nella zona Selfie posta all’ingresso della mostra della Galleria Tullio Crali di Via Diaz a Gorizia, dove Sibilla ha collocato anche un cerchio di lana rossa e i capelli della fata Agana per arricchire l’immagine finale. E’ dunque un gioco, ma è anche la conclusione di un incontro magico e speciale con un’autrice esordiente solo per modo di dire, dal momento che Sibilla è una cantastorie da anni, una ricercatrice, un insegnante, una libera professionista e… qui mi fermo, perché c’è molto, molto da scrivere in merito al nostro incontro mattutino.

Prima di tutto, all’ingresso, si trova una grande bottiglia che raccoglie i tappi. Un progetto molto importante che Sibilla segue da anni e di cui potete trovare i dettagli qui: http://www.sorgentedeisogni.it/

Una volta entrata nel vortice artistico “sibillino”, nessuna delle due sapeva cosa fare per prima cosa: io perché ero travolta dalle energie delle opere esposte, a dir poco estasianti e lei perché doveva ancora capire come inquadrarmi. Avevo tempo per una guida approfondita e tranquilla? Ero di corsa perché dovevo andare a prendere mio figlio da qualche parte? Sibilla ha anche questa capacità: comprendere il suo interlocutore nel lasso di qualche minuto e trovare il modo per metterlo a suo agio, mostrandogli ciò che ha da offrire in base al tempo a disposizione, all’età e alla conoscenza dei soggetti delle opere esposte. E’ una grande virtù.

La mostra è un’illustrazione del romanzo “La rilegatrice di abiti”, che narra di turismo letterario e di luoghi e fiabe friulane dimenticati.

Le opere che maggiormente mi hanno colpita sono le seguenti:

Un quadro, qui esposto in formato di cartolina (l’originale si trova esposto al momento in un altro luogo) realizzato da Emanuela Riccioni, che crea composizioni con carte di sua produzione. A ispirare l’artista sono state le fate dell’acqua Agane, che hanno la capacità di trasformarsi in salamandre.

Germana Fasolo ha esposto una “Fata dell’acqua”, acrilico su tela, molto suggestiva, che si può ammirare frontalmente, oppure di lato, per meglio comprendere la consistenza della sua chioma, per metà asciutta e per metà bagnata dall’acqua.

“La Madre Terra” di Roberta Palladino è una scultura realizzata con panni riutilizzati e ha un forte impatto emotivo. Le Agane sovente erano donne divenute madri a causa di violenze, e i loro figli potevano essere portati via e gettati in inghiottitoi. Lì crescevano diventando Scrat e facendo dispetti ai passanti. La statua raffigura una Madre senza ventre, perché privata della maternità e senza braccia, perché impossibilitata a cullare il suo bambino.

“Prima neve sul Montasio” è un’illustrazione di Barbara Jelinkovich, artista molto nota all’estero, tanto da essere stata selezionata in Oriente per illustrare l’Occidente.

“L’inverno” di Manuela Iuretig rappresenta un villaggio della Valle del Natisone. L’artista trova il materiale in natura. Realizza anche Krivapete con volti che sono funghi lasciati essiccare per diciotto mesi e piedi realizzati con sassi, dito per dito.

“Ancora in viaggio” di Marina Sussa narra un mondo di persone in viaggio, con fregi dedotti da cassapanche friulane realmente esistenti e poi mostrando grandi fuochi con uomini che li circondano.

Quando l’uomo ha scoperto il fuoco, ha anche cominciato a occuparsi di arte. All’interno di molte grotte europee sono state rinvenute impronte di mani, soprattutto di bambini e donne, che venivano realizzate premendo le mani sulle ceneri e poi sulle pareti delle grotte. In Friuli, il fuoco scoppiettava nel fogolar e il larìn era una delle pietre con cui era realizzato, un nome che è legato ai Lari, e ci induce a riconoscere la comunione del popolo friulano con i suoi antenati: anche quando si trovava attorno al fuoco, sentiva ben presenti i cari estinti.

“Il laghetto segreto di montagna” ci sussurra un segreto noto a pochi: nel borgo di Movada, nel pordenonese, c’è il lago di Redona, che nasconde un villaggio abbandonato decenni fa e dal quale spunta, in certi periodi dell’anno, la punta del campanile della chiesa.

Il cardo acquerellato di Germana Fasolo è il fiore dell’amore friulano. Veniva reciso ed esposto alla rugiada di San Giovanni. Se fioriva, la fanciulla che si era occupata del rituale lo esponeva a tutto il paese, facendo così sapere che si sarebbe maritata entro l’anno.

Il Gugjet, qui realizzato in ceramica da Laura Piani, era il dono di fidanzamento tipico della Carnia. Originariamente realizzato in metallo, talvolta in legno, veniva appeso al collo della fanciulla promessa e tenuto bloccato a un fianco con il grembiule. Mentre la fanciulla carnica lavorava, magari trasportando con la gerla grossi ciocchi di legno dalla montagna al villaggio e ritorno, sferruzzava. Con una mano teneva bloccato un ferro e l’altro le sbatteva lungo il fianco, ma non la pungeva, perché il Gugjet la proteggeva.

Il primo bottone della Krivapeta:

Ma sapete chi era la Krivapeta? Secondo molti, come le Agane e altri personaggi femminili friulani, era una figura acquatica, mitica o proveniente dalla realtà. Tutti queste creature avevano una deformazione: le Krivapete avevano i piedi al contrario, mentre le Agane piedi caprini. Erano così perché creavano percorsi diversi, perché erano donne libere e spesso, proprio per questo, non accettate. Vivevano di conseguenza fuori dalla comunità, nell’ultima casa “al limitar del bosco”, oppure all’ombra del campanile, perché “il Cristianesimo è luce e il Paganesimo tenebra”.

Sibilla, però, nelle sue lunghe peregrinazioni, ha trascritto un’intervista a una levatrice delle Valli del Natisone. La donna le ha raccontato che aveva fatto nascere diversi bambini con piedi al contrario. Quando avveniva un parto con un bambino deformato, indagando lei scopriva che era frutto di uno stupro. I bambini, dunque, nascevano con i piedi al contrario, perché non era il modo giusto di entrare nel mondo.

INTERVISTA

Qual’è la fonte di ispirazione de “La rilegatrice di abiti”? E il romanzo è stato scritto come in un’epifania, a seguito della prima ispirazione, oppure è mutato nel tempo?

“Nasce dall’idea che, secondo la psicologia, noi indossiamo tante maschere e i personaggi delle fiabe fanno tutti parte di noi, perché noi siamo re quando dobbiamo prendere una decisione -il re rappresenta il libero arbitrio, infatti è simboleggiato dalla corona, che poggia sul capo tra due orecchie, ovvero le due direzioni-; siamo eroi quando agiamo seguendo il cuore; siamo fate quando crediamo e speriamo. Io mi sono immaginata tutti i caratteri umani e da lì sono partita, ma certo nel tempo il romanzo è cambiato, anche grazie a un incidente che mi fece perdere i primi 27 capitoli. Però, visto che nulla accade per caso…”

L’editore Bookabook è nuovo e “particolare”. Vuoi parlarcene e spiegarci la ragione della tua scelta?

“Sì, si tratta di un editore che ha vinto una Start Up europea ed è quindi una nuova realtà. Ha una piattaforma di crowfunding che quindi sovvenziona l’edizione del libro inizialmente dal basso, ovvero dai lettori che ci credono, ma per arrivare a Bookabook devi partire da una selezione severa. Ci sono arrivata dopo aver ricevuto altre proposte molto interessanti, che però mi avrebbero costretta a una pubblicazione principalmente regionale, mentre la mia storia ha bisogno di spazio, anche perché non si colloca esclusivamente in regione e tuttavia ha la volontà di esportare la conoscenza delle fiabe e dei miti locali ovunque”.

Siamo amiche da anni. Ti conosco come un’esploratrice appassionata dei miti e delle leggende del nostro Friuli Venezia Giulia (e non solo!). Cantastorie, fiorista, libera professionista e ora scrittrice. Ammettilo: anche tu, come me, vivi con un piede nella realtà e l’altro nella dimensione artistica!

“Sì e comporta il fatto di riuscire a essere molto concreta e realizzare in questo modo i miei sogni. Tutte le mie ricerche diventano corsi e percorsi. Quindi tutto confluisce in un romanzo e nei miei progetti e viene condiviso con gli altri. Nella realtà”.

In questo momento della tua vita, cosa ti senti? Cantastorie? Scrittrice? Più cose insieme?

“Il lavoro di fiorista non lo faccio da tanto tempo, ma continuo a realizzare corsi sui fiori e sui riti. Ora mi sento una scrittrice e sono la cantastorie del mio libro! In questa mostra ricevo bambini, adulti, anziani e studenti, quindi interpreto, faccio l’attrice, la cantastorie e cambio in continuazione modo di comunicare”.

Come ti è venuta l’idea di creare rete con altre artiste e artigiane per un progetto così importante? Un romanzo che diventa mostra. Opere artistiche che entrano ed escono dal tuo romanzo.

“E’ nata dalla necessità e dall’amore per l’arte. Per me i confini sono molto fluidi. E poi non solo l’arte, perché il mio libro è diventato anche cibo: alla fine del romanzo sono presenti ricette friulane! E non solo: se andate a Udine, alla pasticceria Dama Dolce, la titolare e pasticcera Michela Salerno ha creato un percorso di gusto ispirato dal mio romanzo, fatto di infusi e biscotti”.

Hai scelto le artiste con cui viaggiare, oppure le hai conosciute vivendo?

“Vivendo. E aggiungo che sono partite da 3 e oggi sono arrivata a 81!”

Sei un’artista eclettica, lo sai. Adesso che il tuo primo romanzo è stato stampato ed edito anche in eBook, sei nell’occhio del ciclone. Mostre, presentazioni, interviste. Riesci a vederti da qui a dieci anni e a immaginare chi e cosa starai facendo?

“Sì, perché questo è il primo capitolo di una saga e quindi già so in quale regione capiterò tra qualche anno: la Liguria. Perciò sarò principalmente una scrittrice”.

Sibilla Pinocchio vi saluta e vi attende accanto a una creazione profumatissima di lavanda, realizzata dall’Azienda Agricola di Luigia Zian di Gorizia. La mostra del romanzo “La rilegatrice di abiti” rimarrà aperta fino al 14 marzo con i seguenti orari: 9:00/20:00

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