RECENSIONE “IL CLUB DELLE LETTERE SEGRETE” DI ÁNGELES DOÑATE

La mia corrispondenza settimanale in spedizione e il romanzo recensito

 

L’amicia raddoppia le gioie

e divide a metà le sofferenze.

Francis Bacon

A Porvenir, borgo montano spagnolo, la postina Sara corre il rischio di perdere il lavoro. Non solo, lo stesso paese potrebbe rimanere senza ufficio postale. Un brivido percorre la schiena dell’anziana signora Rosa, che ha visto nascere e poi crescere Sara. Rosa è la sua vicina di casa, una madre putativa e poi sostitutiva, da quando la postina è rimasta orfana prima dei genitori e poi abbandonata dal marito, con tre figli a carico. Rosa non dorme più la notte: se Sara dovesse trasferirsi in città, lei perderebbe tutti gli affetti e rimarrebbe da sola in quella grande dimora. Così, dopo l’ennesima notte insonne, escogita un piano: inizia una catena di lettere.

Rosa scrive la prima epistola all’amica di giovinezza Luisa, la ragazza alla quale cinquant’anni prima soffiò l’innamorato. Non fu una decisione presa alla leggera, perché Rosa era cresciuta con Luisa, mentre il loro comune innamorato, Abel, era arrivato dal nulla a Porvenir. Ma l’amore che colpì Abel e Rosa fu più forte dell’amicizia sororale e così Rosa non rivide mai più Luisa.

Rosa spedisce la lettera all’indirizzo della casa dei genitori di Luisa, sperando che qualcuno gliela faccia recapitare, ovunque si trovi, e augurandosi così di avviare una solida catena epistolare per salvare il posto di lavoro di Sara. Non sa che ad aprire la busta sarà Alma, la nipote di Luisa che ha ereditato la vecchia dimora. Da quel momento inizierà la narrazione di un coro di personaggi commoventi, intensi e straziati dalla vita.

E’ un romanzo dalla lettura piacevole e scorrevole. Lo sguardo scivola placido sulle righe come sulla distesa di un mare calmo, con la differenza che, tra queste pagine, si è anche circondati da suggestioni e piccoli incanti.

Ci sono lettere spesso scritte dopo un’accurata ricerca della carta e la presenza di un’essenza speciale, come la lavanda. C’è la biblioteca di Porvenir, con i suoi muri a vivo e le ampie vetrate, e pile di libri impilati a terra in apparente disordine, ma in realtà perfettamente catalogati dalla ligia bibliotecaria.

Le storie dei numerosi personaggi sono ben intrecciate tra loro e hanno un buon ritmo. Se dovessi trovare qualche difetto, segnalerei l’utilizzo eccessivo di citazioni legate alle lettere e all’amore che risultano ridondanti; inoltre, proprio a riguardo dell’amore, ci sono diverse pagine dedicate alle dichiarazioni che ho trovato noiose e pesanti. In questo senso l’autrice avrebbe potuto tagliare diversi capitoli. Tuttavia sono certa che molti, tra voi lettori, apprezzeranno così tanto le vicende degli abitanti di Porvenir che anche queste lungaggini desteranno gratitudine.

In questo libro troverete storie di amicizia, amore, tradimento, la corrispondenza cartacea e l’attaccamento alla terra dei propri antenati. Ve lo consiglio come lettura autunnale o invernale, sprofondati in strati di maglioni e plaid, tazza di caffè fumante e candela profumata accesa.

Se poi vi farà venire voglia di scrivere una lettera a una persona cara che non sentite da tempo, sono certa che strapperete un sorriso di soffisfazione all’autrice.

Un libro aperto è un cervello che parla;

chiuso, un amico che aspetta;

dimenticato, è un’anima che perdona;

distrutto, è un cuore che piange.

Proverbio indù

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