DOPPIA RECENSIONE E INTERVISTA ALLA SCRITTRICE SIMONA MATARAZZO

In queste settimane ho avuto la fortuna di leggere due romanzi di una blogger, fotografa, scrittrice, nonché di un’amante della natura e dell’autoproduzione: Simona Matarazzo. Seguo i suoi blog (https://apiedinudi.blog/https://appuntiealtrestorie.blogspot.com/) da anni e rimango sempre stupita e rapita dal contenuto -solo apparentemente- caotico dei suoi post: fotografie scattate da Simona in ogni viaggio, dagli States alla gita fuori porta, citazioni e recensioni di film, fini perlustrazioni dell’anima umana -anche in questi cupi tempi di Coronavirus e quarantena-. Insomma, il mondo interiore di Simona Matarazzo è denso e ricchissimo. Proprio per questa ragione leggere i suoi ultimi due romanzi è stata una piccola grande sorpresa: le trame e le ambientazioni sono limpide come una goccia di rugiada sulla foglia di una primula, oppure, dal momento che siamo nel genere gotico, come la vernice su una sedia medievale di legno di noce.

ALLA RICERCA DI AGATA

Amazon, 2019

Isotta Giovenale è una scrittrice di successo. Dopo alcuni racconti per bambini, il romanzo “Canto d’inverno” l’ha portata alla ribalta. Lei non vive questo clamore con grande entusiasmo. È una donna introversa e irrequieta, la sua mente talvolta fluttua per conto proprio e non è un caso che l’incontro con il misterioso Douglas MacFarlane, corrisponda al suo mondo interiore onirico. Douglas è un signore elegante e ombroso che cattura immediatamente la sua attenzione. All’inizio, lui sembra un ammiratore della sua opera, ma dopo un appuntamento, Isotta capisce che l’interesse di Douglas nei suoi confronti è mosso anche da una necessità: la storia d’amore che Isotta ha raccontato nel suo romanzo descrive l’amore di Douglas per la sua Agata. I nomi e i personaggi sono incredibilmente somiglianti con il vissuto del signor MacFarlane. Tuttavia, nella vita reale, Douglas ha perduto la sua Agata e vuole che Isotta la ritrovi. L’autrice si sente in principio smarrita: la sua è una storia d’invenzione, una fiction. Come può un uomo pretendere che lei trovi una donna che ha inventato per il suo romanzo? Eppure Isotta si intenerisce, sia per il dolore che percepisce dietro a quel desiderio, sia perché Douglas è diventato non vedente in seguito a un incidente stradale e questo smuove qualcosa in lei.

Inizia in questo modo la ricerca di Isotta, una ricerca difficile, perché irta di ostacoli e pericoli, il cui esito è tuttavia sorprendente, sia per lei che per il lettore.

AL TEMPO DEI LUPI

Amazon, 2020

Anna Gada è un’insegnante che trova lavoro in un collegio femminile di Lago di Mezzo, in Irlanda. Approda nel piccolo villaggio con la speranza di costruire la vita che desidera, un’esistenza emancipata, rispetto alle donne della sua epoca -siamo nell’Ottocento-, perché ha studiato molto per bastare a se stessa e vivere del suo lavoro, un mestiere che ama. Purtroppo, lo scontro con la realtà sbriciola le sue aspettative. Gli insegnanti del collegio sono tutti uomini e nemmeno il direttore, il Signor Baker, può -o vuole- opporsi al loro conformismo. Anzichè insegnare geografia e storia, Anna è costretta a trasmettere alle piccole allieve la conoscenza del disegno e dell’economia domestica. Oltre a questo, dal momento che i signori insegnanti aborrono la presenza di una donna nubile alla tavola da pranzo, ad Anna diventa chiaro che mangerà assieme ai domestici.

Tuttavia, tutto questo non abbatte la giovane insegnante, che è abituata a lottare fin da bambina, essendo a sua volta cresciuta in un rigido collegio. Ed è proprio in cucina che, in mezzo a un nutrito gruppo di cameriere e cuoche, conosce il silenzioso Edward Brandon, un uomo che possiede qualcosa di selvaggio e oscuro nello sguardo cristallino. Anna si sente incuriosita dal suo modo di fare schivo e ne resta rapita quando condivide con lui il salvataggio di una bambina che, vittima di un attacco epilettico, rischia di essere internata in un manicomio. Da quel momento, Anna ed Edward condividono un segreto, il primo di tanti, che condurrà la giovane istitutrice a conoscere un uomo e un popolo antichi, le cui usanze e peculiarità affondano le loro origini nella notte dei tempi e rischiano l’estinzione.

Simona Matarazzo, 2020

Simona Matarazzo, finalmente riesco a intervistarti! Quale occasione migliore: dopo aver recensito il tuo primo libro, “Romanzo Gotico” (http://www.arteculturae.it/letteratura/recensione-racconto-gotico-di-simona-matarazzo/), ora ho potuto affondare i denti nelle tue nuove opere. Devo dirti che la mia preferita è “Al tempo dei lupi”, sia per affinità etnica -io sono serba e il mio popolo è chiamato “figlio dei lupi”- sia perché l’atmosfera è così gotica e misteriosa, che ti ammalia. Senza contare che amo la complicata storia dell’emancipazione femminile, che ancora oggi risulta motivante per noi donne, che non dobbiamo mai abbassare la guardia rispetto ai diritti che abbiamo conquistato nei secoli, minacciate come siamo da continue incursioni maschiliste, machiste e patriarcali. Anna Gada ne sa più di qualcosa. Ma passiamo alle domande, andando con ordine.

“Alla ricerca di Agata” è un romanzo ricco di colpi di scena. Non si può stare calmi un attimo, che subito accade qualcosa. Qual è stata la sua genesi?

“Alla ricerca di Agata” è nato quasi per caso. Inizialmente avevo in mente una storia completamente diversa. Presi spunto da “Racconto gotico” per costruire qualcosa di buffo. Una commedia brillante, dove la protagonista si trova coinvolta in episodi al limite dell’assurdo. Ma a mano a mano che andavo avanti con la storia i protagonisti hanno preso il sopravvento e il racconto si è scritto da solo. Quando vedo un film o leggo un libro mi aspetto “l’effetto sorpresa”, per certi versi “Alla ricerca di Agata” ha consentito al mio lato fantasioso di esprimersi.

Sembri avere un fortissimo legame con il mondo irlandese. Ci sono tracce più o meno evidenti in ognuna delle tue opere, puoi spiegarne il motivo?

Sono stata un paio di volte in Irlanda, ed entrambe le volte sono rimasta colpita dal paesaggio: il Connemara con le sue insenature; la bellezza ruvida e desolata del Burren; l’oceano che si infrange sulle altissime scogliere; i muri di pietra delle isole Aran; i cimiteri megalitici immersi nel verde… L’Irlanda è una terra di contraddizioni, leggende, superstizioni, sofferenza, crudeltà, sangue. Non è, come banalmente si pensa, il regno delle fate e degli elfi, è un paese complicato con una storia complicata. L’Irlanda è, nella mia immaginazione, sinonimo di ribellione. Infine, alcune zone mi hanno riportata con la mente nel Montello – mia madre è nata a Crocetta del Montello -, ad alcuni luoghi della mia infanzia. Luoghi che non ho più rivisto e che quasi certamente sono cambiati.

Ogni inizio capitolo in “Alla ricerca di Agata” presenta una citazione. E ogni frase è appropriata al racconto che segue. Sono le citazioni ad averti ispirata, oppure hai una mente talmente enciclopedica da essere riuscita a ricordare quelle citazioni ogni volta?

Le citazioni sono arrivate in seguito. L’idea mi è venuta dopo aver letto, in libreria, la frase di Sylvia Townsend Warner: “Se sarà maschio” disse “Lo chiamerò Dolore. Ma se sarà femmina si chiamerà Gioia”. Pensai subito che avrei dovuto farci qualcosa. Scrivere un post, un racconto, condividerla.

Mi ricordai alcune frasi di Allende, Yoshimoto e Christie, e, per gioco, cercai le altre sui libri. Scelsi di inserire all’inizio di ogni capitolo una citazione. Non utilizzai la frase di Sylvia Townsend Warner, ma se non fossi inciampata sulla sua citazione non avrei aggiunto quei richiami.

Cosa ti ha ispirata a scrivere “Al tempo dei lupi”?

Come per “Alla ricerca di Agata”, “Al tempo dei lupi” è nato grazie a “Racconto Gotico”. Sono stata influenzata da “Jane Eyre” e dai racconti di fantasmi, come quelli di Walpole, Hoffmann e Crawford.

L’istitutrice Anna Gada è davvero una donna anticonformista per la sua epoca. Nel tuo immaginario, questo deriva dalla sua biografia -orfana, cresciuta in un collegio-, oppure da una presa di coscienza avvenuta con la maturità?

Le esperienze, il dolore, le gioie, possono cambiare le persone e le loro le vite. Alcuni non usciranno mai dalla zona di comfort: lavoro, famiglia, casa, amicizie, paese. Dinanzi a uno ostacolo si abbattono o lo sottovalutano. Questo accade per svariati motivi: educazione, ambiente, trascorsi. Grazie al suo vissuto Anna è una donna indipendente. Non è una femminista nel verso senso del termine, conosce il mondo che la circonda e tenta di cambiarlo.

Il mondo arcaico e ferino di Edward Brandon proviene da una realtà antropologica e storica irlandese autentica, da un mito, oppure dalla tua invettiva?

Per i nomi dei luoghi mi sono ispirata alle strade e ai sentieri di montagna, come quelli del Trentino Alto Adige e del Veneto. L’Alto Adige, come l’Irlanda, compare spesso nei miei racconti. In merito ai “Faoladh”, e alla loro mitologia, ho preso spunto da alcuni racconti irlandesi. Le case dei Faoladh, invece, somigliano a quelle vichinghe, l’idea mi è venuta dopo un viaggio in Danimarca. Quando scrissi “Racconto Gotico” scelsi a caso antichi nomi irlandesi, senza sapere che fossero legati ai boschi e ai lupi. Più che alle coincidenze, credo nel destino e mi piace pensare che le leggende sui Faoladh facciano, in qualche modo, parte del mio DNA. Purtroppo, l’ultimo lupo irlandese venne ucciso alla fine del millesettecento.

Mi hai fatto venire una voglia matta di scrivere un romanzo o un racconto gotico. Significa che i tuoi romanzi mi hanno davvero rapita. Tu sei un’appassionata del genere, oppure è un caso che tu abbia sempre scelto questo stile? E se la prima ipotesi è corretta, quali sono i tuoi autori-guida?

Non è un caso che mi sia ispirata ai racconti gotici per scrivere le mie storie. Benché il genere gotico si sia sviluppato dopo il 1700, l’epoca Vittoriana è la culla dell’orrore, basti pensare a Jack lo squartatore. E’ un’epoca in bilico tra il fascino e il ribrezzo, in cui la ricerca del bello stride con la povertà dei bassifondi. Da una parte abbiamo circoli letterari, dall’altra quartieri sovrappopolati. Per questi motivi ho scelto come ambientazione temporale di “Al tempo dei lupi” gli ultimi anni del 1800. I miei punti di riferimento sono Robert Louis Stevenson e Edgar Allan Poe. Ma anche Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Charles Dickens o Francis Marion Crowford. Mi piacciono le vecchie storie di fantasmi e le leggende metropolitane.

Ad ogni modo, i miei racconti sono stati influenzati dalla vita di Charlotte Brontë e dal suo romanzo: “Jane Eyre”. Per me il romanticismo deve avere un tocco di “tenebra”.

Una peculiarità dei tuoi libri è che le copertine provengono tutte da fotografie scattate da te. Sono immagini suggestive e uniche, che riescono a trasmettere la tua interiorità alla perfezione. Lo trovo un dettaglio di un’eleganza unica. E’ mai successo che un’ispirazione ti rapisse proprio grazie a una foto che avevi scattato, magari a distanza di anni?

Anni fa andai a visitare le rovine di Žička kartuzij (la certosa di Seitz) in Slovenia. Aveva appena nevicato e c’era un’atmosfera incredibile. Le foto mi hanno influenzata per “Alla ricerca di Agata” e per la copertina di “Racconto gotico”.

Nella vita reale, tu sei una donna piena di talenti artistici e pratici. Riesci a individuare cosa ti rappresenta di più in questa fase della tua vita -la scrittura, la fotografia, il tuo giardino e orto, ecc- e se c’è qualcosa in cui ti vorresti focalizzare di più, oppure continui a gestire, come una maestra d’orchestra, tutte le tue passioni quotidianamente?

Non riesco a gestire le mie passioni. Sono un bradipo iperattivo. In pratica, sono un ossimoro. Non corro, eppure durante il giorno, quando non lavoro, passo dall’orto al preparare una torta, da un time-lapse a una ricerca sulle piante. Probabilmente la fotografia è l’attività che mi rappresenta di più. Diciamo, che amo sperimentare e vorrei che le giornate, vista la mia lentezza, durassero 48 ore.

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