RECENSIONE A TRE LIBRI DI FRANCESCO BOER

Oggi mi dedico a una triplice recensione. Sembra un azzardo, una follia, ma presto capirete che le tre opere scelte hanno un filo rosso che le tiene insieme e che esso non è nemmeno tanto sottile. Vi chiedo solo un po’ di tempo e di attenzione per leggere questo post. Potrebbe rivelarsi a tratti impegnativo, ma elargisce straordinarie capacità di conoscenza e riflessione e, fossi in voi, non me lo perderei per nessuna ragione al mondo. Se non avete tempo ora, segnate in agenda la data della lettura, magari da fare seduti sul divano, o alla scrivania, con una tazza di caffè fumante e qualche genere alimentare di conforto.

 

“Labirinto interiore”, Edizioni Leucotea, 2017

Edoardo ha tutto quello che potrebbe sperare un uomo, soprattutto in questi tempi grami dal punto di vista economico: una famiglia, una casa, un lavoro sicuro e colleghi e amici con cui condividere il tempo. Sembra un idillio, ma a un certo punto qualcosa in lui si incrina e perde l’anima. Ma cos’è l’anima? E come fa a perdersi? Cosa comporta vivere senza anima? C’è un modo per riaverla indietro?

Il romanzo è un viaggio di iniziazione, oltre che un recupero dell’anima, un viaggio non terreno, ma interiore (da qui il titolo del libro) e pochi scrittori si prenderebbero la libertà e il rischio di scriverne, perché è facile cadere nel ridicolo o in derive New Age che conosciamo fin troppo bene.

Francesco Boer riesce a collocare la trama in una realtà tangibile -nell’Isontino dove abita- e a inserire elementi e simboli che derivano da studi e tradizioni diverse: antropologia, Cristianesimo, Gnosticismo, Psicanalisi Junghiana, solo per citarne alcuni.

E i pregi di questo romanzo breve (102 pagine) non finiscono qui: in appendice, l’autore ha ripreso capitolo per capitolo spiegando i riferimenti e i simboli utilizzati e concedendo in questo modo al lettore di fare una lettura personale, con un’interpretazione soggettiva del viaggio interiore di ricongiungimento all’anima, per poi poterlo confrontare con le sue ricerche. E’ una possibilità che offrono pochi scrittori e Boer è uno di questi.

“La forza del simbolo è la sua spontaneità, la sua capacità di coinvolgere emotivamente, anche (e soprattutto) quando non lo si comprende a livello intellettivo”, Francesco Boer

 

“Gli assassini dell’anima mundi”, Autoprodotto, 2017

A detta dello stesso autore, questo piccolo libello avrebbe potuto essere inserito nell’appendice di “Labirinto interiore”, poiché ne è la sua naturale continuazione, ovvero una riflessione sull’Anima Mundi e su coloro che si impegnano quotidianamente, da millenni, a distruggerla.

In un mondo dove nessuno regala niente, Boer ha inserito questo piccolo e prezioso saggio all’interno del suo sito internet www.f-boer.com con la possibilità di scaricarlo, anzi, si raccomanda: “Siete liberi di scaricarlo, distribuirlo, stamparlo e regalarlo a chi volete. Anzi, più lo fate e meglio è! Il mio intento è di distribuire un’idea senza dover ricorrere ai compromessi dell’editoria commerciale. Il vostro contributo è indispensabile e prezioso”.

Ho il fondato sospetto che, se vi penderete la briga di scaricarlo sul vostro e-reader o stamparlo, seguirete il consiglio dell’autore e lo regalerete ad amici e parenti, perché i pensieri e le riflessioni in esso contenute riguardano tutti noi.

Ma partiamo dall’Anima Mundi. Cos’é?

“L’Anima del Mondo è un’intuizione antica, a metà strada fra l’idea filosofica e il sentimento religioso, un modo di pensare che considera l’intero pianeta Terra, o addirittura l’intero Cosmo, come un immenso essere vivente, dotato appunto di una propria anima. Bisognerebbe a questo punto approfondire cosa si intende con ‘anima’. A un livello più elementare, l’anima è il principio vitale, quell’energia sottile che contraddistingue gli esseri viventi dalla materia inerte. L’anima però è anche la psiche, tant’è che Ψυχή in greco significa proprio ‘anima’. I due concetti non si escludono a vicenda, anzi. Il soffio vitale è necessario al pensiero e la capacità di conoscere il mondo è forse la quintessenza della vita, che culmina nella mente che riflette in sé stessa.

Affermare che il mondo abbia un’anima, significa sostenere che è vivo. Un gigantesco essere vivente composto dagli elementi, dal clima e dagli esseri viventi che lo popolano, un immenso sistema di relazioni fittamente intrecciate. Significa anche che questo mondo vivente è dotato di una propria intelligenza, di una sorta di personalità che nasce dalla somma di tutte le singole individualità. Tra i riferimenti più celebri a questo concetto troviamo traccia nel ‘Timeo’ di Platone”.

A questo punto, chi siano gli assassini dell’Anima Mundi è piuttosto intuitivo, ma credo che troverete delle sorprese, leggendo l’opuscolo ed è proprio per questo che vi indurrà a riflettere molto su voi stessi, le persone che vi circondano e la realtà che osservate.

 

“Il volto arcano di Trieste”, Bruno Fachin Editore, 2015

Arrivare fin qui, benché abbia cercato di condensare più possibile le due recensioni precedenti, vi rende onore, ma sarete ricompensati non dalla “ciliegina sulla torta”, bensì da un metaforico pomo d’oro, perché “Il volto arcano di Trieste” non è una banale guida alle opere statuarie, ai bassorilievi e ai fregi di una delle città più affascinanti e ambite d’Italia, ma un viaggio con il genius loci nei simboli dell’umanità.

Al suo interno troviamo un dispiegamento di fotografie in bianco e nero accattivanti, che ci fanno provare intense emozioni (immaginatevi la loro visione dal vivo!), corredate di didascalie che ne indicano la collocazione. A farla da padrone, però, è la spiegazione che l’autore ci regala: ricchissima, dettagliata, multiforme, che attinge naturalmente all’erudizione dello scrivente che, vorrei ricordarvi, è un assoluto divoratore di libri. Io leggo molto, ma lui mi batte, soprattutto per quanto concerne la saggistica. La cosa sorprendente è che la sua capacità di lettura, non si limita al far scorrere sotto agli occhi lettere e spazi, ma si imprime nella memoria e crea collegamenti con quanto letto precedentemente, oltre che realizzare archivi mentali ai quali attingere in seguito, quando giungeranno nuove letture. E’ sorprendente come riesca a memorizzare tante informazioni, a trattenerle dentro di sé e a immetterle in tantissimi libri a tema. Mi ricorda Giordano Bruno, noto per possedere una ars memoriae pressoché irraggiungibile, per la quale veniva chiamato in ogni angolo d’Europa e pagato per insegnarla. Il suo discorso era semplice: bisogna ricordare ciò che si studia perché solo in questo modo riusciremo a creare nuovi argomenti, mettendo insieme ciò che già abbiamo appreso. Non è cosa semplice, soprattutto nei nostri tempi, dotati di smartphone, laptop, tablet e massicce memorie esterne. Boer possiede un’arte della memoria rara e la nostra fortuna è che la trasmette!

In “Il volto arcano di Trieste” troverete le maggiori divinità del pantheon greco e romano, animali e mostri, diaframmi, geroglifici e “loschi figuri”. Qui sotto vi trascrivo un passaggio, per comprendere meglio il potenziale del libro:

“Il caduceo è uno simbolo di Ermes (Mercurio). Il suo tema principale è il dualismo che pervade l’intera creazione. Al serpente di destra corrisponde quello di sinistra: senza la destra, infatti, non ci sarebbe nemmeno la sinistra. Se non ci fosse l’alto, non ci sarebbe il basso, e non c’è luce che non generi ombre. Similmente, anche l’animo umano è continuamente disgiunto fa due forze opposte, uguali e contrarie: al desiderio corrisponde l’autocontrollo, alla virtù la viltà, e al coraggio fa da contraltare la paura. Le liste potrebbero continuare ancora a lungo: i riflessi del dualismo si trovano ovunque si possa posare il nostro sguardo.

Il bastone del caduceo indica che le due forze hanno un’origine comune: la coppia di opposti si genera infatti dalla divisione dell’unità. L’unità centrale è il punto fermo attorno cui tutto ruota, è l’asse del mondo, è la stella polare attorno alla quale le stelle giocano il loro girotondo. E’ un’idea che non esiste nel mondo della mescolanza, quello in cui viviamo noi, dove non esiste un riferimento che sia veramente fisso. Ma resta un’idea, magari non reale, ma sicuramente bellissima, un’illusione a cui è bello credere. Quando la bussola non funziona più, che male c’è a orientarsi con i miraggi?

Nell’unità centrale coesistono gli opposti. In particolare vi si può scorgere uno strano spettacolo: in esso stanno mano nella mano due nemici che si credeva inconciliabili -la vita e la morte!

L’unione degli opposti significa infatti la morte, perché la vita è espressione dell’energia, e l’energia è sempre una tensione fra due cariche diverse. Pensate alla potenza della cascata, la cui forza trae origine dalla distanza che separa il punto più alto da quello più basso del salto.

Se non ci fosse differenza tra l’alto e il basso, non ci sarebbe la cascata, e avremmo soltanto una pozzanghera stagnante.

I due serpenti si avvitano attorno al bastone, scambiandosi più volte di lato, come a ricordarci quanto le distinzioni dipendano dai punti di vista. I serpenti volteggiano attorno al bastone, senza mai toccarlo: l’armonia è infatti una tensione viva tra gli opposti, e non una loro unione”.

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2 commenti

    1. Le consiglio anche la lettura dell’intervista che l’autore mi ha concesso oggi. C’è molto da imparare anche dalle sue risposte.
      In generale, io credo che le nostre vite siano percorsi individuali unici, ma che tutto intorno a noi, ci siamo esperienze, simboli e realtà da cui attingere per conoscerci al meglio e percorrere il nostro sentiero in modo costruttivo e denso di significato.

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