RECENSIONE: “GUERRA E PACE” DI LEV TOLSTOJ

Einaudi, 2014 (Edizione originale 1863-1869)

Scegliere di scrivere la recensione di uno dei più grandi classici della letteratura mondiale rasenta la superbia, ma credo che sia interessante trovare la riflessione di una lettrice e scrittrice del XXI sec.. Ogni volta che leggo i classici, infatti, non posso fare a meno di pensare quanto sia diversa la percezione di quei mondi, di quegli stili di scrittura e quelle mentalità rispetto a noi, contemporanei, o rispetto a quello che ne avrebbero pensato mia madre, o mia nonna. Non soltanto ogni individuo è diverso dall’altro, ma il mutare incessante delle società, delle mentalità e delle religioni genera emozioni e reazioni diverse davanti a letture poderose come questa.

Ecco le mie.

La trama è nota: Tolstoj apre il romanzo con una curatissima pennellata dell’alta società moscovita del 1805, alla vigilia della guerra contro Napoleone. Fra incontri più o meno interessati, intrighi di palazzo e pettegolezzi spiccano alcune figure di rilievo: Pierre Bezuchov, goffo e irrequieto giovane rientrato dall’estero a causa della grave malattia del padre, il principe Bezuchov; il suo amico Andrej Bolkonskij, principe altezzoso, intelligente e orgoglioso, già stanco del matrimonio con la giovane e insignificante Lisa; i ragazzi della famiglia Rostov, conti di modeste possibilità economiche che però spiccano per bellezza e talenti: Nikolaj, Petja e l’esplosiva, ingenua Nataša. Agli sfarzi della città è contrapposta la vita di campagna, dove scorrono lente e rigide le vite dei familiari del principe Bolkonskij: il vecchio e arcigno padre e la figlia Marja, dolce e pia, che sopporta passivamente l’animo dittatoriale paterno. La giovane sposa Lisa, già incinta, li ha raggiunti, ma trascorre nell’ansia e nella tristezza il periodo della gravidanza e, alla nascita dell’erede Nikolen’ka, muore.

Tutta la vicenda è uno scorrere parallelo tra la guerra franco-russa, che vede come protagonisti Nikolaj e Petja Rostov, Andrej e, in parte, Pierre e la vita in città e in campagna, dove in pochi anni avvengono innumerevoli cambiamenti, sia nelle vite dei protagonisti, sia nella loro visione del mondo. Pierre, infatti, eredita grandi ricchezze dal padre, sposa senza riflettere troppo la bellissima e avida Helene, per poi pentirsene. Entra nella massoneria alla ricerca di un’etica, di uno stile di vita che lo sorregga in un mondo di “isole flottanti”, dove le maschere sono tante e le anime autentiche poche. Conosce Nataša e se ne innamora, ma lei ha già dato il suo cuore al vedovo Andrej, il quale, costretto ad attendere un anno prima di sposarla, per evitare la furia paterna (che vorrebbe un partito migliore), va in guerra, si ammala, guarisce, viaggia, torna in guerra e… e qui già devo fermarmi, altrimenti darei anticipazioni che non sarebbero correte per il lettore che volesse cimentarsi con questa lettura.

Si dice che non si possa essere scrittori consapevoli se non si è letto “Guerra e pace”, allo stesso modo in cui non si può essere veri cristiani senza aver letto la Bibbia. Concordo. La storia del romanzo è ricchissima, mostra una profondità psicologica robusta e l’affresco di una società ingoiata brutalmente dalla storia, che i saggi non saprebbero trasmettere altrettanto bene e con la stessa impressione emotiva e mnemonica.

Ciò che ho trovato esagerato è il racconto della guerra: lungo, tortuoso,e pregno di morale. Certamente Tolstoj desiderava ammonire i lettori circa la crudeltà e inutilità di un qualsiasi conflitto, ma spesso le intenzioni superano il livello di tolleranza del lettore che, almeno nel mio caso, diventa astioso, rispetto alla sofferenza di interminabili capitoli bellici. Ed è il forte, dominante moralismo tolstojiano a rappresentare il difetto maggiore del romanzo, perché se da un lato offre perle preziose, dall’altro, nella sua onnipresenza, appesantisce l’atmosfera del racconto e, a un contemporaneo, sa tanto di maestro con la penna rossa in mano, per essere chiari.

Io credo questo: che ancora oggi “Guerra e pace” sia una lettura imprescindibile per lettori e scrittori, ma che indubbiamente ci siano delle difficoltà nell’affrontare temi che, per studi regolari, stampa e telegiornali, conosciamo tutti abbondantemente. Naturalmente dobbiamo compiere uno sforzo di immedesimazione, e pensare come, alla fine dell’Ottocento, i lettori non possedessero i nostri mezzi di comunicazione, né un’istruzione endemica, perciò l’opera di Tolstoj ha tutte le sue ragioni d’essere, ma oggi vi consiglio un periodo favorevole per la sua lettura, tanta pazienza e tranquillità.

N:B Cercate un’edizione con la traduzione dei numerosi dialoghi in francese: la mia non l’aveva!

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