RECENSIONE: “LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI” DI GERALD DURRELL

Adelphi, 1975

“Perché sopportiamo questo maledetto clima?” domandò all’improvviso, facendo un gesto verso la finestra con i suoi obliqui ruscelli di pioggia. “Guarda lì! E quanto a questo, guarda noi… Margo tutta gonfia come un piatto di porridge rosso… Leslie che se ne va in giro con dieci metri di ovatta nelle orecchie… Gerry che pare che abbia il palato fesso dalla nascita… E guarda te: ogni giorno che passa hai un’aria più decrepita e stravolta”.

Mamma gettò un’occhiata al di sopra di un grosso volume intitolato “Ricette facili” del Rajputana.

“Neanche per sogno!” disse sdegnata.

“E invece sì”, insistette Larry “cominci a somigliare a una lavandaia irlandese… e i tuoi figli sembrano le illustrazioni dell’enciclopedia medica”.

A questo mamma non riuscì a trovare nessuna risposta veramente schiacciante, quindi si accontentò di dargli un’occhiata severa prima di tornare a rifugiarsi dietro il suo libro.

“Quello che ci vuole per noi è il sole” continuò Larry, “non sei d’accordo, Les?… Les… Les!”

Leslie si srotolò da un orecchio un bel pezzo di ovatta.

“Cosa hai detto?” domandò.

“Eccoti servita!” disse Larry, voltandosi trionfante verso mamma. “Parlare con lui è diventata un’impresa problematica. Dimmi tu che razza di situazione! Un fratello non sente quello che gli dici e l’altro non lo si capisce quando parla. Francamente è ora di fare qualcosa. Non si può pretendere che io crei la mia prosa immortale in un’atmosfera pregna di tetraggine e di eucalipto”.

Introducendo due dei personaggi principali del romanzo, durante una loro conversazione, illustro perfettamente il clima familiare, intimo e denso di umorismo britannico che impregna il romanzo zoologico di Durrell.

Gerald Durrell fu uno zoologo inglese nato nel 1925 che, fin dal bambino, fu diverso rispetto ai suoi compagni di scuola. Amava gli ambienti aperti alle aule scolastiche, e fin qui niente di straordinario. La sua essenza, tuttavia, ebbe modo di esplodere e diramarsi verso ogni punto cardinale quando, da bambino, trascorse cinque anni sull’isola greca di Corfù, proprio dietro insistenza del fratello maggiore Larry, futuro scrittore, che non ce la faceva più a languire nella tetra Inghilterra e convinse la madre, vedova, a trascorrere dei tempo con i suoi quattro figli in un angolo soleggiato del Mediterraneo. La donna si dimostrò un’illuminata, perché quel cambio di prospettiva giovò a tutti i componenti della sua famiglia e divenne una pietra miliare dei loro ricordi.

Come sarebbe ascoltare anche le voci degli altri fratelli, e della madre stessa…

Comunque, in questo libro c’è abbastanza da soddisfare i palati di tutti, soprattutto se partiamo dall’incipit, quando l’autore spiega come il suo progetto iniziale fosse quello di scrivere un saggio sugli animali incontrati sull’isola, ma i suoi familiari entrarono tra le pagine e fu impossibile cacciarli.

Come non capirlo, quando lo stesso Larry offriva battute così divertenti:

La seconda mattina, quando comparve, aveva un diavolo per capello perché un contadino aveva legato il suo asino proprio accanto alla siepe. A intervalli regolari, la bestia alzava il muso e gettava un lungo e lugubre raglio.

“Ma ditemi voi!” proruppe Larry “non è da ridere che le future generazioni debbano essere private della mia opera solo perché un ilota cretino ha legato quella puzzolente bestia da soma vicino alla mia finestra?”

“Sì, caro” disse mamma. “Perché non vai a spostarla, se ti disturba?”

“Cara mamma, non si può pretendere che io passi il mio tempo a inseguire asini per gli uliveti. Gli ho scaraventato addosso un opuscolo della Scienza Cristiana; che altro pretendi che faccia?”

Tuttavia, l’isola era densamente popolata e ricca di aneddoti e insegnamenti, come di superstizioni. Durante una delle innumerevoli ricognizione di Gerry (Gerald) alla scoperta degli animali autoctoni, un anziano si avvicinò a lui per spiegargli qualcosa che riteneva importante:

“Voglio avvertirti di una cosa, piccolo lord” disse.

“Per te è pericoloso startene sdraiato qui sotto questi alberi”.

Alzai gli occhi sui cipressi, ma non ci vidi niente di allarmante, e allora gli domandai perché pensava che fossero pericolosi.

“Ah, puoi startene seduto sotto, questo sì. Fanno una bella ombra, fresca come l’acqua. Ma danno la tentazione di dormire, e questo è un guaio. E tu non devi mai dormire sotto un cipresso, per nessuna ragione al mondo”.

Tacque, si lisciò i baffi, attese che gli domandassi perché e poi continuò:

“Perché? Perché? Perché se dormi, quando ti svegli sei cambiato. Sì, i cipressi neri sono pericolosi. Mentre dormi, le loro radici ti crescono nel cervello e te lo rubano, e quando ti svegli sei matto, con la testa vuota come uno zufolo”.

Gli domandai se erano soltanto i cipressi a far questo, o anche altri alberi.

“No, soltanto il cipresso” disse il vecchio, alzando gli occhi a fissare fieramente gli alberi che troneggiavano su di me, quasi volesse vedere se stavano in ascolto “soltanto il cipresso è il ladro dell’intelligenza. Perciò sta in guardia, piccolo lord, e non dormire qui”.

E poi c’erano anche altri ospiti dell’isola, come l’anziano prof. Kralefsky, che fu maestro di Gerry per qualche tempo e che, sorprendentemente, aveva una madre ancora in vita. Gerry descrive il loro incontro:

Con una grande cautela raccolsi la massa di capelli ramati e la spostai da una parte per potermi sedere sul letto. I capelli erano morbidi, serici e pesanti, come un’onda color fiamma che mi scorresse tra le dita. La signora Kralefsky mi sorrise e ne prese una ciocca, facendosela rigirare tra le dita perché scintillasse.

“L’unica vanità che mi sia rimasta” disse “tutto quello che resta della mia bellezza”.

Contemplò quell’ondata di capelli come se fosse un cucciolo, o qualche altra bestiolina che non avesse nulla a che fare con lei, e se li accarezzò affettuosamente.

“E’ strano” disse, “molto strano. Io ho una teoria, sai? Che alcune cose belle si innamorano di se stesse, come Narciso. E quando questo succede, non hanno nessun bisogno di aiuto per vivere; diventano così prese dalla propria bellezza che vivono soltanto per quella, nutrendosi di se stesse, per così dire. In questo modo, più si fanno belle e più forti diventano; vivono in un circolo. I miei capelli hanno fatto proprio questo. Sono autosufficienti, crescono soltanto per se stessi e il fatto che il mio corpo sia andato in rovina non li turba minimamente. Quando morirò, se ne potrà colmare tutta la mia bara, e probabilmente loro continueranno a crescere anche quando il mio corpo sarà ridotto in polvere”.

“Dicono” mi annunciò, “dicono che quando si diventa vecchi, come lo sono io, il corpo si fa più lento. Io non ci credo. No, per me è completamente sbagliato. Io sono convinta che non siamo noi a farci più lenti, ma la vita a farsi più lenta per noi. Mi capisci? Tutto diventa languido, per così dire, e allora si notano tante e tante cose, quando tutto si muove lentamente. Quante cose si vedono! Quante cose straordinarie avvengono intorno a te, cose che non avevi mai nemmeno sospettate! E’ un’avventura incantevole”.

Mentre leggevo il diario-saggio-romanzo di Gerald Durrell, non facevo che pensare alla felicità di quel bambino già zoologo che viene condotto su un’isola così piena di vita e di esperienze da fare. Da madre, ho condiviso ogni sua più piccola gioia, ogni descrizione vergata sui suoi taccuini. Certo, ci sono passaggi che possono risultare noiosi, perché non tutti sopportiamo di leggere a lungo la vita delle tartarughe marine, piuttosto che quella di particolari insetti. Però si può procedere e scoprire altri battibecchi tra i Durrell e, soprattutto, innamorarsi di Corfù attraverso i loro occhi e sognare di preparare le valigie e partire come fecero loro, quasi cent’anni fa, con pochi mezzi a disposizione, verso un paradiso noto a pochi.

Se, dopo la fine della lettura del libro, i Durrell dovessero mancarvi, potete guardare ben due stagioni dell’omonimo telefilm: “I Durrell”, che io ho ammirato sul canale LaF. Ci sono molte aggiunte e modifiche fisiognomiche, ma sono certa che non ve ne pentirete.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *