RECENSIONE: “LA SIRENA” DI GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

   Feltrinelli, Cofanetto libro e audiolibro, 2014

Il senatore Rosario “Sasà” La Ciura e la voce narrante, il giornalista Paolo Corbèra, sono due siciliani residenti a Torino e due improbabili compagni di chiacchiere e passeggiate. Il primo, politico in pensione con un enorme conoscenza della storia e della lingua greca antica, il secondo, ultimo discendente di una famiglia nobile, con una laurea in legge nel cassetto e un presente instabile, condito da frequentazioni femminili di bassa lega. È proprio da queste ultime evidenze che Sasà bacchetta il giovane amico e, prima della partenza per Genova, decide di abbassare le distanze e confessare a Paolo la più importane esperienza della sua vita.

L’incanutito e apparentemente fragile distinto signore, spalaca le porte su un’estate siciliana della giovinezza, durante la quale la sua vita è cambiata per sempre grazie all’incontro con Lighea, una sirena figlia di Calliope.

Ascoltare questa storia, narrata dalla stessa voce dell’autore in una registrazione del 1957 con il magnetofono, è un regalo per se stessi e per gli altri, perché il mite scrittore possiede una voce e un ritmo perfetti per raccontare una storia e perché l’incontro di Sasà e Lighea è l’incrocio tra due culture distanti nel tempo, ma vicinissime per lingua e storia.

Lighea si avvicina alla barca di Sasà dopo che per giorni lo ha ascoltato studiare e ripetere a voce alta canti e odi in greco antico e quando, finalmente, l’unione tra i due protagonisti si compie, l’estasi sessuale provata da Sasà, che spaventerebbe qualunque uomo mortale, viene da lui riconosciuta come un chiaro dono degli dèi e per niente temuta, anzi, accolta nella sua incommensurabile totalità.

E’ un racconto denso di riferimenti arcaici e parole desuete, ma non per questo lontano da noi lettori del XXI secolo. Anzi! L’ho ascoltato durante una siesta pomeridiana e mi ha trasportata sulle celesti coste di Augusta, tra le risacche e i flutti. Mi ha fatto comprendere quanto sia importante “scrivere ciò che si conosce”, perché la descrizione dei luoghi e delle sensazioni marine di Tomasi di Lampedusa è così penetrante proprio a causa della sua esperienza.

Infine, ho riflettuto sulla bellezza della lettura ad alta voce. Si potrebbe introdurre in ogni famiglia la lettura di un racconto o di un breve romanzo una volta a settimana. Pensateci bene: anziché trascorrere le serate davanti alla tv, ai videogiochi, oppure chini sugli smartphone, si potrebbero spegnere tutte le luci, accendere qualche candela e, comodamente seduti sul divano, ascoltare un membro della famiglia mentre legge un racconto, facendosi trasportare da esso ovunque lo scrittore avesse intenzione di condurci. A fine lettura ci si potrebbe dedicare a una discussione, a cominciare dalle emozioni mosse in ciascuno all’ascolto del racconto, per poi proseguire con riflessioni, ricordi e connessioni tra l’epoca e la società narrate nel libro con noi, oggi.

La mia è solo un’ispirazione, ma state certi che la proporrò in famiglia.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *