RECENSIONE: “L’ETA’ DEI PROFETI” DI MATTEO FARNETI

Amazon, 2018

Oggi recensisco un romanzo che mi ha spiazzata su molti fronti.

Prima di tutto, io non sono un’amante dei generi giallo, noir, poliziesco, thriller, ecc e “L’età dei profeti” rientra certamente nel noir. Tuttavia sono passata oltre questo mio limite perché, come i lettori forti sanno, un romanzo può rivelarsi sorprendente anche se, a causa del suo genere, non lo avresti mai scelto, di primo acchito.

In secondo luogo, se la droga, la finanza e i certi estremismi di cui sono capaci gli uomini, vengono trattati in modo marginale, posso anche affrontarli, ma se per converso dominano una trama, mi respingono.

Ecco il punto. Ho trovato il romanzo di Farneti respingente, o forse è meglio usare il termine disturbante. Non perché sia scritto male, perché la trama sia contorta o, peggio, pretestuosa. “L’età dei profeti” è un romanzo scritto in modo impeccabile e, in filigrana, si possono intuire le passioni dell’autore -per esempio Capote- ma le vicende del protagonista, Mattia, sono torbide.

Mattia è un ragazzo che lavora in libreria, con una laurea in giurisprudenza in casa che gli ha fruttato ben poco. Sogna di riuscire nella vita, di farsi una posizione e di poter disporre di denaro a sufficienza per una vita degna di questo nome. Per questo non gli sembra vero quando un amico delle superiori, Nicola, il ricchissimo erede di Marcus Goldberg, dirigente di una delle banche svizzere più potenti al mondo, gli chiede di diventare il suo assistente personale. Mattia conosce i trascorsi di Nicola, i suoi lati oscuri e intravede i pericoli che rischia di correre, stando accanto a un fuoco inestinguibile come quello, ma si lascia travolgere. Il suo sarà un percorso in salita, non verso un futuro edificante e ricco, come aveva sognato, ma verso un crescendo di eventi drammatici, violenti e lutti che lo travolgeranno.

E non è tutto così semplice, perché nella vita di Mattia non è sufficiente la fredda determinazione di Nicola, il suo calcolo machiavellico per arrivare dove desidera, a prescindere dalle conseguenze e dai cadaveri che si lascia alle spalle. Nella vita di Mattia, infatti, intervengono anche altri amici, tutti provenienti dal periodo adolescenziale e tutti invischiati nella melma che Nicola ha saputo produrre, e interviene anche un’inquilina scrittrice curiosa e innaffidabile, oltre a Giulia, una ragazza innocente che pagherà un prezzo troppo alto per aver attraversato, anche solo di striscio, lo spettro mefitico di Nicola e della sua famiglia.

Insomma, nonostante le mie ritrosie, il romanzo mi ha tenuta incollata fino all’ultima pagina perché, per coinvolgere le letture attuali, è come vivere il contrasto tra l’apollineo e il dionisiaco. Anelo all’apollineo, ma sono irresistibilmente attratta, a causa della mia natura umana, anche dal dionisiaco, come tutti noi. Così, sebbene aneli alle letture più luminose, più artistiche ed edificanti, mi ritrovo affascinata anche da quelle i cui contenuti si rivelano oscuri, torbidi e distruttivi.

Certamente un romanzo forte, di impatto, che non vi lascerà indifferenti e vi spingerà a porvi molte domande sugli angoli bui della vostra anima, quelli che cercate di visitare meno possibile.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *