RECENSIONE LETTERARIA: “COME DELLA ROSA” DI TIZIANA RINALDI CASTRO

Editore Effige, 2017

Se sei venuto da me è per abbattere ogni resistenza.

Non c’è evoluzione se non c’è resa.

Ho scoperto questo libro grazie a un’intuitiva recensione televisiva realizzata dalla scrittrice Michela Murgia nel programma “Quante storie”, condotto da Corrado Augias su Rai Tre nel corso della scorsa primavera. È stato un bene, perché trovare questa copertina -peraltro non bellissima- in una libreria standard, sarebbe stato se non difficile, certamente un colpo di fortuna. La casa editrice è modesta, e si sa che da anni c’è la tendenza, forse dovuta alla crisi economica nazionale, di mettere in evidenza prevalentemente i testi dei colossi editoriali. Dunque il mio primo ringraziamento va a Murgia, mentre il secondo è tutto per l’autrice.

La storia narrata illustra le vicende di Bruna/Lupo, che dall’Italia scappa a New York lasciando alle spalle grandi delusioni, ma non l’alcolismo, ed Emiliano, cubano americanizzato, mercante d’armi e guerriero. I due outsider diventano fedeli a Mama, una sacerdotessa yoruba di Harlem che li guida alla guarigione dai vizi e alla riscoperta di sé, in un romanzo a tratti difficile da leggere vuoi per flashback continui e pagine crude, vuoi per indizi spirituali tutti da cogliere e sui quali meditare a fondo.

Reggere senza toccare.

Una metafora della vita illuminata:

orizzonti illimitati;

essere presenti senza attaccarsi;

avere tutto senza possedere niente.

Non vi nasconderò che ho impiegato tre mesi per terminare la lettura di “Come della rosa”. Come scritto poco fa, è un romanzo che richiede un coinvolgimento emotivo e spirituale, ma vi assicuro che, se riuscite ad arrivare alla fine e ad accettare tutto della rosa (spine incluse), questo libro vi trasformerà.

Lo consiglio a tutti, dai vent’anni in su, perché è uno di quei pochi romanzi capaci di fare la differenza nella vita e mettere in moto il cervello e l’anima insieme.

Lo so che ti offri alla tempesta senza scudo per ‘espiare’, come dite voi bianchi.

Ma espiare non serve a niente se non sai anche ‘perdonarti’, come dite voi bianchi.

Non affrettarti a tornare da ciò che richiede pazienza.

Commenti da Facebook

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *