RECENSIONE: “L’INTERPRETATORE DEI SOGNI” DI STEFANO MASSINI

Mondadori, 2017

Stefano Massini è uno dei pochi autori italiani che ammiro, rispetto e (lo ammetto) amo profondamente, sia dal punto di vista letterario che umano. Ogni sua apparizione televisiva, intervista e ogni sua opera, che sia una piece teatrale, un romanzo o un articolo su La Repubblica mi inducono a profonde e inusuali riflessioni. Ecco, qui c’entra anche la gratitudine. Sono grata a Massini per il Bene che fa alla nostra Italia e alla nostra cultura. Va da sé che, quando ho finalmente avuto tra le mani il suo ultimo romanzo “L’interpretatore dei sogni”, le aspettative erano altissime. In questi casi due sono le possibilità: o trovo conferma della validità dello scrittore (e dell’uomo), oppure mi crolla miseramente ai piedi.

Indovinate un po’?

Massini ha alzato ulteriormente l’asticella. Ci è riuscito sia per il coraggio, che per l’abilità narrativa. Nel primo caso, mi riferisco al carattere che ci vuole per tentare un’impresa come la sua: scrivere il diario dello psicanalista Sigmund Freud. Nel secondo caso, ancora una volta ho trovato conferma della capacità letteraria dell’autore e, aggiungo, dell’ardore, della sperimentazione e del desiderio di cercare nuovi strumenti per portare il lettore a un altro grado di conoscenza. Massini, in questo romanzo, non cerca solamente di entrare nella mente e nell’anima di Freud, ma attraverso di lui, prova a sondare il subconscio umano che, anche se spesso tendiamo a dimenticarcene, ci dona i sogni, sogni che noi releghiamo con troppa faciloneria al riposo notturno, ma che possono rappresentare invece un invito a conoscerci, a guardarci dentro profondamente e anche ad aiutarci nella risoluzione di problemi quotidiani.

Ho un rapporto di grande amore con il sogno. Sogno molto, fin da quando ero una bambina e, anche se non mi ricordo sempre tutto, negli ultimi anni ho adottato l’abitudine di tenere un “Dream Journal” (lo che vedete nella foto, sopra il romanzo), che custodisco nel cassetto del comodino accanto al letto, in modo da averlo sotto mano al risveglio e poter trascrivere subito le attività oniriche che, con il trascorrere delle ore, svanirebbero con i fumi del caffè. I sogni mi hanno anche aiutata in circostanze tragiche, come un lutto che mi ha colpita qualche anno fa. L’ho superato anche grazie a un sogno dove il mio caro estinto è venuto a trovarmi e ha svolto un ruolo catartico prezioso. Credo davvero che lui sia venuto a trovarmi attraverso il sogno? Ho una risposta razionale, benché indiretta: vederlo mi ha fatto bene come nient’altro e nessun altro avrebbe potuto, perciò è solo questo che conta.

Nel suo ultimo romanzo, Stefano Massini traccia una serie di linee guida alla comprensione dei sogni, non da psicanalista, ma da studioso della materia e lo fa con una capacità narrativa invidiabile e instancabile -scrivere e riscrivere il sogno di un personaggio non deve essere stata cosa da poco- aiutando così il lettore a riconsiderare il simbolismo e il valore dei suoi sogni e ad allargare lo spettro della sua visione. In un mondo dove tutti asseriscono di non avere tempo per sé e per pensare, ragionare e amare, Massini ci regala una grande opportunità: non viviamo soltanto mentre siamo svegli, ma continuiamo a farlo nei sogni, e spesso essi sono di gran lunga più ricchi e significativi della veglia.

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