RECENSIONE “THE DANISH GIRL” DI DAVID EBERSHOFF

Giunti, 2016

Dopo la lettura di “The Danish Girl” ho capito che sto invecchiando. Il motivo è presto detto: mi ha molto commossa, quasi fino alle lacrime e, si sa, io sono poco incline a queste reazioni. Suppongo, di conseguenza, che molti di voi rimarranno profondamente colpiti dalle vicende del(la) protagonista, partendo dalla consapevolezza che il romanzo si basa su una storia realmente accaduta.

Einar Wegener fu un pittore paesaggista danese, proveniente da una famiglia di umili origini, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento. Minuto, timido e introverso, fin da bambino convisse con una profonda insoddisfazione. Crescendo, conobbe una pittrice e illustratrice, Gerda Gottlieb (qui descritta come un’americana di ricca famiglia, Greta Waud) e il loro feeling li condusse al matrimonio. Unione felice, anche perché benedetta dalla condivisione di una passione artistica comune. Ma è proprio la necessità di Greta -e qui entriamo nella vicenda romanzata raccontata dal talentuoso e sensibile scrittore- di terminare il ritratto di una cantante lirica a far sì che Einar indossi dei collant e un abito da sera per posare. È al contatto con i morbidi e femminili tessuti che il giovane percepisce un’emozione meravigliosa e terrificante al tempo stesso. Passa davvero poco prima che Einar inizi a indossare i panni di Lili, una fanciulla eterea e dolce, dotata di un’eleganza angelica che fa voltare uomini e donne al suo passaggio e che diventa la musa ispiratrice di Greta. Da mediocre ritrattista, la sposa americana diventa una capace artista, le cui tele raffiguranti Lili in innumerevoli pose ed eventi, le regalano la fama.

Nel frattempo, Lili prende il sopravvento su Einar. Il pittore non prende più in mano un pennello che non sia quello per il trucco e, in effetti, da pittore si trasforma nell’artista di se stesso: crea Lili ogni mattina e, dopo qualche anno di sofferenza emotiva e fisica, decide di compiere un salto nel vuoto, tentando un’operazione sperimentale per cambiare sesso.

Ciò che colpisce di questo romanzo è anzitutto la dolcezza con cui viene trattato un tema così delicato, una dolcezza che appartiene allo stesso carattere di Lili e che induce tutti coloro che la circondano, dalla moglie al suo fratello gemello Carlisle, dall’amico di infanzia Hans alla stretta cerchia di conoscenti, ad accogliere con naturalezza la metamorfosi di Einar/Lili.

A livello profondo, personale ed emotivo, il romanzo mi ha indotta a immedesimarmi in una creatura nata in un corpo che considera sbagliato. In un mondo contemporaneo come il nostro, dove #beyourself è ancora soltanto un hashtag, perché la maggior parte delle persone faticano a trovare il vero sé, ci sono state e ci sono ancora persone perfettamente consce di chi sono, ma intrappolate fisicamente in un corpo che non è il loro. Come ci si può sentire quando ci si conosce bene, ma il riflesso allo specchio mostra una persona completamente diversa?

“Tha Danish Girl” ci porta lontano, con il cuore e con l’intelletto.

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