BOSCHI IN FESTA -al Bosco Bolderatis in cerca di erbe spontanee-

Ve lo assicuro: erano vent’anni che aspettavo questo momento! Vent’anni che cercavo una guida esperta che mi insegnasse a riconoscere le erbe spontanee, a evitare di scambiarne una per un’altra e introdurmi nella preziosa arte di saperle cogliere nel modo e nel momento più adatto. Certamente, in due decadi, le occasioni ci sono state, ma ogni volta accadeva qualcosa per cui il tanto atteso evento saltava.

Ebbene, domenica 29 aprile 2018, tutto è andato come sognavo e quello che vi presento è un riassunto delle 14 facciate di appunti che ho preso freneticamente durante la passeggiata al Bosco Bolderatis di Carlino (UD). Le mie emozioni, beh, quelle potete immaginarle.

Buona lettura.

Introduzione geologico-storica

Fino a 10000 anni fa, nel periodo dell’ultima glaciazione, avevamo i ghiacciai fino a sud di Udine. 5000 anni fa, quando il ghiacciaio si è ritirato, la vegetazione era di pini e betulle, chiaramente per un fattore climatico. Il problema fondamentale è che i ghiacciai, quando si ritirano, depositano ghiaia molto fine, con sassi spigolosi. In questi posti vivevano piante come quelle scandinave, perciò, mutando ulteriormente il clima, è arrivato il faggio. Poi la temperatura è aumentata ancora e qui sono rimasti la quercia e il carpino, alberi che ancora oggi caratterizzano questi luoghi.

A monte, abbiamo il deposito di ciottoli (magredi). Più sotto c’è il deposito di materiale più fine: sabbia (grave). Quando arriva qui, l’acqua sembra non ci sia, invece procede nel sottosuolo per risalire verso il mare e riversarvisi. Le olle (di superficie o risorgiva) sono i buchi dove l’acqua, da sotto terra, risale. Lì, l’acqua è priva di sabbia e a temperatura costante. Abbiamo acqua di risorgiva di 10-11 gradi, pulitissima. Poi, dovendo l’acqua andare sempre più a sud, verso la sua foce, possiamo trovarne di più pulita o più sabbiosa, ma la cosa importante da ricordare è che le piante sentono una presenza d’acqua diversa, da zona a zona.

Carpino con infiorescenze

Zellina, fiume di risorgiva. Siamo a 5 m di pendenza

Nei campi che stiamo attraversando, possiamo goderci un panorama molto naturale, con vegetazione fluviale (salice, ontano e canna palustre) e poche piante.

Possiamo fare anche incontri simpatici, come questa tartaruga palustre, che si trova appunto solo nelle zone palustri e fresche. In questo periodo è in amore, per questo è facile trovarla lungo la strada, anzi, proprio per questa ragione vi raccomando di non correre come matti in macchina, moto o scooter, perché potreste investire queste creature inermi:

Tartaruga palustre femmina

D’ora in avanti, ogni volta che troverò una pianta o un albero, ve lo indicherò.

ORTICA: da non confondersi con il Lamion (fiori rosa) che hanno il fusto quadrato, mentre la vera ortica ce l’ha scannellato. L’ortica ha i peli, l’altra no. Qui in Bassa Friulana, c’è tanta ortica, più a nord no (da collina a montagna). Va raccolta quando è più giovane, ma se vogliamo tentare, possiamo prendere le punte (se sono tenere) e si può mangiare. Per crescere, deve esserci zero o poco calcare!

Perché procura il prurito? Perché dentro il fusto c’è un foro. Lì c’è una molla che in cima ha un aghetto. Il pelo è il grilletto, che appena toccato, fa attivare l’acido formico (lo stesso delle formiche) contenuto nella pianta e lo rilascia. C’è un trucco per evitarlo: cogliere il fusto dal basso.

L’ortica saltata in tegame, è come lo spinacio.

Coda cavallina o Equiseto

CODA CAVALLINA o EQUISETO: pianta antica, quasi un fossile vivente. Tutto il carbone che noi abbiamo prodotto nei secoli, proviene da lei. Decotto ricco di silice. È una pianta maschio o femmina. Quella femmina, con la pannocchia, se si mangia fritta, come il fiore di zucca, è una leccornia.

Iris

IRISI PSEUDACURUS (giallo): tipica pianta che vive in acqua e nei canali. La ritroveremo anche nel bosco.

Euforbia

EUFORBIA: può fare anche pochi petali, ma produce un latte caustico. Si usa sui porri, ma per guarire, meglio ancora la CELIDONIA.

Romice

ROMICE o RUMEX: si mette in bocca e si mastica per dissetarsi.

Bosco di impianto

BOSCHETTO GIOVANE: quando trovate un giovane bosco come questo, dovete sapere che ci piantano tutte piante diverse, in filari, come l’uva. Sono boschi di impianto. Un terreno, dove il proprietario ha deciso di reimpiantare un bosco. L’inserimento del bosco, avendo specie diverse, e disposte a scacchiera, è più veloce nella crescita. È un bene piantare boschi, perché è il massimo che la nostra terra può produrre. Comunque, quando vedete filari di alberi, sapete che non sono spontanei.

PAPAVERO: ottima pianta mangereccia. Fino a 20-25 cm si taglia ed è buonissimo. Meglio cucinarlo. Se il fusto è duretto, in parte, si taglia e si mangia quello più tenero con le foglie. Ha un gusto dolce unico.

FIORDALISI: sono spariti dai campi! Erano come la cicoria ed erano buonissimi.

Asparagus Tenui Folis

ASPARAGUS TENUI FOLIS: sta nei versanti umidi, mentre in Carso e Prealpi, cresce l’ACUTIFOLIS, la versione che sembra vero asparago. Quello che punge è molto buono, rispetto a quello che troviamo qui. L’Acutifolis: un mazzetto di questo ha un sapore cento volte migliore dell’asparago che si compra.

BOSCO BOLDERATIS

Facendo studi di fossili e pollini di questi terreni, si è capito che nel IV sec.a.C. (Età del Ferro) la composizione era pressoché identica. Tutto fino al IV sec.d.C.

Questo era un bosco che dal Piemonte arrivava fino al Friuli Venezia-Giulia. Tutto bosco! Era come stare a 500-600 m di quota!

Alla fine del periodo romano e nel periodo medievale, l’uomo ha iniziato a disboscare sempre di più, quindi il bosco ha cominciato a scomparire. In periodo veneziano e asburgico, il disboscamento si è fermato, bene o male. Solo dopo la I Guerra Mondiale, si è ripreso ad abbattere, causa bonifiche e lotta alla malaria. Nel II Dopoguerra, è subentrata in modo massimo l’agricoltura tecnologica e si è ripreso a disboscare.

La situazione di partenza era la Selva Lupanica, dall’Isonzo al Livenza, zona sotto le risorgive.

Oggi Bosco Bolderatis è una porzione di quei boschi, ed è rimasto intero, per fortuna. Quando si parlava di Selva Lupanica, c’erano 16 000 ettari di bosco, ora la quota si è ridotta all’osso.

Dunque questo bosco è un reperto storico!

Dovete sempre tenere a mente che, se si disbosca, ci vogliono cento anni per ritornare alla situazione di partenza. Qui è meglio non pensarci nemmeno: se si dovesse disboscare questo bosco, perderemmo una testimonianza storica millenaria.

Dato importante: questo è un bosco di quercia e carpino, ovvero un unicum, molto raro da trovare.

Al suo interno, ci sono delle vasche d’acqua, con un massimo di 1 m di profondità.

Nei campi circostanti, c’erano altre vasche, probabilmente erano vasche per il prelievo dell’argilla, usate dai romani per realizzare le loro ceramiche invetriate.

Qui, in questo periodo, bisogna stare attenti alla Vipera Apis. Procediamo sul sentiero, se ne vediamo una attenti. La Vipera Modites può avere più veleno, ma dorme di più. L’Apis ha meno veleno, ma tende a essere più pericolosa.

Come vedete, passeggiando troviamo vari stagni pieni di polline che galleggia e larici che crescono all’interno. In estate, le pozze si asciugano del tutto. Ora ci sono rane, tritoni, salamandre.

Pungitopo
Getto del Pungitopo

PUNGITOPO: pianta mangereccia. Si mangiano i suoi getti, che sono ottimi. Quando si coglie, non serve rasare a terra, basta piegarlo e si spezza da solo. Lessato, con la maionese se si vuole, altrimenti con olio e basta. Il suo amaro è genetico.

CROCO SATIVO: cresce in primavera. È quello che dà lo zafferano. Invece il COLCHICO è un fiore d’autunno, che se colto in questo periodo, è velenoso. Ha la caratteristica di non avere foglie né frutti, perciò attenzione! Inizialmente il Colchico venne usato per tentare di fermare il tumore, in quanto blocca la crescita delle cellule. C’era il problema della dose e di dove metterlo, però.

Foglie di Primula

PRIMULA: le foglie buone per la frittata. Meglio se si colgono quelle più piccole e tenere. In generale vanno solo saltate nel tegame, senza sbollentarle.

Aglio Orsino

AGLIO ORSINO: si raccoglie la foglia. Sott’olio, da mettere in vasetti, si usa anche a Natale. È piuttosto dolce, non piccante. Per le frittate e i risotti è buonissima e non serve sbollentarla. Si coglie prima della fioritura, ma anche col fiore si possono cogliere le foglie più giovani.

Trovate impronte di cinghiali e caprioli. È difficile vedere l’animale: magari all’alba, attendendo per ore in silenzio

Mutonia Palustris

MUTONIA PALUSTRIS: pianta bianca che cresce in acqua. È rarissima. A livello di biodiversità, si tratta di un autentico gioiello.

Funghi che crescono sugli alberi. In questi boschi ci sono tantissimi funghi: chiodini, porcini, amanite cesarea, ma ci sono anche funghi mortali. In autunno si colgono se si ha il patentino e stando comunque sempre bene attenti.

Quercia e frassino insieme hanno dato il nome al tipo di questo bosco: Querco Carpineto.

FRASSINO OXIACANTIS: cresce nelle zone paludose, come queste. Ma oggi abbiamo trovato anche il FRASSINO ORNIELLO, che è quello da cui si ottiene la manna e normalmente si trova nelle zone calde (la Sicilia ne è piena).

Sentito i fischi sopra le nostre teste? Sono le poiane. Qui ci sono anche assioli e gufi. E più fuori i picchi, che sono capaci di scavare anche 20 cm in profondità, per realizzare i loro nidi, senza danneggiare l’albero che li ospita.

Orchidea

ORCHIDEA: è in piena fioritura. Di norma è una pianta che cresce in Carnia. Per dire cosa fanno le glaciazioni!

Fornace romana

Fornace romana: ne parlavamo prima. Negli anni ’60, ci sono state grosse alluvioni e quindi si sono fatti degli sbancamenti, ma qui negli anni ’70/’71 hanno trovato reperti archeologici e scoperto che era una fornace. Era un’industria bella grossa, le vasche erano almeno un centinaio, stando alle foto aree scattate sui campi circostanti. Comunque, qui c’era una produzione a sé stante, non non come quella di Aquileia, dove si realizzavano soprattutto bicchieri per l’esercito di stanza nel Danubio e in Ungheria in generale, non per gli autoctoni. Il sito è stato aperto e riaperto tre volte. L’anno scorso hanno trovato una fibula di bronzo. Tutti i materiali archeologici sono raccolti nel museo di Aquileia.

Corniolo Comune

CORNIOLO COMUNE (SANGUINELLO): poi c’è anche un altro tipo di CORNIOLO, che veniva usato per fare i denti dei rastrelli.

TARASSACO: il decotto di fitone (radice) di Tarassaco rende più fluido il sangue. Un bicchiere la mattina, soprattutto per gli anziani, salva la vita. Una settimana si e una no. Il fitone va colto in autunno!

Luppolo e Tamaro

LUPPOLO (URTISON in friulano): ha i dentelli e lo riconosci perché, se prendi la parte sopra tra le dita, non riesci a staccare la crescita dei pezzi laterali scorrendo le dita. Meglio mangiare solo la parte superiore, non tutta la pianta. Il TAMARO sembra luppolo, ma ha il fusto liscio. Si mangia in primavera, ma più tardi è meglio di no: già in tarda primavera, infatti, sviluppa una tossicità. Meglio non coglierla già quando si vede che ha i fiori sviluppati.

Curiosità: in tempi di guerra, per fare le sigarette, si usavano i luppoli maturi, dal momento che c’era una parte legnosetta.

I consigli e le raccomandazioni più importanti:

– Le parti aree vanno raccolte in primavera (tossicità bassa), se devo raccogliere le parti nel terreno, le radici, va fatto in autunno, perché le sostanza più importanti si trovano allora.

– Le erbe spontanee sono piene di oligoelementi, altro che pastiglie di minerali e vitamine o acqua minerale!!

– La pianta non può muoversi: quindi è sempre una felicità trovare tanta biodiversità. L’animale si può trovare in diverse zone, la pianta soltanto in quelle specifiche, perciò, quando troviamo piante rare, strane, prendiamoci del tempo per osservarle e conoscerle.

Nota:

Se vi piacciono questi eventi, vi consiglio di seguire i siti internet e le pagine Facebook degli straordinari organizzatori. Non ve ne pentirete!

www.studioforest.it

www.slowfood.it

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