VIAGGIO DALLE CASCATE DI ARZINO AL LAGO DI CORNINO

Evidentemente questa è per me l’estate delle cascate e dei pic-nic. Ogni fine settimana a disposizione, organizzo infatti una gita fuori porta per la famiglia, stimolata dalla necessità di condurre mio figlio nell’esplorazione di nuovi posti e dal mio bisogno primario di Natura.

Due domeniche fa eravamo alle Cascate di Kot e, mentre tornavamo indietro lungo il sentiero, ci siamo imbattuti in una coppia che ci chiedeva quanto tempo fosse necessario per arrivare alla fine del percorso. E’ iniziato uno scambio di informazioni che ha consentito a noi di scoprire l’esistenza delle Cascate di Arzino. Vivo in Friuli Venezia Giulia da tutta la vita e non ne avevo mai sentito parlare prima. Ecco cosa significa fermarsi a parlare con gli escursionisti: ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire.

Così domenica mattina ho preparato dei semplici panini, ho ripulito la dispensa dai dolci cucinati in settimana, ho riempito le borracce d’acqua e siamo partiti alla volta della montagna.

C’è voluta quasi un’ora e mezza per raggiungere Preone, e per uno sbaglio di percorso, abbiamo fatto una strada in salita lunga ben sette chilometri, così stretta che a malapena sarebbe potuta passare qualche moto, a fianco del nostro suv. Infatti, ogni volta che ci imbattevamo in una macchina, o noi o l’altro guidatore doveva fare retromarcia fino a trovare uno spiazzo dove mettersi di lato per consentire all’altro veicolo di passare. Il tutto su una forte pendenza. E ciò nonostante un buontempone locale si è fatto beffe di me quando gliel’ho raccontato: “Ma se io vado su e giù da una vita: in macchina, motorino, in bici, a piedi e pure al contrario”. Grazie tante, noi veniamo da Gorizia… Insomma, non è stata esattamente una passeggiata di salute, ma al ritorno abbiamo trovato una strada più semplice.

Comunque sia, ne è valsa la pena:

A leggere la tabella, il tempo di percorrenza dell’intero sentiero sarebbe stato di sette chilometri e mezzo, per un’ora e mezza, ma da un lato il mio bambino, di sei anni, era già bello stanco dopo pranzo e dall’altro noi abbiamo pure iniziato il percorso, ma ci siamo imbattuti in un grosso albero caduto che sbarrava la strada. Così noi, come altre famiglie che ho notato, abbiamo desistito, mentre altre persone, senza bambini appresso, sono saltati oltre l’ostacolo e hanno proseguito.

Nonostante questa limitazione, non mi posso lamentare. Non ero salita per fare del vero e proprio escursionismo, ma per far godere a mio figlio lo spettacolo che si schiudeva a ogni angolo del bosco.

Abbiamo quindi consumato il nostro pic-nic, siamo scesi fino al torrente a giocare con l’acqua e ci siamo riposati sul plaid steso a terra. Rispetto alle Cascate di Kot, lì c’era più gente e inoltre mancava quell’atmosfera rarefatta, quel colore lattiginoso dell’ambiente circostante. Faceva caldo, non freddo come nelle Valli del Natisone. Inoltre il rumore delle cascate era molto più invadente rispetto a quelle di Kot. Ci trovavamo insomma in tutt’altro contesto, ma non per questo meno apprezzabile e anche la constatazione del fatto che intorno a noi ci fossero tanti ragazzi e famiglie con bambini di ogni età ci ha fatto molto piacere. Significa che, nonostante tutto, il lockdown causato dalla pandemia ha provocato un cambiamento: le persone cercano di ritagliarsi del tempo libero nel proprio territorio, scoprendo o riscoprendo scorci magici come questo, anziché trascorrere i soliti fine settimana chiusi in qualche centro commerciale o outlet village.

Tornando indietro abbiamo trovato la scritta Fontanon poco distante dalla macchina e abbiamo seguito il percorso. In teoria, saremmo arrivati in una zona molto bella del torrente, ma anche in questo caso abbiamo trovato la difficoltà del terreno e degli impedimenti, così sia noi che altre persone siamo tornati indietro, accontentandoci di vedere il torrente da lontano.

Poco male: una volta risaliti in macchina, mi sono messa a cercare la distanza tra il Lago di Cornino e noi, scoprendo con sollievo che si trovava proprio lungo la strada del ritorno e così, nonostante un bambino riluttante, abbiamo parcheggiato la macchina a 26 chilometri di distanza, accanto al sentiero che porta a questo lago dai colori sgargianti.

Ho coperto che qui arrivano molte persone per il Bird Watching. Si trovano infatti numerose specie di uccelli rapaci (come il nibbio reale, il capovaccaio e l’aquila di mare) e l’area è situata su un importante rotta migratoria (qui si possono ammirare il falco di palude, l’albanella reale e minore, il falco pescatore e il cuculo, oltre che lo smeriglio), perciò di qui passano molte specie sia in primavera che in autunno. Ma il vero protagonista del Lago di Cornino è il grifone, e per lui gli autoctoni si sono mossi in ogni modo, al fine di consentirgli di ripopolare la zona.

Mi dispiace per gli appassionati di Bird Watching, ma io non rientro nel club: sono venuta fin qui per ammirare il lago, che è davvero spettacolare. Piccolo, ma impressiona a causa dei suoi colori e della limpidezza dell’acqua. Viene una gran voglia di tuffarsi, peccato che, nonostante la zona più profonda sia di dodici metri, i gradi siano dieci, e quindi si rischia l’ipotermia.

E’ stata davvero una bella domenica. Stancante a causa del caldo e dell’afa, che non ti aspetti in montagna, ma sappiamo che i cambiamenti climatici comportano anche questi profondi mutamenti. Un segno tangibile delle conseguenze dell’agire dissennato dell’uomo e dell’importanza di tutti noi, non soltanto di Greta Thunberg e degli Eco-Millennials, di agire in modo illuminato per rallentare i danni di chi ci ha preceduti.

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