PERCHE’ INSERIRE LA CATEGORIA “NATURA” IN UN BLOG CULTURALE?

Forse questa è una domanda che vi sarete posti quando siete approdati su queste pagine della blogosfera, o forse no. Per fugare ogni dubbio, voglio spiegarvelo, perché credo che scrivere di arte, artigianato, letteratura et similia diventi meccanico, senza un pizzico di umanità e personalizzazione.

A tre anni, seduta sul davanzale della finestra della cucina dove trascorrevo ore a disegnare

Il motivo per cui ho voluto inserire anche la categoria “Natura” nel mio nuovo blog è perché ho avuto il privilegio di crescere tra campagna e mare. Molti di voi potranno capirmi al volo, tanti altri, invece, no. Ho conosciuto persone con il mio stesso background che sembravano aver scavalcato tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza con un lungo salto per arrivare all’università e trasferirsi in una casa dello studente urbana. Persone che detestavano i campi, i vigneti, l’assenza di discoteche o locali trend. Naturalmente non le giudico, però mi sono spesso chiesta che senso avesse trascorrere vent’anni racchiusi dentro una bolla, quasi ibernati, in attesa di essere scongelati in una stanza di quattro pareti come una camera da letto studentesca per poi uscire sull’asfalto. Due decadi trascorse in attesa di altro, spostando ostinatamente lo sguardo altrove, piuttosto che lasciarlo scivolare sui fili d’erba e di grano, tra un vasto cielo sgombro da grattacieli e pali della luce, fabbriche e antenne telefoniche.

Il gelso centenario -e accanto il fico- del casolare di Terzo d’Aquileia dove sono cresciuta e dove ho imparato a camminare, sorridere, vivere

 

Potrebbe dipendere dal carattere. Sì, io credo che tutti nasciamo con una sorta di matrice, la cui provenienza mi è sconosciuta. Lo percepisco anche in mio figlio: già a un anno e mezzo presentava atteggiamenti a me sconosciuti e certamente svincolati da qualsiasi condizionamento. Potrebbe trattarsi delle eredità parentali? Sì.

Tornando a me, posso assicurarvi che mi sono trovata a mio agio nel casolare di famiglia in mezzo ai campi. Con mia nonna facevo lunghe passeggiate in mezzo a sentieri battuti da contadini e, fino a pochi decenni prima, da cavalli e muli. Con mio fratello costruivo sofà sopra il gelso secolare davanti casa e trascorrevo ore a giocare con i cani e i gatti di casa. Nelle fredde sere invernali mi arrampicavo sui mobili della cucina, con i piedini penzoloni davanti allo spargher, appoggiavo tutto il materiale da disegno sul davanzale della finestra e spaventavo gli ospiti di casa, perché quando entravano in quella stanza mi trovavano lì, in silenzio, intenta a disegnare con grande concentrazione. E non ero una bambina timida: mi trovavo a mio agio sia in solitudine che in compagnia, dettaglio che non è mai cambiato nella mia vita.

Nel 2004 con Mescal, durate un’indimenticabile cavalcata tra terra e fiume

Crescendo ho viaggiato e visto una porzione di mondo, la mia nuova famiglia mi ha portata lontano dalla terra, in città, proprio su quell’asfalto dal quale volevo tenermi bene a distanza. Mai dire mai… eppure continuo a ricercare la Natura ovunque. Dal terrazzo di casa, dove coltivo piante aromatiche e fiori di campo, ai parchi cittadini dove mi rifugio con mio figlio, dai fine settimana al mare ai viaggi in luoghi dove la natura la fa da padrone, insieme ai campi archeologici, ai musei e alle mostre di cui mi nutro.

I libri, va da sé, sono i miei compagni silenziosi e perpetui. Non serve nemmeno nominarli, tutti sanno che, dove c’è Nat, ci sono anche un libro, un quaderno e varie penne.

Però questo è il punto centrale: in città non posso proprio fare a meno dei libri e delle attività culturali, mentre quando mi trovo immersa nell’abbraccio di Madre Natura, spesso lascio perdere tutto il resto. Il silenzio, la tranquillità e gli insegnamenti che trovo in un bosco, immersa nell’acqua del mare, oppure davanti a un fiume sono tutto ciò che mi serve. Qualcun altro al posto mio potrebbe annoiarsi. Io smetto semplicemente di essere…Io. Mi lascio andare, la mente si espande e si disperde, divento parte dell’ambiente stesso e, credetemi, quando ne riemergo, la sensazione è impareggiabile. Non ci sono Spa, massaggi, ore in vasca da bagno che possano provocare lo stesso effetto di pace e di ripristino delle energie.

1998. Seduta sulle sponde del fiume Bosna, nella terra dei miei antenati

Ecco perché ho voluto inserire la Natura nel mio blog. Lei è l’altra faccia della medaglia della mia essenza, come lo è quella di molti di voi e non può rimanere una banalità, un elemento scontato. Troppo spesso le persone si perdono nella rete di internet, dimentiche del mondo reale. Voglio impedire che questo avvenga. Grazie al mio piccolo contributo, voglio portare il Bello e il Buono che la Terra ha da offrire a tutti noi, anche a coloro che prediligono l’asfalto.

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RECENSIONE LETTERARIA: “COME DELLA ROSA” DI TIZIANA RINALDI CASTRO

Editore Effige, 2017

Se sei venuto da me è per abbattere ogni resistenza.

Non c’è evoluzione se non c’è resa.

Ho scoperto questo libro grazie a un’intuitiva recensione televisiva realizzata dalla scrittrice Michela Murgia nel programma “Quante storie”, condotto da Corrado Augias su Rai Tre nel corso della scorsa primavera. È stato un bene, perché trovare questa copertina -peraltro non bellissima- in una libreria standard, sarebbe stato se non difficile, certamente un colpo di fortuna. La casa editrice è modesta, e si sa che da anni c’è la tendenza, forse dovuta alla crisi economica nazionale, di mettere in evidenza prevalentemente i testi dei colossi editoriali. Dunque il mio primo ringraziamento va a Murgia, mentre il secondo è tutto per l’autrice.

La storia narrata illustra le vicende di Bruna/Lupo, che dall’Italia scappa a New York lasciando alle spalle grandi delusioni, ma non l’alcolismo, ed Emiliano, cubano americanizzato, mercante d’armi e guerriero. I due outsider diventano fedeli a Mama, una sacerdotessa yoruba di Harlem che li guida alla guarigione dai vizi e alla riscoperta di sé, in un romanzo a tratti difficile da leggere vuoi per flashback continui e pagine crude, vuoi per indizi spirituali tutti da cogliere e sui quali meditare a fondo.

Reggere senza toccare.

Una metafora della vita illuminata:

orizzonti illimitati;

essere presenti senza attaccarsi;

avere tutto senza possedere niente.

Non vi nasconderò che ho impiegato tre mesi per terminare la lettura di “Come della rosa”. Come scritto poco fa, è un romanzo che richiede un coinvolgimento emotivo e spirituale, ma vi assicuro che, se riuscite ad arrivare alla fine e ad accettare tutto della rosa (spine incluse), questo libro vi trasformerà.

Lo consiglio a tutti, dai vent’anni in su, perché è uno di quei pochi romanzi capaci di fare la differenza nella vita e mettere in moto il cervello e l’anima insieme.

Lo so che ti offri alla tempesta senza scudo per ‘espiare’, come dite voi bianchi.

Ma espiare non serve a niente se non sai anche ‘perdonarti’, come dite voi bianchi.

Non affrettarti a tornare da ciò che richiede pazienza.

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RECENSIONE ARTISTICA: “THE SPACE IN BETWEEN” DI MARINA ABRAMOVIC’

97′, 2016

Questo è il viaggio della performing artist più famosa del mondo presso varie comunità religiose brasiliane, iniziato per superare un dolore e divenuto poi la ricerca di un ponte fra arte e spiritualità.

L’ultima volta che sono stata in Brasile ho fatto visita a una sciamana, Denise. Ha osservato le sue rocce meteoritiche per indicarmi da dove provenissi. Mi ha detto: ‘Tu non ti senti a casa in nessun luogo’. Era vero. ‘Non ti senti a casa in nessun luogo’ proseguì, ‘perché non appartieni a questo pianeta. Il tuo dna è galattico. Provieni dalle stelle remote e sei arrivata sul pianeta Terra con uno scopo’. Le ho chiesto quale fosse il mio scopo. ‘Il tuo scopo è quello di insegnare agli esseri umani a trascendere il dolore’”.

Marina Abramović è da sempre una donna e un’artista alla ricerca di qualcosa che vada -solo apparentemente- oltre l’essere umano. Ha incontrato culture e saggi tibetani, australiani, indiani e, in questa occasione, è tornata in Brasile per apprendere da questi posti remoti e da alcune persone particolari, il modo in cui hanno imparato ad attingere energia dall’esterno e da loro stessi, trasformandola e restituendola a chi non è in grado di farlo.

Lungo il percorso incontra diversi medium che accolgono entità nella loro psiche per assisterli e guidarli in operazioni che solo diversi medici specializzati potrebbero eseguire. ‘Ma bisogna avere fede’ asseriscono loro, ‘perché con la fede non esiste dolore’.

Diversi sciamani le hanno proposto l’uso dell’ayahuasca, una potente droga che serve a far uscire da sé tutti i demòni di una vita.

O ancora, una signora centenaria le ha trasmesso regole di vita semplici, figlie del buon senso, tanto immediate e a portata di tutti, da indurre lo spettatore a chiedersi come possa rivelarsi tanto difficile seguirle, dal momento che i risultati positivi si riscontrano chiaramente nelle persone che riescono a metterli in pratica.

Per molto tempo ho spinto i miei limiti mentali e fisici all’estremo. Il vero problema non era il dolore: era molto più importante il concetto. C’è una differenza tra il dolore fisico e quello emotivo. Posso tollerare il dolore fisico, posso controllarlo. Il dolore emotivo è quello che mi pesa di più”.

Dona Flor, una guaritrice, si lascia andare a un lungo monologo, durante il quale racconta di essere analfabeta, di provenire da una famiglia povera e di aver cresciuto, allattato e allevato tanti figli propri e altrui. E’ diventata guaritrice per necessità: quando era solo una bambina, una zia ebbe un attacco epilettico e svenì. Lei, impaurita, chiese alla madre di aiutarla e questa le rispose di no, che poteva farlo lei. Flor prese una zappa, un machete e un sacco e si inoltrò da sola nel bosco, dove si fermò a osservare. Iniziò a capire, in modo inspiegabile razionalmente, cosa potesse funzionare per sua zia e cosa no. Asserisce: ‘E’ questione di intuizione, bisogna seguirla. Quando ti trovi nella foresta devi usare gli insegnamenti di Dio. Sai dirmi da dove arriva questa intuizione? È una cosa che io non so spiegare. Quando ho una sensazione io la seguo e basta, ma là fuori c’è qualcuno che mi insegna a farlo. Ho un maestro spirituale, ne sono certa. È con lui che comunico. Non mi interessano i soldi. Mi interessa migliorare la vita e la salute delle persone. Se tutti lavorano e sono in buona salute, per me è sufficiente. Significa che tutti si evolvono. Bisogna vivere secondo la fede, bisogna essere preparati e calmi, senza rabbia, conflitti e senza cattivo umore. Non posso fare questo lavoro se non mi sento bene: non percepisco i messaggi se non li percepisco sono inutile, non posso dire nulla. In questo momento li ricevo. C’è qualcuno che mi sostiene’.

Denise Maia, una maestra spirituale, racconta: ‘Io appartengo a un clan. Ogni generazione del clan ha la responsabilità di accrescere e concretizzare le conoscenze dei propri antenati con lo scopo di adattarle allo stadio attuale dell’evoluzione umana. Tutti i genitori sono colpevoli, perciò finiamo per generare dei modelli di comportamento eterni, perché il nostro bambino interiore è traumatizzato da qualsiasi atto violento subito in passato. Qui nella nostra scuola abbiamo eliminato questa responsabilità genitoriale e sociale. Abbiamo smantellato l’intero sistema di credenze che ipnotizza la nostra consapevolezza. Quando si accetta la propria vera natura, se ne rimane impressionati. Si prende coscienza che dentro di noi c’è una persona che non conosciamo. Comincia una storia d’amore con noi stessi. Si ottiene una comunicazione libera dalla tirannia. Quando si acquisisce questa natura, si diventa incapaci di violenze contro qualunque cosa nell’universo, perché il fondamento della nostra natura è l’amore’.

Abramovic’ conclude ricordando che il Brasile è per lei un territorio noto. Diversi anni prima l’aveva già percorso, fin nelle viscere della terra, alla ricerca di minerali. Faceva impazzire i minatori con le sue richieste: ‘Lasciatemi sola con le pietre, voglio che mi parlino’; ‘Rimarrò stesa su un lettino, accanto ai minerali, finché non capirò cosa fare’; ‘Voglio costruire delle scarpe con questi specifici minerali’. E loro: ‘Ma signora, come farà a camminare con delle scarpe così pesanti?’ ‘Queste scarpe non servono per camminare: sono scarpe per un viaggio della mente’.

La natura è già perfetta senza di noi. Abbiamo bisogno dell’arte nelle città. Ci serve l’arte nelle città, dove gli esseri umani non hanno tempo, nelle città che sono inquinate. Nelle città dove c’è troppo rumore. Dobbiamo attingere esperienze dalla natura e trasmetterle nelle città.

Ho sempre creduto che l’arte abbia la funzione di ponte. Per collegare persone di diversa estrazione sociale con diverse fedi religiose, diverse razze. Ma è anche un mezzo di comunicazione tra il mondo fisico e il mondo spirituale, oppure semplicemente, tra due esseri umani.

Credo che questo viaggio sia stato molto importante per me, non solo per trovare nuove idee, ma anche per aprire la mia mente a qualcosa di diverso. Al mio ritorno, alcuni pezzi del puzzle hanno trovato posto in un immagine molto chiara e luminosa. Ho capito che devo dare al pubblico gli strumenti per sperimentare il proprio Io. Io devo solo mimetizzarmi, devo fare come da guida, perché io mi esibisco sempre davanti al pubblico, sono legata a esso, è il mio specchio e io sono lo specchio del pubblico.

Tutti hanno vissuto dei traumi, tutti provano solitudine, tutti hanno paura della morte, tutti soffrono. Io dono loro una parte di me stessa e loro donano a me una parte di se stessi. L’unico modo in cui possono capire a livello profondo in cosa consiste la performance è facendo il loro viaggio personale”.

Questo lavoro di Abramovic’ sembra molto diverso dal famoso “The artist in present”, ma io lo vedo piuttosto come un suo proseguimento naturale.

Marina Abramovic’ per me non è più “solo” un’artista. Gli artisti sono molto importanti in ogni cultura, perché sono liberi -quando sono veri artisti, si intende- e di conseguenza si muovo oltre il quadrato della razionalità, lungo il suo bordo e anche all’esterno, spingendosi talvolta così lontano da non riuscire più a fare ritorno. Tuttavia, con la loro capacità visionaria, riescono a smuovere in noi percezioni, sensazioni e passioni sopite, dimenticate, oppure fanno germogliare idee.

Abramovic’ si è spinta molto lontano con le sue ricerche, eppure torna sempre da noi, il pubblico, per mostrarci ciò che ha trovato.

Alcuni possono pensare che sia una folle, ma io vi invito a guardare alle sue opere senza preconcetti e pregiudizi. Non c’è bisogno di credere a ogni parola che dice, a ogni immagine che ci propone. I suoi sono concetti e possiamo eliminare molti elementi dalle sue performance. Però provate a lasciarvi andare e a coglierne l’essenza.

Allora qualcosa cambierà.

Buona visione.

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STIAMO LAVORANDO PER VOI: PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “ESISTIMI” DI CHIARA PRADELLA (CASTELVECCHI)

E’ stata una mattina molto intensa. La scrittrice Chiara Pradella, il giornalista Andrea Romoli e io, ci siamo ritrovati in un Caffè per discutere la presentazione del romanzo.

Ci sarà molto di cui parlare: dalla storia personale della scrittrice al suo arrivo a Gorizia dalla natìa Sacile; dalla sua passione per la filosofia di Michelstaedter, vissuta in maniera diretta, senza lambiccamenti astratti rispetto al mondo reale, all’energia infusa nel progetto “Salviamo Palazzo Paternolli” (https://www.facebook.com/groups/1267452243271971/).

Mentre scambiavamo idee e opinioni, riuscivo a pensare solo al fatto che la vitalità, il mondo interiore e la passione di Chiara, varrebbero un incontro letterario di qualche ora, anziché di una soltanto.

Chiara Pradella è una giovane filosofa e scrittrice dotata di una grande erudizione, ma è anche “umana, troppo umana”, ragione per la quale, tutto ciò che di filosofico e teorico incontra lungo il cammino, viene traghettato nella sua quotidianità attraverso le esperienze che vive. È una ragazza con un potenziale evidente a chiunque la conosca e sono certa che ci terrà compagnia ancora molto a lungo, con romanzi, saggi, articoli e progetti culturali.

Oggi è uscito l’articolo di Margherita Reguitti su Il Piccolo, inerente all’evento:

Noi continuiamo a lavorare per voi, pertanto vi aspettiamo numerosi, questo venerdì sera alla Fondazione Carigo di Gorizia.

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PERCHE’ “ARTE, CULTURA E…”

Popolo di internet al rientro (o in partenza) dalle vacanze: buongiorno!

Questa mattina vi svegliate con un nuovo blog in rete: il mio. Vi chiederete: a cosa serve? Ce ne sono già così tanti, mica abbiamo tempo per stare dietro a tutti.

Niente paura.

Anzitutto questo blog va a sostituire quello precedente che curavo http://balkanica79.blogspot.com e poi, sebbene alcuni degli argomenti che tratterò potranno sembrare complessi a un primo sguardo, proseguendo la lettura vi renderete conto di quale approccio io abbia scelto per voi.

Basta con le élite culturali.

Basta con gli snob.

Arte e Cultura sono alla portata di tutti, è sufficiente usare parole, immagini e video semplici e diretti -mai superficiali-. Sarebbe un peccato mortale vivere un’esistenza privandosi di letture, mostre, performance artistiche e fiere solo perché si ritiene di non possedere abbastanza conoscenze per comprenderne il senso.

Arte e Cultura sono immensi doni orizzontali, non verticali; sono democratici, non creati per pochi eletti. Io, poi, nutro un piacere viscerale nel condividere la conoscenza con gli altri. Una commessa di Padova forse non troverebbe il tempo per prendere un treno direzione Trieste con il solo scopo di ammirare una mostra al castello di Miramare; così come un informatico napoletano, dopo nove ore trascorse davanti al pc, non se la sentirebbe di leggere un romanzo, per quanto avvincente, se prima non avesse ricevuto gli stimoli giusti. Vogliamo poi riflettere sulla varietà di artisti, artigiani e creativi che vivono in Italia, talvolta in paesini sperduti, oppure privi di conoscenze basiche e tecnologiche, che li rendono invisibili?

Io vorrei illustrarvi mostre e libri, e andare a cercare artisti e artigiani di talento per convincerli a concedermi un’intervista e farvela leggere, perché oltre ai nomi noti, che meritano rispetto e visibilità, esiste un oceano di creativi che potrebbero illuminare le vostre vite e, chissà, forse accendere in voi nuovi interessi, o rispolverare vecchie passioni abbandonate in un cassetto.

Io credo nella condivisione, credo che siamo tutti connessi, in un modo o nell’altro, e soprattutto credo nel potere dell’Arte, della Cultura e… di tutto ciò che uomini e donne creativi e visionari, liberi e selvatici possono realizzare cambinando in meglio il nostro mondo e noi stessi.

E allora buona lettura e buona visione!

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