RECENSIONE: “CON GRAZIA DI TOCCO E DI PAROLA – LA MEDICINA DELLE SANTE” DI ERIKA MADERNA

Aboca, 2019

Magari l’argomento non stava in cima alla lista delle mie preferenze ma, buon Dio, questa saggista riesce sempre a sorprendermi! I contenuti dei suoi libri sono ineccepibili, frutto di una ricerca seria e approfondita e, soprattutto, di una passione che esce dalla pagine in modo potente e ti travolge.

L’introduzione riporta la citazione di una delle mie scrittrici più amate: Isabel Allende.

“Le streghe, come le sante, sono stelle solitarie che brillano di luce propria, non dipendono da nulla e da nessuno, perciò non hanno paura e possono lanciarsi alla cieca nell’abisso con la certezza che, invece di schiantarsi, spiccheranno il volo”.

Troppo fantasioso? Letterario? Niente affatto, a giudicare dalle storie di sante vere, raccontate da Maderna. Infatti, uno dei molti punti in comune tra una strega e una santa è la disobbedienza: se le streghe sono donne libere, o che almeno tentano di ribellarsi a una religione patriarcale che le schiaccia, le sante non sono da meno. Possono assoggettarsi a determinati doveri, come quelli coniugali, ma nel profondo e nel quotidiano, agiscono mosse da una fede e da una volontà ferree.

La donne che entravano in convento, per esempio, anziché andare in spose, sfuggivano al controllo di un uomo e potevano approfondire studi erboristici, medici, teologici, addirittura astronomici. Il convento, dunque, non come prigione e privazione della libertà ma, per quegli spiriti dediti alla conoscenza e allo studio, ingresso principale verso la piena presa di coscienza dell’essere uomo e donna, del corpo e delle sue funzioni, della spiritualità più alta e della compassione autentica.

Cosa ci fa sentire spesso alieni rispetto alle suore e alle badesse? L’idea della loro vita dimessa, votata alla clausura, alla preghiera. Ebbene, grazie a questo saggio possiamo cambiare idea: i conventi diventano biblioteche ricchissime, tempi di conoscenza e ricoveri per persone bisognose, reietti, lebbrosi e malati di ogni genere. Le spose di Cristo sono le loro protettrici, infermiere e medichesse, curano i loro corpi, ma anche lo spirito. Le preghiere rimangono, ma c’è anche l’azione, il “fare la differenza” in modo concreto, fattore che mi ha stupita in modo positivo. L’uomo sovente distrugge e uccide. La donna dà la vita e cura. Le suore non hanno figli, ma pongono rimedio alla violenza sempiterna dell’uomo.

E’ un saggio da leggere con calma, prendendosi del tempo per riflettere su alcuni suoi passaggi e sulla vita di sante che conosciamo, come Agata e Lucia, la somma Ildegarda di Bingen e altre meno note, come Radegonda di Poitiers e la straordinaria Elisabetta d’Ungheria, la Carità personificata, morta giovanissima dopo una vita totalmente dedicata alla propria famiglia e ai bisognosi.

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