RECENSIONE: “TROVERAI PIU’ NEI BOSCHI” DI FRANCESCO BOER

Il Saggiatore, 2021

Se avessi avuto tra le mani il manuale di Francesco Boer nel corso del lockdown che tutti abbiamo vissuto lo scorso anno, probabilmente avrei percepito una minore mancanza del contatto con la natura, rispetto a quello che ho sentito allora. Non soltanto il libro sembra un erbario, arricchito com’è da finissime illustrazioni di piante, fiori, insetti e animali, ma è una vera e propria enciclopedia portatile del perfetto naturalista. Un testo compatto, che sta in una mano aperta e, se chiudi gli occhi puoi immaginarti, immersa in una foresta, o seduta sull’argine di un fiume, intenta a contemplare la meraviglia intorno a te, tenendo il libro aperto sulla pagina in cui Boer descrive il suono di un gufo, o il volo elegante di una libellula. E non solo.

Il coinvolgimento, la vicinanza che si prova, mentre si legge “Troverai più nei boschi” deriva dalla stratificazione della lettura, che può essere fatta passeggiando e osservando, ma anche riflettendo a fondo sui simboli che la natura ci pone davanti agli occhi quotidianamente. E cosa sono i simboli? Forse alcuni lettori resteranno sorpresi dal vero significato del termine, che deriva dal greco, symbàllein, ovvero “mettere insieme”. Nell’antica Grecia si usava spezzare in due parti un oggetto -una moneta, o una tessera- e ogni persona conservava una parte. Al momento del ritrovo, per riconoscersi, magari dopo anni di lontananza, si avvicinavano i due pezzi e questo faceva sì che non ci si potesse sbagliare. È la metafora di una relazione. Proprio la relazione che abbiamo avuto, fin dall’alba dell’umanità, con la natura, ma che a causa delle culture che si sono succedute nel tempo, dell’avanzare dell’industria e della tecnologia, il sorgere dei supermercati e dei centri commerciali, dei social e degli smartphome, abbiamo sfilacciato, fino quasi ad annientare.

A ciascuno di noi capita di provare l’impulso di uscire a fare una passeggiata nel bosco addomesticato da abili giardinieri urbani, o al mare, su spiagge linde e costellate di ombrelloni, ma ognuno di noi è consapevole di quanto il suo sguardo sia limitato, in quegli orizzonti. Certo calpesteremo l’erba (con le scarpe) e contempleremo il mare (entrandovi muniti di costume da bagno), ma è nulla in confronto alla relazione con la natura che ci siamo lasciati alle spalle. Abbiamo perduto la metà della nostra moneta.

“La consapevolezza dei simboli serve anche a questo: capire il coinvolgimento della nostra anima con ciò che ci circonda, ci permette di goderne la poesia, senza però sovrapporla al mondo, senza confondere significato e segno, e incappare così nelle trappole di un letteralismo deleterio”.

Ecco come l’autore ci guida nella riscoperta della natura da un punto di vista percettivo, scevro da condizionamenti culturali e urbanizzati. Non è una comunicazione pedagogica e verticale. Boer si mette al nostro fianco, come un compagno di avventura e ci indica frontalmente e orizzontalmente tutto quanto possiamo ri-scoprire dei boschi, degli stagni, dei laghi, delle colline. È come tornare a ritroso nel tempo, quando vivevamo tutti immersi nella natura e ne eravamo dipendenti, nel bene e nel male. Quando lei ci forniva direttamente tutto ciò che ci serviva per mangiare.

“Saper accettare la generosità del bosco, e mantenere al tempo stesso la moderazione: è un equilibrio difficile, cercarlo è un importante insegnamento”.

Non è un ritorno al primitivismo, il sogno di una vita arcadica, perché non possiamo tornare indietro nel tempo, ma abbiamo la possibilità di raccogliere con gratitudine i doni che lei ancora ci elargisce a piene mani. Dalle piante e i funghi commestibili alla pace dell’anima.

“Le acque del lago sono così calme che riescono a tramutarsi in uno specchio. È come la mente, quando placa le brame e le ossessioni, e risolve le paure che la attanagliano: allora riesce a riflettere senza più ombre o distorsioni”.

In questo lungo presente pandemico, il distacco con la natura sembra essersi fatto ancora più profondo. Qualcuno potrebbe pensare che è proprio a causa sua che il Covid-19 si è diffuso, e quindi potrebbe percepirla come una nemica. La realtà, purtroppo, è più dura da accettare, dal momento che la natura esiste da milioni di anni, ci ha sfamati e ha offerto legna per scaldarci, piante e animali per coprirci, ma anziché esserne grati e coesistere in maniera armoniosa, abbiamo deciso di sfruttarla, fino allo sfinimento. La natura non è una matrigna, bensì un’ecosistema equilibrato, ma se l’uomo lo modifica, deve aspettarsi delle reazioni che non provengono da una dea furibonda e devastatrice, bensì da un effetto boomerang.

È l’uomo la ragione della sua stessa sofferenza.

C’è una possibilità di redenzione? Sì, e Boer ce la indica nel modo più semplice e autodeterminante possibile. Prendere atto degli errori compiuti e cominciare daccapo, affrontando la vita in modo consono, ovvero diventando parte cosciente dell’ecosistema della natura, affiancandoci alle piante e agli animali come fratelli e sorelle, e non come dominatori ed entità superiori. La lezione della pandemia è stata chiara, l’effetto boomerang è stato compreso. Ora possiamo immergerci nuovamente tra le fronde dei boschi e nuotare in un lago alla ricerca del pezzo mancante della nostra tessera.

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