RECENSIONE: “NEGLI ABISSI LUMINOSI- Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica” di Angelo Tonelli

Feltrinelli, 2021

A scuola, o nei saggi, ci è stato insegnato che gli antichi greci dividevano il mondo tra ciò che è apollineo e ciò che è dionisiaco, laddove, nel primo caso, si trovavano tutti i fenomeni legati all’ordine, alla bellezza e alla forma, mentre nel secondo, l’irrazionale, l’ebbrezza, l’estatico. Il grecista Angelo Tonelli, con questo poderoso saggio di recentissima uscita, spariglia le carte e, fonti alla mano, ci dimostra che i nostri nobili antenati non erano così polarizzati come si crede, anzi: il dio Apollo era anche profetico, e Dioniso contemplativo.

Con buona pace di certi accademici arroccati nelle loro torri di avorio, ho fatto questo viaggio nell’antica Grecia e ne sono uscita con la consapevolezza di quanto ci sia ancora da scavare in questa realtà (e in quelle vicine, come la mia, Slava). Dunque si tratta di un libro molto prezioso, e di facile comprensione anche per coloro che non sono avvezzi a termini come noûs e holos.

Cosa ci indicano queste nuove prese di coscienza, iniziate già con gli studi del grande Colli, professore di Tonelli dai tempi della Normale di Pisa? Che ci può essere una ricomposizione dell’unità interiore e collettiva, che nel corso dei secoli è stata frammentata da una visione meccanicistica della realtà, che ci ha portati a perdere la connessione armoniosa con il cosmo. E come è accaduto? Attraverso la conclusione delle esperienze iniziatiche e sapienziali presenti sul territorio greco e magnogreco, le cui origini si trovano nelle civiltà eurasiatiche.

A dimostrazione di un antico contatto tra il mondo greco e quello delle popolazioni orientali. Con diverse sorprese: il mondo estatico e sciamanico non era ad appannaggio esclusivamente maschile, ma anche femminile, se non originariamente femminile. A oggi conosciamo i nomi di iniziate e sagge antiche come Diotima, maestra di Socrate, Saffo, poetessa orfica e guida spirituale di un tiaso dedicato alla dea Afrodite. Vi erano poi le cerchie iniziatiche femminili: le Baccanti, sciamane di Dioniso e le Pizie, sciamane profetiche delfiche. Per non parlare delle festività condotte principalmente dalle donne: Afrodisie, Agrionie, Alee, Anteforie, Artemisie, Brauronie, e così via. Tutti rimandi a un tempo arcaico, molto più antico di quello greco e al patriarcato, dunque al matriarcato studiato da Bachofen, Gimbutas, Goettner-Abendroth e Straube.

E allora in cosa consistono gli “oscuri” nomi greci citati sopra? Sono termini che fanno parte del nostro quotidiano, ma non li sappiamo riconoscere: il noûs è il Sé junghiano, e noi lo leggiamo spesso tradotto come ‘intelletto’, ma per i sapienti greci -come Parmenide, Platone e i Neoplatonici- è la facoltà centrale. Tonelli lo traduce come ‘intuizione’, si tratta dunque di una dimensione della nostra interiorità che è sia razionale, sia istintuale. Plutarco lo definiva il galleggiante, quella parte di noi che, quando ci sentiamo agitati dalle tempeste emozionali o mentali, rappresenta una sorta di boa, situata negli abissi luminosi della nostra interiorità. Una parte essenziale della nostra capacità di restare a galla in ogni circostanza, o meglio, lo è per l’iniziato, non per il profano, incapace di connettersi a esso. Si comprende quanto sia importante la ripresa di una connessione con questo Sé?

Holos, forse è un termine di più semplice comprensione: rimanda infatti a una parola usata, quasi abusata nei nostri tempi, ovvero olistico. Il termine nasce nel “Carmide”, dove Platone contrappone la guarigione che si occupa dell’holos, dell’intero al metodo più razionalistico della medicina greca. L’olistico cura perché prende in questione l’individuo nella sua interezza. Il metodo di cura è vario: c’è l’uso della parola, della trance indotta dalla musica (Coribantismo) e così via.

Colpisce la cura delle ricerche del Prof. Tonelli, in quanto anche per la scelta degli strumenti sciamanici, capaci di indurre la trance, vi sono delle differenze notevoli: nelle “Baccanti” di Euripide si parla del tamburo e del flauto. Il tamburo è il classico strumento della trance sciamanica, quasi in ogni parte del mondo, e agisce più nella dimensione viscerale, terrigna del nostro sistema corporeo, mentre il flauto ci prende a un livello più alto. Volendo parlare in termini di chakra, il tamburo lavora più nella dimensione del Muladara, mentre il flauto sui chakra più alti. Curiosamente troviamo la combinazione delle due sonorità nella Taranta e nei suoi riti di guarigione. Insomma, la danza e la musica facilitano la trance ed essa facilita la guarigione, perché ci rimette in contatto con la natura e il noûs.

Leggere questo saggio farà riemergere in noi davvero molte intuizioni e la presa di coscienza sarà facilitata anche dall’incontro e dalla conoscenza di grandi sciamani e sapienti del passato come Pitagora, Epimenide, Abaris, Ermotimo, Aristea e Zalmoxis.

Non c’è altro da dire se non: buon viaggio negli “abissi luminosi”.

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2 commenti

  1. Bellissima recensione. Come sempre. Aspetto il tuo di saggio. 😘

    PS: IG è migliore di FB e quindi ti consiglio di inserire il link del tuo sito/blog sulla tua pagina IG perché Nat merita e meriti.

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